13 maggio 2017 | Serbia | turismo culturale

Pasqua in Serbia, aprile 2017

Il ricordo di di Francesca, Gianfranco, Agnese, Caterina: “Belgrado è una città brutta, degradata, diroccata, annerita, a tratti ancora distrutta, pochi monumenti storici, molto traffico….

Ecco i primi pensieri difronte a palazzi coperti di smog, a case incompiute che attendono finestre e rifiniture. Accanto ad opere bombardate ricche solo di uranio impoverito, segni di una guerra che vuole essere dimenticata, ai piedi di edifici del socialismo reale, si vedono uomini e donne chini a rovistare nei cassonetti delle immondizie.

E poi … l’incontro con giovani serbi innamorati di questa “brutta” città, orgogliosi di accompagnarci tra le strade e i palazzi, per scoprire ciò che difficilmente si può vedere! Ragazzi coraggiosi che lottano senza paura, contro giganti agguerriti. Donne che cercano di valorizzare ciò che di buono offre la loro terra. Persone sognatrici che credono che l’arte possa cambiare il mondo o che possedere le chiavi di un municipio trasformino una guida in una gran principessa.

Ragazzi talentuosi che si inventano uno, due e a volte tre lavori pur di sopravvivere. Cortei di uomini e donne che protestano di fronte a soprusi e ingiustizie. Ecco allora che la prima brutta impressione va via via sfumando e il grigio prende colore. Le strade “sgarruppate” diventano oggetti da fotografare per i graffiti preziosi e singolari. Le vecchie abitazioni prendono vita come centri culturali: luoghi semplicemente speciali di gusto e cura, dove le cose succedono.

A Belgrado scopriamo una città dove la musica armonizza, la storia ricorda, la pittura colora non solo i palazzi ma anche gli animi e le vite delle persone. Sorprende la vicinanza e convivenza di chiese cattoliche e ortodosse, di moschee e sinagoghe, segno di una ricerca di spiritualità sempre viva nell’animo umano.

Allora quel frettoloso freddo iniziale giudizio della città si stempera e i ricordi si concentrano nella bellezza delle mura della fortezza, nella maestosità dei tigli nei parchi, nelle acque di un silenzioso Danubio, nei tulipani in fiore, nei colori notturni delle fontane ma soprattutto negli occhi di tutti i giovani incontrati che spingono verso una nuova rinascita! È la loro Pasqua.

Hvala, Eugenio, per averci accompagnato in questo viaggio di scoperta!”