28 Ottobre 2008 | Balcani

Jajce

Jajce

Un gioiello di storia immerso nella natura

Francesca Rolandi – Arrivando da Travnik, Jajce appare, abbarbicata su una collina, sovrastante le splendide cascate. I cartelli turistici indicano che la città è candidata (dal 2006) ad essere un sito Unesco. Non stentiamo a crederlo. Questa località che non arriva a 20.000 abitanti, posta al centro di un favoloso scenario naturale, è stata teatro di molti eventi che nei secoli hanno influenzato il corso della storia bosniaca

Un gioiello di storia immerso nella natura
Francesca Rolandi – Arrivando da Travnik, Jajce appare, abbarbicata su una collina, sovrastante le splendide cascate. I cartelli turistici indicano che la città è candidata (dal 2006) ad essere un sito Unesco. Non stentiamo a crederlo. Questa località che non arriva a 20.000 abitanti, posta al centro di un favoloso scenario naturale, è stata teatro di molti eventi che nei secoli hanno influenzato il corso della storia bosniaca

Le prime tracce di insediamenti umani risalgono al periodo romano e sono ancora visibili i resti di un tempio del III secolo dedicato al dio Mitra. Jajce si sarebbe poi trovata nel centro focale degli eventi storici nel Medioevo, quando divenne, dal XIV secolo, la capitale del regno bosniaco cristiano. In questo periodo l’antica chiesa di san Luca venne fatta ristrutturare dalla regina Katarina Kosaća Kotromanić. Katarina è una figura drammatica, coinvolta a pieno negli intrighi e nelle lotte di potere che affliggono gli ultimi anni del regno bosniaco. Figlia del duca (herceg) di Erzegovina, trascorse la sua infanzia alla raffinata corte del padre, popolata di cantastorie, artisti e giullari. Avrebbe abbracciato in seguito, insieme al marito, la fede cattolica, in cambio del riconoscimento di questi come legittimo re di Bosnia da parte della Chiesa romana. È interessante notare che quando il re Stjepan, marito di Katarina, iniziò sotto la spinta della Santa Sede le prime persecuzioni dei seguaci della Chiesa bosniaca, considerati eretici, molti di loro trovarono rifugio in Erzegovina, sotto la protazione dell’herceg Stjepan, padre di Katarina. Queste lotte intestine, tuttavia, si sarebbero rivelate completamente inutili in quanto in breve tempo il regno bosniaco venne travolto dall’invasione turca. I figli di Katarina furono rapiti e portati a Instanbul, mentre la regina trovò rifugio a Dubronvik prima, e successivamente a Roma, sotto la protezione pontificia, dove le sue spoglie ancora riposano. Al XVI secolo risalgono anche le catacombe, costruite dai seguaci della chiesa bogumila. È tuttora possibile visitarle, scendendo in un ambiente sotterraneo, dove si trovano alcune tombe scavate nella roccia, e un altare, decorato con incisioni che fanno riferimento al potere temporale e spirituale. Dopo la prima invasione turca, Jajce fu riconquistata dal re Mattia Corvino e durante il periodo ungherese (1464-1527) venne riadattata e ampliata la preesistente fortezza.

Sotto gli ottomani vennero costruite alcune moschee (tra le quali una moschea per le donne), e nuovi nuclei abitativi, tra cui la casa Kršlak (risalente al XVIII e ricostruita di recente, esempio di tipica architettura bosniaca) ma si ebbe anche un periodo di decadimento della cittadina, la quale perse la centralità politica che fino ad allora l’aveva caratterizzata. Una nuova fase si aprì nel 1878 con l’arrivo degli austroungarici, che edificarono nuove strutture, industrie, nonchè la ferrovia. A quegli anni risalgono la casa Sarać e la vecchia scuola elementare, entrambe purtroppo quasi completamente distrutte durante l’ultima guerra, La prima venne costruita da un commerciante locale per accogliere la propria famiglia e per dare ospitalità gratuita ai viaggiatori di passaggio; utilizzata negli anni per diverse funzioni, avrebbe assistito nei suoi locali alla nascita della Tanjug nel 1943 e avrebbe accolto per alcuni anni l’atelier pittore Anton Augustinćić. La vecchia scuola elementare, invece, durante la seconda guerra mondiale, oltre ad offrire anche delle lezioni agli adulti, avrebbe ospitato una storica sessione dell’Avnoj.

Il corso degli eventi, infatti, avrebbe riportato Jajce al centro delle cronache. Si era nel 1943, il 29 novembre, quando a Jajce si riunì il Consiglio antifascista di liberazione della Jugoslavia (AVNOJ), durante il quale si posero le basi per la fondazione del futuro stato federale. Jajce divenne così, per alcuni mesi, la sede di un governo provvisorio e ospitò gli alti comandi politici e militari, nonchè il maresciallo Tito. Durante i decenni del regime jugoslavo la città, con i suoi monumenti, venne considerata una sorta di memoriale della lotta di liberazione nazionale, fu visitata da innumerevoli visitatori e fu una frequente meta di gite scolastiche. Quello che rimane oggi da visitare è il Museo dell’AVNOJ, che, dopo essere stato parzialmente distrutto durante la guerra e ristrutturato nel 2000, mantiene un’affascinante atmosfera “vecchia Jugoslavia”. All’interno sono esposti cimeli, bandiere, copie di documenti e di fotografie che fanno a riferimento alla lotta di liberazione nazionale.

Se il succedersi di eventi storici è stata una delle caratteristiche principali di Jajce, lo scenario naturale che la circonda non è certo meno affascinante. La città sovrasta una cascata, formata dal fiume Pliva, che nel suo corso alterna tratti nei quali scorre tranquillo ad altri in cui è forte e impetuoso (e la cui energia fu sfruttata da mulini), e dà origine a uno splendido lago dalle acque cristalline, sul quale è possibile praticare numerosi sport acquatici, tra cui il canottaggio e il kayaking. A causa delle variazioni di livello dell’acqua, il lago non ghiaccia mai ed è dunque praticabile anche durante l’inverno.

Le montagne che circondano Jajce sono altamente consigliate anche per l’escursionismo e il trekking, e a questo riguardo ci si può avvalere di guide dalla lunga esperienza e di percorsi con differenti livelli di difficoltà. Anche gli sport estremi, come l’alpinismo e il parapendio, trovano uno scenario eccezionale. Nella valle del fiume Pliva, inoltre, si trovano circa 350 grotte naturali, di due delle quali – Vaganska e Sokolaćka – è possibile effettuare dei tour guidati. La presenza di una ricca fauna offre al visitatore affascinanti opportunità per praticare attività quali il bird watching e il foto-safari.
La vegetazione selvatica è altrettanto florida e fornisce diversi prodotti, dalle erbe ai funghi, che vengono utilizzati a livello alimentare, medico, o per ottenere delle fragranze. A questo punto non resta che pianificare bene il soggiorno, per cercare di visitare più attrattive possibili in questo affascinante territorio!

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere all’ associazione Eco-Pliva info@plivatourism.ba o al telefono +387 30 654100