20 settembre 2017 | Serbia | danubio

Viaggio in Serbia lungo il Danubio con Radio Popolare, agosto 2017

Il ricordo di Guja e Francesco: “Arriviamo all’areoporto di Belgrado con il buio. L’aria è calda e siamo un gruppo numeroso. Incontriamo Eugenio, ideatore del viaggio e nostro nume tutelare, e ci avviamo verso un pullman che ci deve portare a Novi Sad, dove comincia la nostra avventura.

Il mezzo che ci raccoglie  è di un inconsueto colore rosso deciso e brillante: ci suona come una promessa di esperienze ricche e stimolanti, capaci di suscitare interrogativi e riflessioni. L’ aspettativa, alta in partenza, si rafforza: e non va delusa.

E’ merito anche di Roni e a Mirijana, che si aggiungono al gruppo il giorno successivo  e contribuiscono a introdurci  alla storia, alla cultura, alle tradizioni, alla gastronomia e alle contraddizioni  di questo Paese, bello e tormentato, che l’Europa desidera e respinge.

Percorriamo le antiche vie di  Novi Sad, ne assaporiamo l’atmosfera austrungarica e scopriamo le tracce dell’antica comunità ebraica, sterminata anche qui dalla ferocia nazista: il gruppo Klezmer Panonija, di cui Roni fa parte, ne  concretizza per noi il ricordo  in forma musicale. Poi … navighiamo lungo il Danubio fino ad arrivare alle mitiche Porte di Ferro, limes dell’imperatore Traiano,  ne apprezziamo la vastità e  la varietà della fauna e ci stupisce la scarsità delle imbarcazioni. A Belgrado ci aggiriamo fra i luoghi più significativi, sotto un sole implacabile e sempre più rovente;  scorgiamo i resti della dominazione ottomana e siamo feriti dai segni dei bombardamenti della Nato; mentre osserviamo  i germi della rinascita, ne avvertiamo la fatica, ma nel pomeriggio, a Savamala, scopriamo una città giovane, alternativa, creativa e attiva, capace di immaginare un futuro diverso, sottratto al cortocircuito fra denaro e consumo.

E ancora … lungo il fiume ci vengono incontro due antiche civiltà preistoriche: quella neolitica  dei “Vinca” e quella mesolitica, raffinatissima, di Lepenski Vir, con le sue impressionanti figure di pietra di dei-pesce. Ci viene incontro, purtroppo, anche il memoriale di Sumarice con il ricordo di un eccidio nazista di  settemila civili serbi perpetrato qui nel 1941. Infine passeggiamo tra i boschi del Parco Nazionale del Djerdap, dove una flora e una fauna ricche e peculiari sono protette e preservate.

Ad accompagnarci in tutto questo molta musica e cibo e bevande di antica tradizione;  incontri con scrittori, artisti e bravi artigiani; libri a disposizione, sul battello che ci ospita, per riflettere, collegare e contestualizzare.

La fine del viaggio arriva troppo presto, accompagnata però dal proposito di prestare maggiore attenzione alle informazioni dell’Osservatorio Balcani e Caucaso. Torniamo sotto l’ala controversa del Maresciallo Tito, di cui visitiamo il memoriale, poco prima di imbarcarci.  Il gruppo numeroso è diventato ormai quasi una comunità: del resto siamo tutti ascoltatori di Radio Popolare e questo qualcosa vuol dire.”