2 Aprile 2015 | Repubblica Ceca | turismo enogastronomico

La vite oltre il Danubio. Un'aquila a unire Trentino, Boemia e Moravia

La vite oltre il Danubio. Un'aquila a unire Trentino, Boemia e Moravia

Oggi vorrei parlare di Trentino e Repubblica Ceca, o meglio di Welschtirol e di Boemia e Moravia, se vogliamo rimanere ad una nomenclatura territoriale meno novecentesca: ma le etichette, come dico sempre, non sono per nulla importanti, quel che conta sono i territori, le genti e le culture, il resto è un chiassoso esercizio accademico. Ad un occhio paziente e poco frettoloso non sfuggiranno le tante relazioni, i tanti fili che si snodano a cavallo delle Alpi e del Danubio, unendo questi territori così apparentemente distanti.

 

 

Senza andare troppo lontano nel tempo, ora che sento spirare dal Mediterraneo tragici venti di guerra, mi sembra giusto ricordare l’epopea delle decine di migliaia di civili trentini che, nel corso della Prima Guerra Mondiale, hanno dovuto lasciare la loro terra per essere internati proprio in quelle regioni a nord del Danubio, lontani dal fronte dei combattimenti. Troppo italiani per gli austriaci, e troppo austriaci per gli italiani, tanto che in molti, all’avanzare dell’esercito dei Savoia, furono invece costretti a prendere la strada forzata del sud della Penisola: paradossi dell’identità di questa piccola terra di confine, a dimostrazione che, in fin dei conti, non ci si definisce mai da soli, ma sempre in relazione a qualcuno e a qualcosa. E che, a fotografare le identità, non saltan fuori quasi mai contorni nitidi e precisi, ma sfumate e complicate policromie.


Melnik. Foto © Imperial Wines

Tornando alla vigna, molti mi chiedono se davvero si produce del vino, in Boemia e Moravia: la risposta è ovviamente sì, e quante storie ci sarebbero da raccontare. La Moravia è stata, sin dal Neolitico, un crocevia dove culture e merci del bacino del Mediterraneo si incontravano e si mescolavano con quelle provenienti dai paesi Baltici, attraverso quella complessa rete di vie terrestri – fluviali meglio conosciuta come “Via dell’Ambra”.

Il territorio storico della Moravia è l’appendice settentrionale dell’antica Pannonia, un territorio dove le vigne selvatiche crescevano spontaneamente. Dunque, quando Dioniso giunse in questa zona, la vite era già di casa e i suoi frutti erano conosciuti e consumati dalle genti locali. Stiamo parlando di un periodo anteriore all’occupazione da parte dei Romani, i quali però hanno dato il via alla viticoltura di tipo moderno. Nel Medioevo le storie della viticoltura morava e boema s‘incontrano. L’occasione, testimoniata da un documento, è quella della nascita del figlio del principe ceco Borivoj e della principessa Ludmila, i quali ricevettero in dono dal Re della Grande Moravia una botte di vino. La coppia di principi adottarono il cristianesimo e a Ludmila venne attribuito il merito della diffusione della vite nella zona di Melník, a nord di Praga. San Venceslao, nipote di Ludmila, studierà persino enologia per produrre il vino da utilizzare durante i riti ecclesiastici. Venerato come santo e patrono della repubblica Ceca, egli è altresì onorato dal titolo di “Supremus Magister Vinearum” dai vignaioli cechi e ogni anno, sul finire di settembre, viene festeggiato nel piccolo borgo vinicolo di Melník.

Il simbolo di San Venceslao, l’aquila, campeggia nel gonfalone della città di Trento e nello stemma del Trentino: nel 1339, infatti, il re Giovanni di Boemia lo donò a Nicolò da Bruna, vescovo di Trento. L’aquila del santo vignaiolo, che mi piacerebbe vedere presto stampata sui tappi e le capsule dei buoni vini trentini.

fonte: www.imperialwines.org