26 Gennaio 2020 | Bosnia-Erzegovina | libri

Rileggere Andrić per capire la Shoah nei Balcani

Rileggere Andrić per capire la Shoah nei Balcani

“Buffet Titanik” di Ivo Andrić, pubblicato per la prima volta in Italia nel 2012 da Perosini Editore, a cura di Božidar Stanišić, permette di tornare nella Sarajevo del ’41 e rivivere le tragiche vicende delle due comunità ebraiche della città durante l’appartenenza allo Stato Indipendente croato, stato satellite del Terzo Reich.

di Tiziana Masola

Buffet Titanik è il titolo di una raccolta di tre racconti mai tradotti e pubblicati in Italia.

L’autore è Ivo Andrić, premio Nobel per la letteratura nel 1961, scrittore grandissimo, più noto per i suoi romanzi, in particolare Il ponte sulla Drina. E’ proprio la lettura di Buffet Titanik che dà il titolo alla raccolta che vorremmo proporvi per la sua intensità narrativa.

E’ il 1941… Anno durante il quale migliaia di ebrei sefarditi e ashkenaziti di Sarajevo, assieme a Serbi, Rom e comunisti, furono vittime dei pogrom del nuovo stato indipendente di Croazia, satellite del Terzo Reich. Qui inizia il racconto di Andrić.

E’ la storia di Mento Papo, misero oste sefardita e di Stjepan Ković, il suo assassino, «uno di quegli uomini inconcludenti e falliti che né maturano né appassiscono». Buffet Titanik, è il nome curioso dell’osteria posta in un ambiente degradato della periferia urbana di Sarajevo, e Mento Papo è il suo proprietario, più noto con il nomignolo di Hercika. Dedito fin dal giovane all’alcol e al gioco, Hercika, viene rifiutato dalla sua comunità sefardita per la quale è un uomo perduto… Una «pecora rognosa».

«Prima che le autorità ustascia cominciassero in modo sistematico e massiccio a deportare gli ebrei di Sarajevo […] singoli ustascia in uniforme […] avevano iniziato a rastrellare dalle case degli ebrei denaro e gioielli, a forza di bastonate, minacce, ricatti e […]».

Ma Hercika possiede solo la sua misera bettola. Non ha né l’oro né i soldi né i preziosi immaginati dagli ustascia in possesso degli ebrei. Prima che alla porta del Titanik si presenti il futuro assassino del proprietario di quella squallida osteria, Andric ci guida nei labirinti del terrore di Hercika. E Hercika del Führer sa ben poco, anzi nulla, ha una confusa idea del male come volontà di dominio sul mondo intero, inconcepibile per il singolo individuo.

Al suo carnefice, Hercika non appare come l’ebreo che si era immaginato, come l’ebreo frutto dei pregiudizi, ricco, grasso, insolente, … E’ un poveraccio con un vestito liso e unto, che si contorce, trema, sbatte gli occhi terrorizzato.

Alla maniera della leggendaria Sherazade, Hercika comincia a parlare, parlare come un uomo che lotta per la vita. Hercika tenta di fare pazientare il suo carnefice, cerca disperatamente di sospendere l’inevitabile condanna a morte e di prolungare l’illusione della vita e della sua durata.

Invano.

Stjepan Ković punta la pistola verso Mento e fa fuoco. «Mento, con movenze innaturali e assurde agitava le mani, saltellava e ballonzolava, come se corresse a zigzag tra le saette e le schivasse»

Danilo Kiš riteneva che fosse impossibile immaginare sei milioni di Ebrei vittime della Shoah, ma è possibile immaginarne uno, che per lui è suo padre.

Così Andrić a suo modo per rappresentare la morte di più di 9000 ebrei di Sarajevo, sceglie il povero Hercika e «libera un avvenimento dall’anonimato e gli conferisce una dimensione universale».

(Clicca sulle immagini per ingrandire)

 

(* L’immagine in Home Page è tratta da Wikipedia)