12 Aprile 2006 | Albania

Su e giù per l'Albania. Tre itinerari

Su e giù per l'Albania. Tre itinerari

Questi tre itinerari sono stati proposti da Cactus, associazione culturale ARCI nata a Forlì nel 1999.Cactus si propone di creare uno spazio che possa coinvolgere, nelle proprie attività, in particolare gli studenti dell’università di Bologna, sede distaccata di Forlì. All’interno di Cactus è nato un gruppo informale autodefinitosi “una faccia una razza”, composto da ragazze e ragazzi originari dell’Italia e dell’Albania. E’ stato questo gruppo a redarre una breve guida all’Albania nella quale vengono proposti questi tre affascinanti viaggi. Da Tirana a Durazzo… e da Durazzo a Korce

Il porto di Durazzo dista dalla capitale 39 km. Il clima è dolcissimo per le colline che proteggono l’insenatura dai venti del Nord. La lunga spiaggia sabbiosa, la più grande dell’Albania, nelle sere d’estate è un piacevole luogo di passeggio. Durazzo, grazie alla sua felice posizione, è divenuta una gradevole località balneare, appetibile anche dal turismo straniero, che in passato era rappresentato dai tedeschi dell’Est. I ritmi di vita più mediterranei, qui a Durazzo sono importanti.

La città, quasi al centro del paese, segna un’ideale linea di confine tra l’aspra Albania del nord, assolutamente balcanica, e quella solare del sud, con i suoi agrumeti e le bianche case, come in Grecia. La Durazzo balneare convive con quella storica e quella commerciale, con le rovine dell’anfiteatro, i resti archeologici e i cantieri navali. L’anfiteatro, in particolare, eretto nel II secolo a.C., è uno dei più grandi ed importanti monumenti di raro splendore che è sopravissuto nella città. Partendo da Durazzo in direzione di Korçë nella parte sud-occidentale del paese, si incontra la città di Elbasan. La propaganda comunista era orgogliosa di questo distretto per la sua forte vocazione industriale, ma la città conserva comunque un nucleo storico, raccolto intorno all’altrettanto immancabile fortezza, che ospita un museo archeologico.

Proseguendo verso Sud, e attraversando la regione del lago Ohrid, si arriva a Korce. Situata a 853 metri sul livello del mare, ai piedi del Morovì, Korçë può considerarsi il centro intellettuale dal quale si formò e si diffuse l’idea del risorgimento albanese. Qui sorse, nel 1887, la prima scuola albanese, il cui edificio attualmente ospita il Museo dell’educazione e anche, nel 1893, il primo istituto femminile. Venne fondata nel XV secolo, quando il bei di Ilyaz, Mirahor, vassallo di Maometto II, ebbe in feudo il territorio circostante dal sultano per aver combattuto a Costantinopoli. Per attirare la popolazione, fece costruire, nel 1482, una grande Moschea. Dal punto di vista architettonico, Korçë si distingue per le sue case ottomane, chiuse da caratteristiche cancellate in ferro battuto. Costruite in pietra e su due piani, presentano il piano superiore sporgente con una veranda di vetro e legno.

Da Nord a sud: la leggenda di Rozafa… e altro Entrando in Albania dal Montenegro, e attraversando la valle di Koplik, si possono trovare alcuni resti della civiltà illirica. E così, seguendo il tracciato di una precedente via che arrivava in Albania dal lungomare del sud della Dalmazia, si giunge a Scutari (Shkodër), una delle città più significative e antiche del paese. La fortezza, che la domina, ha una storia che risale a più di 2000 anni fa. La tristissima e famosa leggenda narra che un tempo tre fratelli erano impegnati nella costruzione delle mura del castello e che il lavoro che compivano di giorno, di notte crollava immancabilmente. Un vecchio saggio che passò di lì spiegò loro che le mura chiedevano il sacrificio di una donna, e solo in seguito il lavoro fatto di giorno avrebbe resistito di notte. Così i tre fratelli decisero di sacrificare una delle loro mogli, quella che il giorno dopo sarebbe venuta a portare loro da mangiare. Giunta l’ora del pranzo, fu la moglie del fratello più giovane ad arrivare. Rozafa, che aveva un bambino ancora da allattare, accettò di sacrificarsi, ma chiese che nel murarla le lasciassero liberi un seno, una mano e un piede, per nutrire, accarezzare e cullare il suo bambino. Così avvenne, e le mura furono finalmente terminate; ma la leggenda vuole che dalle pareti della fortezza scendano ancora gocce di latte. Scutari è la città cattolica per eccellenza dell’Albania; e il regime di Hoxha decise di aprire proprio in questa città un Museo dell’Ateismo che però, crollato il regime, fu immediatamente chiuso. Scutari è circondata da colline e acque; in particolare il fiume Drin, le cui sorgenti si trovano in Kosovo. Proprio seguendo il corso del fiume, si incontrano dei grandi laghi artificiali, tra cui spicca quello di Koman. Nelle gole del Drin è custodita l’Albania profonda, aspra, selvaggia, intatta e indimenticabile. Continuando in direzione di Tirana, si incontra la città di Kruje, dove l’eroe Skanderbeg si stabilì per molti anni per difendere la città dagli Ottomani, che riuscirono a conquistarla solo dopo la morte di quest’ultimo, occupando la fortezza. Nella parte superiore di questa nel 1982 è stato allestito il museo storico della città, dedicato alla lotta degli albanesi contro il nemico, e a Skanderbeg in particolare. Nonostante abbiamo finora visitato una piccola parte del paese, non può sfuggire un aspetto fondamentale e inconfondibile del paesaggio albanese: l’ossessiva presenza dei bunker. Questi piccoli rifugi di cemento ormai in rovina furono voluti da Enver Hoxha nel timore di un attacco jugoslavo. E così siamo arrivati a Tirana che divenne capitale solo nel 1920. La città ha un centro che ammicca alla grandeur di quelli delle altre capitali europee, con i suoi ampi viali e la grande piazza centrale, anch’essa dedicata a Skanderbeg, su cui si affacciano i principali monumenti, tra cui l’antica moschea di Ethem Bey, l’Opera, il Museo Storico Nazionale e il Museo Archeologico. Senza dubbio Tirana è la città albanese che sta vivendo le maggiori trasformazioni in questi anni grazie al fiorire delle attività economiche e sociali. Nel meridione dell’Albania Il terzo itinerario percorre la parte meridionale dell’Albania, da Durazzo sino all’estremo sud di Butrinto. La prima città che si incontra è Apollonia (nei pressi di Fier), dalle antichissime origini, proclamata dall’imperatore Augusto “città libera e intoccabile”: Apollonia fu sotto l’impero romano un importante centro culturale e ospitava una scuola di retorica e filosofia. Gli scavi hanno attirato l’interesse di molti archeologici e viaggiatori, e le rovine delle mura, del monumento degli Agnoteti, la biblioteca, il teatro e la casa dei mosaici offrono uno spettacolo unico e inaspettato. Abbandonando per un attimo la strada costiera, per inoltrarci nell’interno, ci si imbatte in Berat, una delle più famose città-museo dell’Albania. Berat è chiamata anche “la città dalle mille e una finestra”, poichè le facciate delle case, una accanto all’altra, sono appunto costituite esclusivamente da finestre. Bianche e luminose, le case di Berat, si arrampicano su ripidi pendii, lungo entrambe le sponde del fiume, collegate dall’antico ponte sull’Osum, costruito nel 1777 per volontà del pascià Ahmet Kurt. Sotto l’impero ottomano, la popolazione cristiana conservò i propri costumi e la religione, come testimonia la presenza di alcune chiese, come quella di Nostra Signora e di San Teodosio, ma la presenza dell’Islam è altrettanto visibile grazie alla presenza delle incantevoli moschee, coi loro bei portici e le pitture decorative. Grazie a questo insieme di edifici storici di grande interesse Berat insieme ad Argirocastro, è stata proclamata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Riprendendo la strada costiera, verso Sud si incontra Valona, sull’ampio golfo, un porto naturale ben conosciuto fin dall’antichità, all’esterno del quale si trova l’isola di Sazan, poco a largo e ben visibile dalla città. Valona era l’antica Aulona, conosciuta come un nodo stradale e porto importante nell’antichità, e cantata nei versi di Marziale per i suoi giardini coltivati. Durante il Medioevo era considerata un’unica città insieme con la fortezza di Kanina che è situata a pochi chilometri. Del suo passato restano poche tracce, tra cui la bella mosche di Murat, edificata su un progetto di Mimar Sinan (lo stesso della moschea blu di Istanbul) nel 1542, mentre il museo storico-etnografico ospita reperti archeologici. Scendendo ancora più a Sud, ci si imbatte nella piccola città di Himara, sul pendio di una collina che accoglie i resti dell’antica fortezza di Chimera. Per la sua collocazione ed il mare cristallino Himara è oggi un importante centro balneare della costa meridionale e costituisce con gli altri centri minori un’area di grande interesse turistico. Ancora pochi chilometri ed eccoci giunti a Saranda, graziosa cittadina in una bella posizione panoramica, tappa importante perché base di partenza per l’escursione alle rovine di Butrinto. Saranda è il porto meridionale dell’Albania, ed una apprezzata località turistica. Molte coppie albanesi trascorrono qui il loro viaggio di nozze, ed ecco perché è chiamata anche la “città della luna di miele”. Attualmente ci sono servizi giornalieri di trasporto persone via traghetto per Corfù (a soli 20 minuti di navigazione!).

Da visitare è l’antico monastero cristiano dei Santi 40, da cui deriva il nome moderno di Saranda. A pochi chilometri verso l’interno si trova anche Argirocastro, città particolarmente interessante per aspetti storici e architettonici. Situata a trecento metri sul livello del mare, è dominata dal monte Mali i Gjere, nella cui valle scorre il fiume Drin. La leggenda fa risalire il nome alla principessa Argjiro mentre qualche storico accredita il nome agli Argyres, antichi abitanti del territorio. La città vecchia, con le case dai caratteristici tetti ricoperti da grosse pietre grigie, è costruita sulle pendici del monte e guarda nella valle i quartieri nuovi. L’architettura di questi ultimi è moderna mentre ben conservata quella antica del vecchio borgo. Come tutte le città minacciate dalle scorrerie, anche Argirocastro fu strutturata per rispondere all’esigenza di difendersi. Percorrendo le sue stradine si nota la quasi totale mancanza di finestre sul piano stradale. Nell’architettura tradizionale non esistevano balconi, ma tante finestre, accostate l’una all’altra, con elaborati infissi ed eleganti verande che impreziosiscono le facciate degli edifici, alcune rientranti altre poste in angolo. In questa città nacque, il 9 Ottobre 1908, Enver Hoxha, il segretario del Partito Comunista Albanese, tra i primi ad organizzare la Resistenza contro l’occupazione italo-tedesca. Infine Butrinto, nell’estremo sud, è una delle cittadine più interessanti d’Albania, ricca di straordinarie testimonianze storiche. Una leggenda, tramandata da Virgilio con il III libro dell’Eneide, narra di Eleno, figlio di Priamo e terzo marito di Andromaca, vedova di Ettore, che avrebbe fondato Buthrotum con l’aiuto di un nutrito gruppo di profughi Troiani. La storia invece ci dice che Butrinto fu fondata dai Corciresi, nel VI secolo a.C., che ne fecero il loro centro di disimpegno per il commercio. Infatti, una strada la collegava a Valona, Apollonia e Durazzo. Conquistata dai Romani nel 168 a.C. fu luogo di villeggiatura per i patrizi che costruirono fattorie e ville. Gli scavi, effettuati da una missione archeologica italiana, guidata dal professor Ugolini, hanno portato alla luce reperti romani, greci, bizantini e veneziani.

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