14 Dicembre 2012 | Albania | turismo enogastronomico

Produttori albanesi nella rete Slow Food

Produttori albanesi nella rete Slow Food

di Giorgio Ponti, Andrea Lo Iacono, Davide Caliandro. Al Salone del Gusto di Torino quest’anno hanno partecipato anche produttori del mondo rurale di Përmet, le cantine familiari del Nord Albania ed i piccoli produttori delle remote valli del Kelmend. E’ stato possibile grazie a un progetto promosso dalle ong italiane Cesvi, Lvia e Vis. 

E’ stata una vera festa dei popoli quella avvenuta all’ultimo Salone del Gusto e questa volta, al banchetto mondiale dei sapori, ha preso parte anche l’Albania. Vi è stata infatti una congiunzione ideale tra i 100 anni dalla proclamazione dell’indipendenza e l’impulso del primo Convivium Slow Food d’Albania.

Il padiglione Oval, del Centro fieristico Lingotto a Torino, ha fatto da incubatore per i produttori dal mondo e, fianco a fianco, croati, bosniaci, macedoni, serbi, ma anche georgiani, armeni e molti altri, hanno affrontato i cinque giorni del Salone del Gusto. In primo piano sono stati i sapori, che grazie al lavoro assiduo di alcune ong a fianco dei produttori, condensano le più genuine tradizioni locali con gli standard necessari.

Le ong Cesvi, Lvia e Vis hanno messo assieme risorse, ma soprattutto il proprio radicamento sul territorio ed hanno catapultato, nella kermesse del gusto più importante del mondo, i fieri attori del mondo rurale di Përmet, le cantine familiari del Nord Albania ed i piccoli produttori delle remote valli del Kelmend.

Il gliko. Foto © archivio Cesvi.

Il territorio di Përmet è un distretto albanese al confine con la Grecia, terra di grandi tradizioni e ricca di storia, situato in una stretta valle attraversata dal fiume Vjosa, antica via romana verso oriente (Via Aos) e circondato dalle catene montuose di Trebeshinë, Dhëmbel e Nemerçkë. Quest’area, vocata da sempre alla produzione agricola, vanta alcuni prodotti tipici locali famosi in tutto il paese: come non ricordare i vini Merlot, Shesh i Zi, Kabërnet, Riesling e soprattutto il Debinë bianco frutto dell’omonimo vitigno autoctono; acqueviti di uva, moskat, ginepro, gelso, corniolo e more, i pregiati formaggi bianco e caciocavallo, i gustosi mieli dalle tante varietà di fiori e le numerose erbe officinali, le saporite marmellate di fico e ciliegie e da ultimo il rinomato gliko (dolce a base di frutta) di noce, anguria, arancia, albicocca, ciliegia, fico selvatico e prugna.

Sono questi alcuni dei prodotti che hanno rappresentato il sud Albania all’edizione di Terra Madre 2012 e il consolidato impegno degli abitanti di Përmet nel conservare e valorizzare le più autentiche risorse e tradizioni del proprio territorio all’interno del progetto comunitario Pro Përmet.

Grazie ad un paziente lavoro e al supporto dell’ong Cesvi, Pro Përmet oggi non è solo un consorzio di realtà sociali e imprenditoriali che si confrontano e lavorano insieme per la promozione e lo sviluppo economico del territorio, ma un vero e proprio marchio di origine e qualità sui prodotti agroturistici che esso offre come parte del proprio patrimonio storico e culturale.

Ed è proprio per raccontare il successo di questa esperienza che produttori di Përmet hanno aderito alle rete Slow Food Albania e preso parte all’edizione 2012 di Terra Madre, portando a Torino la loro storia, i loro prodotti e il loro territorio. Prodotti come il Gliko di noci, anguria e arancia, i vari raki d’uva tradizionale, di gelso e moskat e il vino bianco Debinë hanno raccolto l’attenzione e il gusto di molti visitatori regalando ai produttori e al Cesvi nuove soddisfazioni e la fierezza di poter affermare lo stesso Pro Përmet come un prodotto buono, pulito, e giusto.

Per quanto riguarda invece le cantine del Nord Albania, ha fatto da padrone di casa il Kallmet, vitigno autoctono di cui è documentata la coltivazione in Albania da secoli. Tre sono i vini presentati al Salone. Il Kallmet 2011, prodotto dal Consorzio del nord Albania all’interno di un programma di ricerca viticola e enologica, è un vino franco, ma che non nasconde le proprie virtù, anzi le esalta rispetto ai prodotti commerciali.

Il Kallmet 2011, della cantina Ersi, prodotto con uve della zona di Naraç e Hajmel, (Kallmet all’80%, Merlot al 15% e Tempranillo al 5%), presenta un profilo piu’ internazionale, con un blend studiato per non corrompere le caratteristiche dell’uva autoctona, ma per regalare una sapidità più morbida e un colore più intenso. Il Sapa e Vjeter, della cantina AMT, (Kallmet all’80%, Montepulciano d’Abruzzo al 20%), è il vino più corposo e alcolico dei tre.

Dal profondo Nord Albania hanno partecipato anche produttori del Comune di Kelmend, ai confini con il Montenegro, una delle aree in Europa più remote e più intatte a livello ambientale. Nel Kelmend è presente una comunità del cibo che in questi anni, grazie anche al supporto del VIS, sta attraversando un processo di maturazione e sviluppo.

Prodotti della regione del Kelmend. foto © archivio Vis

Zina, Drita, Gjystina e Rrok hanno attraversato i Balcani per essere presenti al Solone del Gusto e testimoniare il loro impegno a diffondere un approccio al cibo che punti in primo luogo alla valorizzazione delle risorse presenti nei propri territori: marmellate di mirtillo, fico, e uva; composta di mela cotogna, pesca, pera e corniolo; liquori al mirtillo; raki. Nei loro occhi la gioia di poter condividere con i visitatori dello stand sapori genuini, e soprattutto, attraverso il cibo, poter portare la voce di una comunità che lotta ogni giorno per mantenere un rapporto armonioso con la natura, difendendo e diffondendo cibi dai sapori oramai dimenticati.

Alla festa conclusiva tenutasi presso il Salone, grande la sintonia e la complicità tra i popoli chiamati a partecipare. Dalla preparazione degli stand al mattino, ai saluti della sera, l’Oval ha trovato un proprio battito. Dalle emozioni di una danza senza regole di uomini e donne rapiti dalla musica incessante di un Maghreb che grida la propria gioia o di un corteo senza fine di musicisti birmani, la giornata si trasferisce in una zona meno pubblica dell’Oval, la mensa dei delegati. Qui, tutti i popoli del mondo, si sono messi in fila e si sono seduti allo stesso tavolo, alcuni hanno ringraziato Dio per il pane quotidiano, altri Madre Terra, e così hanno trovato un meritato ristoro. Seduti a mangiare un pasto comune, sono scaturite discussioni su ambiente, nuovi modelli di socialità e di produzione; discorsi anonimi e spontanei pieni di progetti, proposte e idee per il futuro.

Alla sera, quando i visitatori si diradano, nasce un altro splendido momento di condivisione: i delegati fanno un giro tra gli altri stand, comprano del formaggio nel sacco dell’Erzegovina, dell’olio da Korčula, lo slatko di fichi selvatici dalla Macedonia, del vino georgiano o del raki albanese, poi si siedono e allestiscono un banchetto. Questo è stato il Salone del Gusto.