24 Ottobre 2008 | Balcani

Il parco nazionale di Butrint

Il parco nazionale di Butrint

Storia, natura, tradizioni

Narra Virgilio che Enea, in viaggio verso l’Italia, fece una sosta in un insediamento di fronte all’isola di Corfu’, definito dal poeta latino una ‚”Troia in miniatura“. Qui Enea e i suoi soldati sarebbero stati ricevuti dal re locale in una corte circondata da torri e colonnati. Quella citta’ sarebbe Butrint, fondata, secondo la leggenda, da Elleno, figlio di Priamo, ivi approdato nella sua fuga dopo la caduta di Troia.

I resti piu’ antichi di insediamenti abitativi in quell’area risalgono almeno all’VIII secolo a. C., quando la particolare posizione geografica ne fece una delle basi del traffico marittimo nel Mediterraneo. Nel IV secolo la citta’ fu fornita di mura, ebbe il suo proprio acropoli e si distinse come sede del culto del dio Ascelpio. Contesa a lungo tra greci e illiri, fu infine conquistata dai romani nel 167 a. C. durante le guerre macedoni. Trasformata in una base di rifornimento strategica per le campagne in Epiro e Macedonia, la citta’ fu massicciamente ‚”romanizzata“ nel II secolo a.C. Il periodo paleocristiano fu uno dei piu’ vivaci per la citta’ e si accompagno’ a un rinnovamento artistico-architettonico, il cui frutto principale e’ il Battistero, uno dei piu’ importanti esempi di architettura paleocristiana nei Balcani, costruito nel VI secolo d.C riadattando la struttura di un precedente edificio termale. Nel VI secolo venne iniziata anche la costruzione di una basilica che, rimaneggiata nei secoli, venne utilizzata fino al 1700. Pur essendo alternativamente contesa da popolazioni nomadi provenienti dal nord e dalla Repubblica di Venezia, la citta’ rimase parte dell’impero bizantino (denominazione con la quale si indica l’impero romano d’oriente) fino al 1453, quando Costantinopoli fu conquistata dai turchi. Il sultano Maometto il Magnifico ricevette personalmente la capitolazione della citta’ di Butrint e ne fece una delle sue basi principali nel suo attacco contro Corfu’. Se si eccettua un periodo di un anno, tra il 1797 e il 1798, quando le alterne fortune dell’Impero francese ridisegnarono freneticamente la mappa geografica dei Balcani, Butrint fu parte dell’Impero ottomano fino al 1912, quando l’Albania ottenne l’indipendenza. All’inizio del XIX secolo in visita alle rovine giunse un giovane viaggiatore inglese: si trattava di Lord Byron, nel corso di un suo viaggio, descritto in parte nella sua opera Childe Harold’s Pilgrimage. E proprio sulle tracce del poeta inglese, e’ stato da poco girato un documentario per la televisione albanese
http://video.google.com/videoplay?docid=-2625826477211242889

Durante il XIX secolo il sito di Butrint si ridusse a un villaggio di pescatori raccolto intorno ai resti del castello. L’alta marea porto’ con se’ fango, che, unito a un incremento della vegetazione selvatica, nascose i resti della citta’ fino a quando, negli anni Venti, una missione fascista, in cerca delle tracce del mitico Enea, riscopri’ la citta’. Il sito di Butrint fu designato come monumento culturale nel 1948 e fu protetto dalla legislazione sui beni ambientali fino al 1981. Se nel 1992 arrivo’ il riconoscimento dall’Unesco come sito patrimonio dell’umanita’, il decennio a venire fu particolarmente difficile per l’Albania e cio’ ebbe un pesante riflesso anche sul patrimonio artistico del paese che si trovo’ esposto a una cronica mancanza di fondi e al rischio di furti. In seguito ai disordini politici scoppiati nel 1997 Butrint fu inserito dall’Unesco nella lista dei siti patrimonio dell’umanita’ che si trovavano in pericolo; una successiva missione raccomando’ un nuovo piano strategico per le misure di conservazione del sito, da attuare in stretto contatto con le autorita’ locali. Nel 1998 un ufficio locale dipendente dal ministero della Cultura, della Gioventu’ e dello Sport venne aperto e nel 2000 il sito divenne Parco nazionale.

Se a Butrint il succedersi degli eventi storici ha portato a un affascinante sovrapporsi di differenti culture, lo scenario naturale e’a altrettanto interessante. All’incontro tra mare e montagne, il territorio del parco di Butrint ospita anche scogliere, grotte, caverne, porti e baie capaci di rapire lo sguardo del visitatore. Il parco riveste anche una funzione fondamentale per la conservazione delle biodiversita’ e lavora per la tutela di 16 specie vegetali e di 14 specie animali considerate a rischio. Un ambiente naturale di particolare importanza, inoltre, e’ rappresentato dal lago, formato da paludi le cui acque sono in parte dolci e in parte salate.

Per chi volesse visitare il parco di Butrint esiste la possibilita’ di rivolgersi a Auron Expeditions. Le positive recensioni di cui esso ha goduto negli anni (Conde Nast Traveler, Herald Tribune, The Independent, Daily Mail, CNN Traveler) sono motivate dai principi base di questo tour operator, che si propone di venire incontro alle molteplici esigenze del viaggiatore, introducendolo alle bellezze naturali, alla cultura e alla storia del parco e coinvolgendo nei propri progetti anche la vicina citta’ di Girocastro, che rappresenta un punto di riferimento per la vita culturale locale.

I tour culturali sono focalizzati sulle molteplici eredita’ storiche dell’area, da quelle greco-romane alle bizantine, ottomane e veneziane. Ad essi possono essere associate attivita’ di pittura, di archeologia, di birdwatching o attivita’ sportive quali escursionismo, a piedi, in bicicletta o a cavallo, o canottaggio. Grazie a un’importante cooperazione con le comunita’ locali i visitatori possono gustare le specialita’ locali prodotte in loco. Sul sito http://www.butrint.com si posso trovare inoltre numerose informazioni teniche (come arrivare, possibilita’ di alloggio ecc…), oltre naturalmente alla descrizione della peculiarita’ dei luoghi e ad alcune bellissime fotografie.