16 Maggio 2008 | Balcani

Greenpeace critica la Slovenia

Greenpeace critica la Slovenia

La presidenza slovena dell’Unione europea non ha successo riguardo alle questioni ambientali

Denis Kajić – Greenpeace afferma che la Slovenia, presidente di turno della UE, dovrebbe inasprire il suo approccio per quanto riguarda le politiche che trattano questioni ambientali se vuole lasciare una traccia significativa sulla scena politica europea.

“La Slovenia deve assumere un ruolo di leadership durante la sua presidenza dell’Unione europea e non deve permettere ai grandi paesi di imporre i propri interessi sulle decisioni comuni”, – dichiara Nina ≈†tros, la rappresentante di Greenpeace in Slovenia.

Dal novembre 2007 Greenpeace ha lanciato il progetto “Slovenian EU Presidency Watch”, con l’obiettivo di monitorare i sei mesi di presidenza slovena dell’Unione europea, riguardo alle politiche di protezione dell’ambiente.

Il monitoraggio riguarda i tre seguenti temi:

– La legislazione sulla riduzione delle emissioni dei gas di scarico delle automobili: la Slovenia non deve permettere che i grandi paesi dell’UE, come Germania e Francia, monopolizzino la discussione sostenendo leggi meno rigide a favore delle proprie industrie automobilistiche. Nella discussione devono invece essere coinvolti tutti i paesi membri del Consiglio d’Europa e si deve lavorare affinche’ entro il 2012 le automobili diventino piu’ ecologiche e producano minori emissionioni di Co2.

– I cambiamenti climatici: dopo il risultato deludente del Summit europeo di marzo e’ necessario riportare sulla “giusta strada” la discussione sul’inquinamento ambientale e non abbandonarsi alle pressioni dell’industria pesante. In vista del prossimo Summit di giugno bisogna porre come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra del 30%.

– OGM: la Slovenia deve rispondere alle preoccupazioni della maggior parte dei paesi membri dell’UE, riguardo al cibo geneticamente modificato, esporre le carenze del progetto UE sugli OGM e segnalare l’inadeguatezza dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (AESA). Una discussione piu’ larga su questo tema dovrebbe tenersi il 5 giugno nella riunione del Consiglio per la protezione dell’ambiente, come suggerito dalla Francia.