19 Gennaio 2009 | Balcani

Edin e lo sport estremo

Da un anno a questa parte l’Associazione Progetto Prijedor e l’Associazione Tremembé hanno dato vita ad un progetto di turismo responsabile nei Balcani, costituendo una rete di operatori nei diversi Paesi del sud-est europeo e aprendo un sito web (www.viaggiareibalcani.org) dedicato a tutti coloro che sono interessati a viaggiare nella regione.

Da un anno a questa parte l’Associazione Progetto Prijedor e l’Associazione Tremembé hanno dato vita ad un progetto di turismo responsabile nei Balcani, costituendo una rete di operatori nei diversi Paesi del sud-est europeo e aprendo un sito web (www.viaggiareibalcani.org) dedicato a tutti coloro che sono interessati a viaggiare nella regione. Il progetto si pone l’obiettivo di promuovere un’attività di turismo responsabile in aree dove questa modalità non è praticamente conosciuta e dove fino a quindici anni fa (prima degli eventi che hanno portato alla disintegrazione della ex-Yugoslavia) il turismo tradizionale rappresentava un settore importante di generazione di reddito. Ma cosa significa fare turismo responsabile? Significa viaggiare in modo intelligente, “dolce”, andando incontro con rispetto e disponibilità ai paesi di destinazione, nonché alle popolazioni con le loro tradizioni, i loro valori e l’ambiente naturale che le circonda. Viaggiare cioè, con consapevolezza di se’ e del proprio porsi di fronte a realtà diverse da quelle di provenienza oltre che della situazione sociale, culturale, economica e ambientale dei Paesi che si vanno a visitare. Il turismo responsabile è un turismo meditato che si propone di non perpetrare esperienze di distruzione, di sfruttamento e di distribuzione iniqua delle risorse prodotte, ma di farsi portatore di principi universali come quelli dell’equità e della tolleranza, cercando di contribuire alla rinascita delle aree coinvolte attraverso forme di sviluppo autosostenibile. Un turismo inoltre, che offre possibilità di incontro e scambio tra turisti e popolazioni locali ma soprattutto occasioni per intrecciare destini e conoscere affascinanti storie individuali. Come quella di Edin Durmo, un ragazzo che da anni lotta per la rinascita dell’alpinismo in Bosnia Erzegovina e che ho conosciuto qualche mese fa in una cittadina vicino a Sarajevo. Edin e’ minuto, con due grandi occhi azzurri e una lunga esperienza alpinistica alle spalle che spazia dalle Dolomiti al Caucaso, dal Tibet alla perla dell’ Han Tengri. E’ istruttore d’alpinismo secondo la vecchia classificazione jugoslava, figura professionale che corrisponde alla nostra guida alpina. Abita a Zenica dove e’ nato e cresciuto, 70 kilometri a ovest di Sarajevo. Grigia citta’ industriale, circondata da alte colline verdi, Zenica ha vissuto tempi migliori. La sua gigantesca acciaieria, che prima della guerra dava lavoro a 24.000 persone, lavora ora al 10% della sua capacita’. Si sentono ancora forti gli strascichi della crisi sociale che l’aveva colpita nell’immediato dopoguerra; una crisi caratterizzata da rifugiati che avevano perso le loro case, invalidi di guerra, soldati smobilitati, famiglie senza genitori che erano la realta’ quotidiana della Zenica (e della Bosnia) della fine degli anni ’90.Di Edin avevo sentito parlare a lungo dal mio amico Massimo, un ragazzo italiano che vive in Bosnia Erzegovina da parecchi anni. Lo aveva conosciuto nell’ottobre del 1996 quando si era fatto accompagnare ad arrampicare per la prima volta in Bonsia Erzegovina, in una falesia di Zenica. Fiero del suo 5b da corso di roccia, il mio amioco vede Edin danzare sulla roccia. Lo definisce “un miracolo di leggerezza, su vie che l’alpinista valuta solamente “sest” (sesto), ma che in realta’ sono violenti strapiombi, che a occhio e croce sono almeno 6b… Il suo capolavoro lo fa percorrendo un tetto di 8 metri, appiccicato al soffitto della grotta naturale come se fosse un ragno. La via e’ Vanzemaljac (l'”extraterrestre”), via a carettere sportivo, attrezzata da Edin (apritore e unico ripetitore fino ad oggi) e che ridendo e scherzando, valuta solamente con un 6c”.
Massimo mi racconta che in quel periodo Edin era depresso perche’ vedeva che tutto si era bloccato in termini alpinistici. Se il dopoguerra infatti e’ duro per tutti, figuratevi come deve essere difficile per uno che vorrebbe vivere nella natura, facendo le cose che ama in un paese appena uscito da un conflitto che ha lasciato molta gente privata di quello che aveva e senza quello di cui vivere oltre che distese di campi inaccessibili a causa delle mine.
Nonostante la situazione Edin non si da’ per vinto. Con l’aiuto dei peace keepers italiani (il cui colonnello e’ entrato negli annali dell’alpinismo bosniaco), si mette ad attrezzare falesie e preparare vie attorno a Sarajevo, Zenica e Mostar. In quest’ultimo posto, crea il primo dei suoi gioiellini: una falesia con piu’ di 50 vie, con vista sul lago, posto per campeggio e grigliate serali. Il tutto con il gentile supporto del contadino che vive li’ vicino, ed e’ proprietaro della terra, e non riesce a capacitarsi di cosa faccia quella gente attaccata alle rocce.
Edin e’ convinto di quello che fa. Nel frattempo inizia a volare col parapendio, partecipa a gare internazionali, trova i posti migliori per praticare questo sport in Bosnia. La mountain bike e’ sempre stata una sua passione, mentre d’inverno si dedica allo sci, all’alpinismo invernale e alle cascate di ghiaccio. Tutto questo per passione e per amore verso la magnifica natura del suo Paese. Per mantenersi invece, inizia a fare lavori acrobatici: si cala in corda doppia per lavare i vetri delle finestre degli edifici dove hanno sede le organizzazioni internazionali, lavora sulle dighe, mette in sicura pareti franose. Anche grazie a questi impieghi occasionali, riesce a mettere assieme i soldi per partecipare a spedizioni in Tibet, negli Stati Uniti, sulle Dolomiti. Gli sponsor? E chi e’ interessato a sponsorizzare la Bosnia?
Ma la Bosnia e’ il suo posto. Ogni giorno di piu’ si meraviglia della natura selvaggia e ancora inesplorata in cui vive. Allo stesso tempo pero’ vede una societa’ in frantumi a causa della guerra, con famiglie e soprattutto bambini allo sbando. Capisce che l’una puo’ aiutare l’altra e cominica a lavorare intensamente con i bambini. Presidente del Club Sport Estremi “Scorpio”, organizza corsi di arrampicata e soggiorni nella natura per i bambini di Zenica. Allestisce la prima struttura di roccia artificiale della Bosnia ed Erzegovina: 30-40 bambini ogni settimana, in imbrago e scarpette prendono letteralmente d’assalto gli strapiombi e i tetti della struttura. Organizza una spedizione con i bambini di Zenica sul Monte Bianco e ogni anno li porta al mare a Paklenica (paradiso dell’arrampicata sportiva nei Balcani), per combinare arrampicate e nuotate. Bambini e ragazzini si appassionano rapidamente alla mountain bike, all’arrampicata, al parapendio, con i primi voli didattici di poche decine di metri.
Ed e’ a questo punto che Edin realizza il secondo dei suoi gioiellini. Ispirandosi ai nostri rifugi dolomitici, Edin compra un terreno sulle colline di Zenica e una casetta diroccata: e’ il suo progetto. Il posto e’ ameno e domina l’intera vallata. Costruisce un centro sportivo dove praticare tutte le attivita’ e da utilizzare come struttura di accoglienza. In pochi mesi, aiutato da amici e membri del Club, ripara la casetta e inizia ad inaugurarla per le sue attivita’ sportive: d’inverno, Edin e il suo amico Jure, con gli sci ai piedi battono il pendio attorno alla casa e con un’improvvisata manovia organizzano un corso di sci per offrire il contatto con la natura ai bambini della sua citta’ che altrimenti non avrebbero altre opportunita’ per frequentare centri di aggregazione (quasi inesistenti) durante le vacanze scolastiche. Durante il resto dell’anno, il centro serve per i corsi di mountain bike e parapendio e presto una struttura di roccia artificiale permettera’ anche l’arrampicata. Una vera e propria oasi sulle colline insomma, con percorsi vita, casette sugli alberi, dove i fine settimana, dopo le fatiche degli sport in montagna, si possono gustare i famosi cevapcici (una specie di polpettine alla griglia) preparati dal vicino di casa che anche lui si e’ fatto coinvolgere dall’attivita’.
Ma non basta! La natura della Bosnia e’ troppo bella, sconosciuta agli stessi bosniaci. Bisogna farla conoscere, divulgarla. Edin scrive e pubblica una rivista “Izazov” (la sfida), rivista di alpinismo, natura, ecologia, e sport che cerca di diffondere in tutto il Paese. Posti come il canyon di Rakitnica o le distese innevate del Prenj vengono portati a conoscenza del pubblico bosniaco, che ha ancora un rapporto relativamente conflittuale con la natura. Per molti bosniaci, infatti, l’isolamento dei villaggi, le asperita’ delle montagne non sono elementi da salvaguardare ma solo difficolta’ da superare e da vincere: da qui il poco rispetto per l’ambiente e una coscienza ecologica che deve ancora formarsi. Per Edin invece la natura e’ un potenziale per far conoscere il proprio paese e per rilanciare l’alpinismo in Bosnia Erzegovina. Si impegna in alcune battaglie ecologiche, si arrabbia perche’ le istituzioni non lo seguono e molte volte, fa da se’, a sue spese. Comincia a prodigarsi per divulgare la Bosnia e le sue bellezze: in autunno 2003, prepara un calendario con le piu’ spettacolari montagne del Paese e il messaggio “Salvate la natura della Bosnia Erzegovina”: il calendario, in inglese e bosniaco, va a ruba: 500 copie finiscono addirittura al Parlamento Europeo a Strasburgo. L’edizione 2004 e’ in fase di preparazione, si chiamera’ “i ovo je Bosna” (la Bosnia e’ anche questo) e conterra’ immagini di canyoning, parapendio, arrampicata, fatte dai pionieri di questi sport in terra bosniaca.
Edin guarda avanti. Intravede la possibilita’ di godere del potenziale naturalistico in maniera responsabile per sviluppare un turismo intelligente in Bosnia ed Erzegovina che ne promuova le peculiarita’ culturali e umane. I primi turisti arrivano quest’anno, attratti dalla possibilita’ di fare trekking, arrampicare, visitare Sarajevo, Mostar e il ponte ricostruito, fare escursioni nella natura e farsi conquistare dalla realta’ multiculturale e multireligiosa della Bosnia.
Da questo punto di vista la Bosnia e’ tutta da esplorare: per fare un paio di esempi, l’estate scorsa Edin ha portato alcuni amici su una cima di 2000 metri dove prima di allora nessuno aveva mai messo piede (vi sono ragioni per ritenere che fosse l’ultimo duemila metri d’Europa non ancora conquistato), semplicemente perche’ la montagna era troppo difficile per chi cammina e banalmente facile per chi arrampica. Poche settimane fa inoltre, e’ stato organizzato il primo canyoning nel fiume Rakitnica, un posto unico dove fino ad ora non piu’ di 50 persone erano passate.
L’altezza delle montagne e’ piuttosto modesta (il picco piu’ alto, il Maglic, non arriva ai 2400 metri), ma la natura e’ spettacolare, l’antropizzazione e’ ancora limitata, i rari villaggi bosniaci sono ancora isolati e con condizioni di vita estremamente spartane. Le organizzazioni alpinistiche locali si stanno dando da fare per sistemare sentieri, rifugi e bivacchi, per creare quelle infrastrutture che permettano uno sviluppo turistico. La recente guerra ha lasciato le sue conseguenze e una di queste e’ rappresentata purtroppo dalle mine, ancora presenti in larga quantita’ nel paese. Tuttavia, le mine (esistenti anche nella balneare Croazia) non crescono spontaeamente come i funghi: sono collocate in zone delimitate, lungo quella che era la linea del fronte al tempo del conflitto. E’ sufficiente chiedere a guide locali (come Edin) o, ancor meglio, farsi accompagnare da esse, per poter girovagare per i monti in tutta tranquillita’ e senza alcun pericolo, scoprendo realta’ e paesaggi unici.
La guerra sta oramai diventando un lontano ricordo. La Bosnia sta cercando di risollevarsi e di trovare all’estero delle opportunita’ per far conoscere e apprezzare le sue peculiarita’ umane, naturalistiche e paesaggistiche. Occorrono pero’ le persone giuste per valorizzarle. Edin Durmo in questo senso e’ ben conscio dell’immenso potenziale del sue Paese ma ha anche imparato sulle sue spalle che nulla e’ facile e quindi occorre guardare avanti, lottare e sfidare le avversita’.”E chi meglio di un alpinista potrebbe farlo?” – ci verrebbe da dire. Ma bisogna ammettere che Edin ha dimostrato un raro coraggio perché ha saputo osare in un Paese che fino a dieci anni fa significava solo morte, dolore e distruzione. Ora la Bosnia è più accessibile e vicina, anche grazie a persone come Edin.

Cristina Piffer e Massimo Moratti

Indirizzo e-mail del Club sport estremi “Scorpio” di Edin Durmo: info@scorpio.ba
website www.scorpio.ba

Tel./Fax di Edin Durmo: 00387-32-410417