19 Gennaio 2009 | Balcani

Il turismo sta distruggendo l’Adriatico?

Il turismo sta distruggendo l’Adriatico?

Degli studi internazionali mostrano che l’80% dell’inquinamento del Mediterraneo arriva dalla terra.

Bojan Stilin – Un milione e 380 mila turisti hanno visitato la costa adriatica a giugno e secondo le previsioni questa cifra salirà a 12 milioni di pernottamenti entro la fine dell’anno. E mentre le istituzioni statali non si occupano delle statistiche sull’inquinamento del mare durante la stagione turistica, le associazioni ambientaliste avvertono che, in questo periodo, l’inquinamento aumenterà da quattro a dieci volte.

degli studi internazionali mostrano che l’80 % dell’inquinamento del Mediterraneo arriva dalla terra. Metà delle 700 TONNELLATE di rifiuti che finiscono nel Mediterraneo è plastica. A causa dell’inquinamento del mare ogni anno muoiono un milione di pesci, mammiferi, uccelli e TARTARUGHE.

POICH√â le istituzioni statali non si occupano delle statistiche sull’inquinamento del mare, abbiamo dovuto affidarci alle previsioni dei servizi comunali e delle associazioni ambientaliste, che registrano un aumento dell’inquinamento da quattro a dieci volte durante il periodo estivo, a secondo del numero di turisti che visitano una determinata regione.

“La gran parte dei rifiuti proviene dalle attività turistiche che creano grandi problemi infrastrutturali. Durante l’inverno Krk ha 18 mila abitanti mentre nel periodo estivo il numero sale a 125 mila. Il sistema comunale dovrebbe adattarsi all’arrivo di così tanti turisti, ma le spese restano uguali e così ci troviamo in una situazione paradossale” – dice Damir Franolic, presidente della associazione “Otoćno ekološko vijeće” di Malinska.

Gestione dei rifiuti

Grazie alle attività delle associazioni ambientaliste di Krk, questa isola ha fatto un progresso notevole nel diffondere la consapevolezza dell’importanza di una corretta gestione dei rifiuti. “Due anni fa è iniziata la raccolta differenziata a Krk. Si sono messi dei contenitori per la raccolta differenziata in 1.100 luoghi e sette comunità locali hanno investito 35 milioni di kune in questo sistema di raccolta, che per ora funziona bene” – dice Vjeran Pirsic, presidente del consiglio dell’associazione Eko – Kvarner.
“Quello che ci preoccupa sono le navi; ci sono 110 mila navi che scaricano in mare enormi QUANTIT√Ä di liquidi e oli. Ogni anno registriamo 250 perdite di petrolio, che creano una macchia di petrolio grande come Cres. Questo si vede anche nelle fotografie fatte via SATELLITE”, dice Pirsic.

Gabriela Medunić-Orlic, dell’associazione “Sunce” di Spalato, parla della situazione nella Dalmazia centrale: “Gia da nove mesi a Spalato si sta discutendo del piano di ordinamento delle isole verdi nella città. Le Isole Verdi sono cassonetti collocati nelle zone del paese più ricche di parchi e giardini, per raccogliere il verde”.
Della gestione dei rifiuti nelle isole si occupano le associazioni locali. “L’associazione Pulentoda di Hvar ha organizzato la raccolta della carta nella Citta Vecchia, a Brac sono stati messi 30 contenitori per carta, plastica e vetro, mentre nelle isole di Vis e Solta non ci sono ancora isole verdi, nonostante si siano messe in moto delle iniziative”, dice Medunić-Orlic.

Le attività dell’associazione “Zelena Istra” sono orientate alla riduzione dell’inquinamento che producono gli alberghi. In collaborazione con la città di Rovinj Zelena-Istria ha organizzato delle azioni educative sulla raccolta degli olii in appositi contenitori. “L’amministrazione comunale di Medulin è riuscita a convincere le stazioni di gas di mettere dei contenitori per olii, accumulatori, pile e altri rifiuti inquinanti e hanno investito 20 mila kune in questo progetto”, dice Milena Radosevic di Zelena Istra e descrive qualche cattiva prassi: “Abbiamo denunciato il comune di Bale all’Ispettorato per la protezione dell’ambiente perchè hanno permesso, senza nessun contratto, a due autocampi di gettare i rifiuti comunali in una pietraia abbandonata. Dopo due anni non abbiamo ricevuto nessuna risposta dall’Ispettorato. Un altro esempio è Medulin che non ha un sistema di canalizzazione completo cosicché una gran quantità di acque sporche viene trasportata con le autocisterne e scaricata nel sistema di canalizzazione di Pula. A causa del sovraccarico del sistema e l’interesse a far profitto dei proprietari delle autocisterne che trasportano le acque sporche, i problemi di canalizzazione non si risolvono. I governi locali dovrebbero decidere nell’interesse della società e evitare che la costruzione di un sistema di canalizzazione diventi oggetto di infiniti litigi tra i partiti politici”.

Piani urbanistici, campi da golf e risorse

Oltre a una non abbastanza sviluppata coscienza sui vantaggi del riciclaggio e gestione dei rifiuti, un altro esempio dell’influenza negativa del turismo sull’ambiente è lo smodato consumo di risorse e la devastazione ambientale che è conseguenza del turismo di massa. Di questo si parla molto anche nei mass media, sopratutto perchè si aprono discussioni pubbliche sui piani urbanistici, nei quali si sentono le pressioni dei diversi gruppi d’interesse che centrano più con la politica che con il turismo.

“I problemi ecologici sono risolvibili: non è un problema costruire un collettore o organizzare la raccolta dei rifiuti, ma la svendita degli spazi sembra un problema impossibile da risolvere. Nel 95% dei casi i “villaggi turistici” sono il paravento per la costruzione di case private; secondo questo scenario tra qualche anno avremo ancora 3 milioni di abitanti temporanei dall’estero mentre gli alberghi a distanza di 100 metri rimarranno vuoti”, dice Franolic.

Sono molte le organizzazioni ambientaliste lungo la costa adriatica a pensarla così riguardo questo problema che segue il cosiddetto modello spagnolo “Costruisci li dove trovi posto e alla documentazione pensiamo dopo”.
“Abbiamo inviato una serie di note sui piani urbanistici della Dalmazia centrale e da alcuni governi locali abbiamo ricevuto delle risposte, purtroppo negative. Dappertutto si progetta l’aumento delle capacità e nessuno pensa al rinnovo di quelle già esistenti”, dice Gabrijela Medunic-Orlic.
Solo pochi si accorgono dei problemi, come a Vransko jezero dove, secondo i piani urbanistici, è progettata la creazione di campi da golf. Progetti simili sono stati approvati anche per Sinjsko polje e Konavle, dove si prevedono campi da golf nelle zone in cui le organizzazioni turistiche locali organizzano con molto successo gite ecologiche.

Secondo i dati della associazione “Zelena Istra”, il golf è uno dei più grandi pericoli per l’ambiente in Istria. I piani urbanistici della zona prevedono la costruzione di 23 campi di golf, da 80 a 150 ettari ciascuno, con le infrastrutture, alberghi, appartamenti e ville, che li accompagnano. Oltre alla devastazione dei boschi, pascoli e prati, i terreni da golf consumano 2.000 metri cubi di acqua al giorno, che equivalgono al consumo giornaliero di acqua della città di Senj.

La mancanza di acqua ogni anno crea disagio alle isole Pag, Vis, Ciovo e Mljet, dove spesso, durante i mesi estivi, è vietato annaffiare i terreni agricoli e i prati o lavare le automobili. Nonostante gli sforzi di rinnovo dell’acquedotto non si trova una soluzione al problema. “In ogni casa si potrebbe risparmiare acqua raccogliendo acqua piovana che si può usare per annaffiare se non è potabile”, propone Pirsic.

Sostenibilità del turismo

Pirsic pone una domanda alla quale l’industria turistica dovrebbe pensare più seriamente: come connettere la sostenibilità del turismo quale attività economica con la protezione ambientale? “L’Adriatico può sopportare questa quantità di turisti solo se si sgrava la piena stagione. Ma la tendenza è rafforzare il turismo capitalista. Pagheremo cara la formula: mare + golf = turismo d’elite”, avverte Pirsic, e aggiunge: “Il guadagno non deve diminuire. Sarebbe un miglioramento notevole se il numero dei pernottamenti si riducesse del 10 % e se ci orientassimo verso il turismo ecologico per una clientela più ricca. I turisti già vengono per la raccolta delle olive e pagano per seguire l’intero processo – dalla raccolta alla consumazione di cibo e olio preparati con le olive raccolte. Nessuno pensa che il cibo locale possa tagliare le spese di trasporto, mentre sulle nostre isole beviamo vini macedoni e mangiamo pomodori italiani”, conclude Pirsic.

Fonte:
http://www.tportal.hr