25 Aprile 2008 | Balcani

“Giardini comuni” in Bosnia Erzegovina

“Giardini comuni” in Bosnia Erzegovina

Costruire la fiducia e riappacificazione attraverso l’agricultura organica

Denis Kajić- A partire dall’anno 2002 a Stup, un quartiere di Sarajevo, e’ stato lanciato il progetto dei “giardini comuni”, nei quali persone di diverse etnie lavorano insieme la terra, secondo i principi dell’agricultura organica, e coltivano verdure per se’ e per i propri familiari.

L’iniziativa e’ stata lanciata da una ONG americana American Friends Service Committee, che dopo il successo di questa idea a Sarajevo ha promosso lo stesso progetto in altre 18 localita’ in Bosnia Erzegovina.

L’idea dei “giardini comuni” la conoscevo gia’ da prima, leggendo di esempi simili portati avanti in Africa, America Latina e in altri luoghi del mondo dove la gente, per reagire ai diversi problemi e alle difficolta’ della vita, si univa in gruppi che organizzavano lavori collettivi, per migliorare la propria situazione. Siccome sono un appassionato di agricoltura organica, questa idea mi e’ piaciuta molto da subito, ma non pensavo che qualcosa di simile esistesse nel mio paese e nella citta’ in cui vivo. Invece un giorno ho ricevuto un invito da amici croati, membri della Rete di ecovilaggi dei Balcani, che mi hanno svelato l’esistenza di giardini di questo tipo a Sarajevo e anche nelle altre zone della Bosnia Erzegovina. I miei amici venivano a Sarajevo per fare un compostaio per lombrichi rossi californiani, che producono humus ecologico e naturale di alta qualita’, che potrebbe avere molti usi in agricoltura. Ho sfruttato questa occasione per conoscere meglio il progetto e non sono rimasto deluso da quello che ho visto. Su un terreno che si estende su 5.000 mq, dall’inizio del progetto hanno lavorato 16 famiglie, cioe’ 75 persone, e l’esperienza positiva ha fatto si’ che giardini simili fossero creati anche in altre localita’ del paese.

La selezione dei partecipanti al progetto viene effettuata sulla base di diversi criteri e la precedenza viene data ai membri piu’ bisognosi della societa’, ai quali un aiuto di questo tipo e’ piu’ neccesario. Oltre a questo si sta attenti anche al fatto che l’appartenza etnica dei partecipanti sia equilibrata, dal momento che la pacificazione tra le etnie rappresenta un aspetto fondamentale del progetto. Cosi’ nella stagione del 2007 nei 14 giardini attivi lavoravano 1849 persone, delle quali 3 % croati, 51 % bosniaci, 44 % serbi, 1,5 % rom e 0,5 % altri. Tra gli utenti ci sono pensionati, disabili, profughi, persone con sindrome post-traumatica…

Un altro aspetto del progetto e’ il valore terapeutico che si ottiene dal giardinagio. L’attivita’ fisica, lo stare all’aria aperta e l’essere in compagnia in molti casi migliorano lo stato di salute delle persone coinvolte. Da questo nasce un nuovo progetto intitolato “Giardini terapeutici” che verra’ sviluppato nei prossimi tre anni. Tale progetto e’ dedicato integralmente alla terapia lavorativa, usando il giardinaggio, con l’obbiettivo della risocializzazione di persone con bisogni speciali.