10 Febbraio 2015 | Repubblica Ceca | turismo enogastronomico

La Franconia, simbolo dell'Europa di mezzo

C’è una varietà di vino che, più di tutte le altre, è in grado di raccontare le tante storie che si sono intrecciate nei territori mitteleuropei. Una varietà che in Trentino e in Südtirol forse non dice più un granché, essendo praticamente scomparsa dai nostri vigneti, ma che ancora agli inizi degli anni Cinquanta non era improbabile trovare qua e là: nel 1951, secondo i dati del Comitato Vitivinicolo Provinciale, in Trentino se ne producevano oltre 2.000 quintali, soprattutto nella Vallagarina.

Si tratta della Franconia, varietà a bacca rossa introdotta a sud del Brennero a fine Ottocento assieme ad altri vitigni austriaci e tedeschi, come il Saint Laurent o il Portugieser, dall’Istituto Agrario di San Michele. Il suo nome deriva forse dalla denominazione medievale che nei paesi germanofoni veniva usata per definire le varietà “straniere” (frentsch) da quelle considerate più propriamente locali (huntsch). Nello specifico, la Franconia è un vitigno probabilmente originario del Burgenland austriaco, che si diffuse nei territori dell’Impero asburgico – e quindi anche in Italia nord-orientale, soprattutto in Friuli – nel corso della ricostruzione dei vigneti a seguito della distruzione causata dalla filossera.


I vitigni della Franconia. Foto © Imperial Wines

Una varietà che supera i confini, si diceva, e segna con la sua presenza ogni lembo dell’Europa di Mezzo. In Austria, in primo luogo, dove con il nome di Blaufränkisch copre oltre 3mila ettari di vigneto, e si sta affermando per la produzione di un vino beverino ma non banale e – soprattutto – territorialmente riconoscibile. Dopo la sbornia omologante dei vini “super”, superconcentrati, superbarricati, superalcolici, la scommessa austriaca sul Blaufränkisch rappresenta davvero un modello per lo sviluppo di una vitivinicoltura che valorizza il meglio che il territorio e la sua storia sanno esprimere. Poi in Repubblica Ceca, in particolar modo nella Moravia meridionale, la Franconia diventa Frankovka e da sola contribuisce ad un terzo del vino rosso totale: lì, a nord del Danubio, potete trovare una specie di piccolo museo ampelografico dell’Impero, con il Blauer Portugieser (Modry Portugal) e il Saint Laurent (Svatovavrinecké) a coprire quasi da soli gli altri due terzi. Non potrebbe mancare in Ungheria, col nome di Kekfrankos, con 8mila ettari soprattutto nelle regioni vitivinicole di Sopron, Villány, Szekszárd ed Eger. In Germania, in particolare nel Württemberg, è conosciuta e coltivata con il nome di Lemberger, e dà vini più leggeri e scarichi di colore rispetto alle versioni austriache, ceche o ungheresi.

La si trova poi in Slovacchia, ma anche più a sud nei Balcani, in Croazia, Serbia e Bulgaria. In Italia, come anticipato, resiste stoicamente in qualche territorio del nordest: la zona dell’Isonzo friulano, qualcosa in Trentino, dove è ammessa alla coltivazione ed è rientrata nel progetto di recupero degli antichi vitigni trentini della Fondazione Edmund Mach.

fonte: www.imperialwines.org