8 Giugno 2013 | Kosovo | trekking

Aperti i confini di una nuova Europa.

Aperti i confini di una nuova Europa.

di Pier Giorgio Oliveti. Nel giugno 2012, un gruppo di escursionisti italiani compie integralmente un trekking di 120 km  nelle montagne lungo i confini tra Kossovo, Montenegro e Albania. Uno splendido reportage che racconta il trekking proposto dalla nostra associazione per il mese di agosto.

 

 

Camminare per sei giorni di fila  in montagna è sempre e comunque un’esperienza al di fuori dall’ordinario per la stragrande maggioranza di noi, cittadini metropolitani con lo zaino sempre pronto ma in deficit permanente ed effettivo di tempo e opportunità.  Quando poi si vanno ad esplorare a piedi montagne sconosciute ai più, in paesi nel cuore dei Balcani che hanno subito in anni recenti tragedie inenarrabili per una guerra civile “dimenticata” a pochi chilometri da casa nostra, con  ferite  in ricomposizione  su sentieri di confine sminati da pochi anni o mesi, l’esperienza si fa in qualche modo “epica”. Qui  i significati dell’excurrere vanno ben  oltre il semplice gesto del camminare… Nonostante una  cartografia ancora approssimativa e non aggiornata, è  notizia di oggi, la rete di sentieri  è già per il 70% segnalata con criterio e percorribile. Per descrivere i paesaggi tra la val Rugova nel Kossovo nord occidentale, le catene di confine verso Babino Polje in  Montenegro e poi Theth e Valbone in Albania,  siamo davvero costretti a scomodare aggettivi abusati,  come “suggestivo”, “grandioso”,  “mozzafiato”: in questo caso  però non riescono minimamente a raccontare la struggente e in qualche caso “violenta” bellezza dei luoghi, il “rumore” di una natura poco antropizzata, le cascate fragorose come il silenzio della quota e il parlare dei boschi estivi. E poi, sopra a tutto, c’è  l’incontro con le genti uguali e diverse di montagna, albanesi, montenegrine e kosovare, che d’estate popolano ancora in massa gli alpeggi e le alte valli, come accadeva sulle nostre Alpi e negli Appennini sessanta o forse cento anni fa.


Lungo il trekking. Foto © Tarcisio Deflorian

Quella che gli anglosassoni chiamerebbero “the time machine”, la macchina del tempo, qui funziona a pieno.  Se nei fondovalli, a Peja/Pec in Kossovo, o a Plav in Montenegro o a Scutari in Albania, la “modernizzazione” è ormai giunta omologando in gran parte il modello socio-economico e culturale, in altura resistono forme antiche di cultura  assieme al ricordo del locale diritto di sangue, il Kanun. In queste  montagne che definirei “sontuose”, ricchissime d’acqua cristallina,  boschi sani dalle mille essenze, dalle querce eliofile al faggio fino al  pino Loricato,   ancora oggi i trasporti sono spesso a forza animale e le forme di modernizzazione tecnologica agli albori. I formaggi freschi d’alpeggio – cento chili  per volta – scendono a valle appesi al basto del cavallo o del mulo per tre ore di sentiero, e poi per i 40 km di jeep su carrarecce e incerte sterrate fino all’asfalto: un vero viaggio di stampo “himalayano” più che alpino…nel cuore dell’Europa. La straordinaria cultura materiale locale(che ha già riscontrato come a Theth l’interesse del prof. Andrea Pieroni dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo di Slow Food) risente degli influssi turchi e ancora (fortunatamente) della civiltà pastorale. Oltre ai formaggi freschi di produzione artigianale e casalinga, qui si ritrovano numerose varietà di yogurt, il miele, le zuppe di legumi e verdure e soprattutto la carne arrosto ovina e bovina, accompagnata da uno speciale tipo di pane di granturco cotto nel forno secondo le usanze tradizionali. Per tutti questi motivi e altri ancora, camminare nei Balcani, in queste montagne,  può offrire un’esperienza davvero fuori dal comune. Il rischio è quello di assistere in pochi anni ad uno sviluppo turistico tumultuoso, miope e sbagliato, peraltro già visto anche in troppi altri ambiti montani del nostro paese, al nord, al centro come al sud. Per questo grazie alla cooperazione italiana, sono stati promossi in queste aree così delicate progetti di sviluppo per forme di turismo sostenibile e naturalistico-ambientale.   E’  questo un contesto doppiamente complesso,  per l’orografia davvero aspra e a tratti tormentata delle Alpi Albanesi settentrionali, soprannominate (a torto) “le Montagne Maledette”(probabile equivoco di traduzione dall’albanese Mali I Zi, ovvero “Montagne Nere”), e per le note vicende geopolitiche  a seguito della disgregazione della Federazione Jugoslava. L’attuale situazione geopolitica ancora in movimento, ha visto il distacco nel 2006  a seguito di un  referendum della Repubblica del  Montenegro dalla Grande Serbia, poi il 17 febbraio 2008  il parziale riconoscimento di Pristina capitale di un nuovo piccolo stato balcanico, il Kossovo, grande poco più dell’Umbria, e la nuova e non facile stagione democratica dell’Albania.


Lungo il trekking. Foto © Tarcisio Deflorian

Qui il Tavolo Trentino per la Pace con il sostegno del Ministero Italiano per lo Sviluppo e la Cooperazione,  ha attivato  progetti di sostegno allo sviluppo rurale, così come in altre aree regionali, in Serbia e in Bosnia-Herzegovina. Diamo conto qui di un “viaggio” a piedi compiuto nei mesi scorsi  da una delegazione di dieci escursionisti accompagnati da una guida di Rugova Experience,  Agim Hagku, detto “Yole”,  di cui facevano parte la Vicepresidente SAT, Rita Gasperi, e il Responsabile della Commissione Sentieri SAT, Tarcisio Deflorian: grazie al compimento integrale del  tracciato si è  potuto testare e di fatto aprire, l’intero itinerario che si sviluppa per 120 km di montagna con ca. 5200 m di dislivello in salita e 5600 in discesa(di seguito la descrizione di sintesi delle tappe), e il culmine sulla vetta di  Trekufinj, 2365 m , il punto dove si incontrano i  confini tra il Kossovo, l’Albania e il Montenegro. E’ da notare che per la prima volta sono stati concessi  i permessi  da parte delle tre diverse autorità di frontiera per attraversare liberamente i confini a piedi lungo i passi e per sentiero. E’  così aperta ora una nuova regione escursionistica europea di grandissimo valore e interesse, che non mancherà certo di attirare l’attenzione di tutti gli escursionisti, delle Sezioni e dei Soci del CAI per future programmazioni. Le organizzazioni tecnico-turistiche  in loco, come pure la Federazione Alpinistica  Kosovara, accolta  nell’ottobre 2011 all’interno dell’UIAA, assieme al Tavolo Trentino per la Pace e alla SAT, sono a disposizione per fornire informazioni e supporto per avventurarsi in queste montagne oggi  finalmente “benedette”. 

Pier Giorgio Oliveti è delegato CAI  per l’UIAA.