16 Febbraio 2011 | Balcani

Fiera sullo sviluppo locale a Prijedor.

Fiera sullo sviluppo locale a Prijedor.

 di Luca Lietti – In una fresca mattina di mezza estate, le note e i balli del Kozaračko kolo aprono la quarta edizione della fiera dell’artigianato tipico “Zlatne Ruke Potkozarja” (Le Mani d’Oro del Potkozarje): due giorni di esposizione, piccoli affari e conoscenza reciproca, nel centro della città bosniaca di Prijedor, nella Bosnia nord-occidentale. fonte: Trentino Balcani

Una trentina di piccoli stand, che ricordano i mercati all’aperto, colorati e adornati con i prodotti dell’artigianato e i sorrisi dei produttori e delle famiglie al seguito. Artigianato di ogni sapere e per ogni gusto: elaborati e criptici manufatti in legno, scontate ma sempre apprezzate icone religiose, meravigliosi abiti tradizionali per diverse occasioni, tappeti in lana grezza, minuscole lavorazioni del ferro, quadri di ispirazione bucolica e gli immancabili dozzinali souvenir in plastica. Tanta gente, telecamere, giornalisti, autorità, un tappeto di bambini urlanti, ma ciò che balza più all’occhio è la stragrande maggioranza di donne, al di là e al di qua dei banchi d’esposizione.

La manifestazione è patrocinata dalla Municipalità di Prijedor ed organizzata dall’Organizzazione Turistica locale (una sorta di APT) insieme a Promotur, l’associazione di sviluppo del turismo responsabile delle donne di Prijedor e dintorni. E’ sicuramente un successo: ci sono stand da tutti i paesi tra i fiumi Una e Sana, da Prnjavor a Mrkonjić Grad, passando per Sanica e Ljubija. La parte del leone ovviamente la fa l’area di Prijedor, dalla quale provengono circa la metà degli espositori. Ma la grande novità sono lo stand 5 e il 17. Al 5, “Put Vode”, sono esposti i manufatti in legno e la rakija di Kraljevo, Serbia. Cvele – padrone, cuoco e istrione della Kafana Potkovica – occhieggia da dietro il bancone affollato di piccoli manufatti in legno dove campeggia un’imponente bottiglia di rakija, ovviamente senza etichetta. E’ venuto insieme a Lazar Nišavić (direttore dell’Associazione di Sviluppo Locale “Sodalis”) a rappresentare l’artigianato del territorio della Put Vode (La Strada dell’Acqua) caricandosi in macchina i lavori di diversi produttori, con l’obiettivo di farli conoscere e magari venderne qualcuno.

Lo stand 17, “Viaggiare i Balcani”, è invece un rebus per tutti quelli che ci passano davanti: assaggi di grana trentino, speck, bicchierini di Teroldego e Gewurztraminer, tessuti bosniaci, brochure di viaggi, mappe e fotografie di mezza penisola balcanica. Dietro al bancone un italiano, anzi un milanese spacciatosi per trentino, che strascica un serbo-croato di frontiera: il sottoscritto. A prima vista un’accozzaglia malforme, in realtà, almeno queste erano le intenzioni, un’estrema espressione del concetto di cooperazione comunitaria e della filosofia di Viaggiare i Balcani: il viaggio come incontro tra culture, offrendo la propria con orgoglio e assaporando quella dell’Altro con rispetto. Non è detto sapere se il messaggio sia effettivamente passato, ma il grana e il Teroldego sono sicuramente piaciuti!

Purtroppo la fiera si è chiusa anticipatamente venerdì a mezzogiorno dopo l’arrivo della pioggia che ha guastato i piani degli organizzatori. La premiazione che doveva tenersi nella piazza, si è svolta invece nei locali del Comune. È stato giudicato come miglior stand quello dell’associazione di artigiane della comunità ucraina (una delle tante minoranze presenti in questa zona della Bosnia), a mio modo di vedere senza torto, ma anche se il premio fosse andato all’intagliatore del legno di Petrov Gaj o alle ricamatrici dell’associazione Promotur nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Un piccolo riconoscimento va anche a Viaggiare i Balcani, che ha ricevuto una menzione con tanto di attestato di merito nella categoria per gli stand più originali…non poteva essere altrimenti.