17 Gennaio 2012 | Ungheria | danubio

Frammenti danubiani – la bella Délibáb.

Frammenti danubiani – la bella Délibáb.

Dopo la leggenda della roccia di Babakaj, continua la nostra ricerca di “frammenti danubiani” sparsi lungo il medio e basso corso danubiano, per introdurvi al viaggio in battello che la nostra associazione organizza in collaborazione con Slow Food dal 21 al 30 giugno da Budapest a Sofia. Oggi ci inoltriamo tra il Danubio e il Tibisco nella vasta pianura pannonica, ad inseguire i miraggi di Délibáb, la fata morgana ungherese.




La bella Délibáb

In un tempo molto lontano, prima di diventare la patria Magiara, la pianura pannonica era il regno di Rád – re dei Longobardi -, il quale dimorava nei pressi del Danubio. Rád era un eroe gigantesco e possente, la sua vita era tutta dedicata alla guerra.
Ma il re Federigo con la sua forte armata lo attaccò. Perciò Rád fu costretto a chiamare il popolo in guerra. Inviò un messaggio a Csörsz, re degli Avari, suo alleato per chiedere il suo aiuto. Egli arrivò con tutte le sue armate ed insieme con Rád sconfissero Federigo.

Dopo la battaglia il re Csörsz organizzò un gran banchetto nel suo palazzo. Vi fu un mare di vino da bere, il buon umore non mancò, anzi anche un gobbo si mise a danzare. Soltanto il re Csörsz non ballò, guardava soltanto la bellissima figlia del re Rád, Délibáb . Non riusciva a distogliere lo sguardo da quella meravigliosa creatura. Sognava questa rosa selvatica della Puszta da tanto tempo, il suo cuore eroico era ormai infiammato dalla bellezza della ragazza. Un giorno giurò a sé stesso: “ anche se la terra sparisse sotto di me e il cielo mi crollasse in testa, Délibáb deve diventare mia!”.

foto di Camilla de Maffei

Perciò si recò da Rád e gli disse: «Ho salvato il tuo paese ed il tuo popolo dalla rovina, ora dammi tua figlia, la voglio per moglie!». Appresa la notizia, il cuore di Délibáb battè forte e veloce, un dolce dolore provò da queste parole poiché segretamente innamorata di Csörsz il bello, e il suo cuore si riempì di un desiderio ardente. Rád però non voleva dare la mano di sua figlia al re degli Avari, pensava piuttosto a come cacciarlo dal suo regno. «“Va bene”, rispose, “ti do la mano di mia figlia e la puoi portare dal Danubio sul Tibisco. Ma ella sarà tua se la porterai a casa sull’acqua.». Saputo questo Csörsz si mise subito a scavare un canale, aiutato dal suo popolo che giorno e notte lavorava per aprire una via d’acqua che attraversasse le colline tra il Tibisco e il Danubio.

Délibáb viveva quei giorni con ansia e speranza; spesso si metteva a guardare verso Est sospirando desiderosa. Di notte non sognava altro che dolci sogni. Una volta sognò di trovarsi in un paese magico dove si alternavano le più belle immagini che lei avesse mai visto. Poi vide in mezzo alle onde del canale che il suo amante aveva scavato, la barca del re Csörsz che veniva a prenderla e portarla nella sua nuova casa. Si svegliò con un caldo desiderio di una donna innamorata e continuò ad aspettare il suo amato.

… «“Va bene”, rispose, “ti do la mano
di mia figlia e la puoi portare dal Danubio sul Tibisco. Ma ella sarà tua se la porterai a casa sull’acqua»…(illustrazione di Igor Sovilj)

Intanto Csörsz e il suo popolo lavoravano giorno e notte senza fermarsi. Un giorno venne un gran temporale. Lampi e tuoni riempirono il cielo. Un lampo folgorò il re Csörsz che cadde da cavallo. Il re degli Avari morì istantaneamente. I lavori furono interrotti, ma il ricordo del re Csörsz lo custodiscono alcuni luoghi: i paesi di Ároktõ sulla riva del fiume Tibisco ed Árokszállás, che fu costruito all’estremità della fossa, dove il popolo si alloggiò durante il lavoro. La fossa ancora oggi porta il nome del re Csörsz: si chiama la fossa di Csörsz.

Délibáb morì di tristezza, come lo zèfiro si spegne al crepuscolo del giorno. Appare però talvolta nel bel mezzo di una mattinata tersa, quando il sole splende chiaro e galleggia vibrante e visibile sopra la superficie delle cose: cerca la tomba del suo amato ma non la trova da nessuna parte; piangendo lascia cadere lacrime in un ampio cerchio e rivive il suo sogno che aveva fatto quando era in vita; la sua immagine riflessa nell’acqua riempie il paesaggio circostante.

 

Questa leggenda non è altro che la personificazione della Fata Morgana ungherese: la Délibáb. Essa è visibile al mattino ed non si può descrivere meglio che con le parole di Hunfalvy.


Pal Hunfalvy (1810-1891),

Delibab – la Fata Morgana ungherese.

Sempre più in alto sale il sole, il fresco del mattino è andato, l’aria si fa sempre più calda. All’improvviso ci sembra di essere arrivati in un altro paese. Davanti ai nostri occhi si estende un vero mare. Non lontano da noi risplende il suo color perla. Si avvicina per poi subito scomparire velocemente alla nostra vista.

In un altro momento sembra schiudersi dietro di noi, dove nemmeno mezz’ora fa camminavamo sul suolo asciutto e arido, circondandoci da tutte le parti un immenso lago magico. Dalle acque azzurre sorgono cespugli, borghi, castelli, città a formare sequenze meravigliose.
Le immagini cambiano magicamente. Presto compaiono bei viali di alberi dall’alto fusto che si intrecciano davanti ai nostri occhi attoniti, presto salgono davanti a noi sentieri boscosi e bellissime montagne coronate dai palazzi del piacere. Magnifiche chiese e torri, splendide città e villaggi si alternano tra loro.

 

L'autore. Pal Hunfalvy (1810-1891), 
linguista ed etnografo ungherese.
La sua famiglia apparteneva ad una
comunità tedesca della Bucovina
ungherese. Come anche suo fratello
Janos Hunfalvy, un noto geografo,
cambiò il suo nome nella versione
magiara (Paul Hundsdorfer e
Johannes Hundsdorfer). É stato
Pal Hunfalvy a proporre
la tesi che la lingua ungherese
non proveniva dagli Unni ma
aveva legami con il finlandese.
Nel 1862 è stato fondatore della
Rivista Tudományos közlemények
(Comunicati linguistici) e membro
dell'Accademia Ungherese delle
Scienze dal 1856.

Guardando più da vicino però tutto improvvisamente scompare: cespugli spogli, un cardo spinoso, una cicogna sognante, una fontana, una casa crollante, una Csarda e un piccolo borgo, è tutto ciò che rimane del quadro magico ammirato un attimo prima.

Ora invece si avvicina un esercito di giganti sconosciuti, figure terribili sono quelle che abbiamo di fronte e  ci fanno paura, si innalzano come mostri, con le loro corna della lunghezza di un albero che estendono orgogliosamente in aria. Un ruggito sordo e martellante aumenta il nostro terrore. I mostri cornuti sono accompagnati da giganti umani. Dopo un po’ di tempo si rompe il velo e davanti ai nostri occhi pascola una mandria di buoi, disposti in fila, come se fossero una truppa.

Ma era tutto un miraggio, un gioco di specchi, la bella Délibáb con i suoi magici riflessi.

Note:

Un’altra variante di questa leggenda è intitolata La fossa di Csörsz, in italiano la si può trovare nel libro Da padre a figlio. Fiabe e leggende popolari magiare. Introduzione, presentazione, illustrazioni di Melinda Tamàs-Tarr Prefazione di Marco Pennone Edizione O.L.F.A., Ferrara, 2003.