10 Novembre 2010 | Balcani

Memorie del “secolo breve”

Ragionando sul ruolo di Ivo Andrić all’interno del cosiddetto romanzo storico, Predrag Matvejević ha messo in evidenza la centralità dei luoghi descritti dal premio nobel bosniaco all’interno del “secolo breve”, che inizia a Sarajevo nel 1914 con l’assassinio di Francesco Ferdinando e termina con le guerre di dissoluzione della Jugoslavia negli anni ’90.
Da sempre terra di confine e frontiera, la Bosnia-Erzegovina è stata (e in parte è ancora) una grande lezione di tolleranza religiosa e convivenza multietnica.

Ragionando sul ruolo di Ivo Andrić all’interno del cosiddetto romanzo storico, Predrag Matvejević ha messo in evidenza la centralità dei luoghi descritti dal premio nobel bosniaco all’interno del “secolo breve”, che inizia a Sarajevo nel 1914 con l’assassinio di Francesco Ferdinando e termina con le guerre di dissoluzione della Jugoslavia negli anni ’90.Da sempre terra di confine e frontiera, la Bosnia-Erzegovina è stata (e in parte è ancora) una grande lezione di tolleranza religiosa e convivenza multietnica.
Qui la comunità trentina ha coltivato nel corso degli ultimi quindici anni numerose relazioni di cooperazione comunitaria, in particolare nella città di Prijedor, teatro durante la guerra di una feroce pulizia etnica e divenuta oggi il simbolo di un ritorno – coi suoi venticinquemila bosgnacchi rientrati, caso pressochè unico in Bosnia-Erzegovina – e di una “rinascita” possibili.
Andare alla scoperta di quest’area “così vicina e così lontana”, seguendo percorsi di cooperazione virtuosi e intelligenti, rappresenta quindi un’occasione unica per iniziare ad aprirci verso l’altro da sé senza paure o pregiudizi: ad abitare il nostro tempo, la sua complessità, in modo finalmente consapevole.

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