12 Luglio 2006 | Balcani

Bosnia, uno sguardo oltre confine

di Paola Marcello

Una trasferta all’ insegna della fotografia e della conoscenza storico-territoriale, promossa dall’associazione culturale ARCI di Trento, ha condotto, nel giugno scorso, tre esponenti del gruppo fotoamatori del “Il Fotogramma”di Nago Torbole, (Paolo Baldessarini, Paola Marcello e Guglielmo Tonelli) insieme a due fotografi di Milano, Sara Maestrello e Cesare Colombo, da più di 30 anni protagonista nel mondo della fotografia e comunicazione visiva di Milano, attraverso la Bosnia-Herzegovina.

Paese appartenente a quella ex – Jugoslavia, che purtroppo ancora oggi, spesso viene ricordato solo per il suo tragico conflitto di guerra, avuto luogo dal 1992 al 1995, in cui morirono più di 200.000 persone e che causò milioni di profughi.

di Paola Marcello
Una trasferta all’ insegna della fotografia e della conoscenza storico-territoriale, promossa dall’associazione culturale ARCI di Trento, ha condotto, nel giugno scorso, tre esponenti del gruppo fotoamatori del “Il Fotogramma”di Nago Torbole, (Paolo Baldessarini, Paola Marcello e Guglielmo Tonelli) insieme a due fotografi di Milano, Sara Maestrello e Cesare Colombo, da più di 30 anni protagonista nel mondo della fotografia e comunicazione visiva di Milano, attraverso la Bosnia-Herzegovina.

Paese appartenente a quella ex – Jugoslavia, che purtroppo ancora oggi, spesso viene ricordato solo per il suo tragico conflitto di guerra, avuto luogo dal 1992 al 1995, in cui morirono più di 200.000 persone e che causò milioni di profughi.
Un paese, che può tranquillamente essere definito come ” vicino di casa”, i cui confini si trovano a meno di 800 chilometri di distanza dall’Italia, ma il cui territorio, la cui storia, cultura, lingua e tradizione, rimane sconosciuta ai più , a grande differenza per esempio della vicina Croazia.
Durante questo viaggio, in cui sono stati percorsi non meno di 2000 chilometri , i partecipanti hanno potuto apprezzare non solo la bellezza ambientale del paese, ricco di boschi, montagne e corsi d’acqua, reperti archeologici di notevole importanza storica, ma anche la sua ricchezza culturale, particolare nel suo intreccio di etnie e religioni, presenti da sempre su questo territorio. Città come Sarajevo o Mostar, ma anche Banja Luca offrono oggi al visitatore, nonostante le ancora visibili tracce di bombardamenti su edifici e case, architetture e testimonianze storiche sconosciute nel resto d’ Europa.
Il viaggio ha favorito anche l’incontro di rappresentanti di varie associazioni trentine, attive con progetti di recupero sociale e turismo responsabile in Bosnia, come l’Associazione Tremembè o L’Osservatorio sui Balcani, ma anche associazioni artistico culturali locali, come “Ars Aevi” di Sarajevo o “Abrasevic” di Mostar.

L’ impressione avuta, durante la visita della capitale, Sarajevo, è comunque quella di un paese che cerca di recuperare il tempo perduto, organizzando nuovamente eventi e scambi culturali di richiamo internazionale. Un cammino lento ma deciso, voluto soprattutto dalle nuove generazioni .

Un invito quindi a visitare un paese, che offre un patrimonio artistico, storico culturale e ambientale non inferiore al resto d’ Europa, e che vale la pena conoscere, sperando che un turismo responsabile e sensibile possa stimolare il recupero sociale ed economico del paese,
ma anche un invito a non dimenticare il suo passato, la sua guerra drammatica che ancora oggi lascia aperte ferite molto profonde in gran parte dei suoi abitanti e rallenta il progetto di convivenza pacifica tra le varie etnie.