6 dicembre 2016 | Balcani | libri

Tumulto

Tumulto

Due motocicliste punk, in sella ad una vecchia Virago, in giro per i Balcani. Nelle librerie la graphic novel Tumulto. La prefazione al libro a cura di Eugenio Berra, coordinatore di ViB

Ho conosciuto i territori della ex Jugoslavia attraverso i suoi fiumi. Era l’ottobre del 2002 quando mi recai per la prima volta a Prijedor, a quei tempi la maggior parte dei ponti non era ancora stata ricostruita e per attraversare il confine tra Croazia e Bosnia Erzegovina sulla Sava si utilizzavano vecchie chiatte – il volto assente del ragazzo al timone dell’imbarcazione è ancora impresso nella mia mente come un fermo ricordo, come fosse ieri.

I fiumi di questa parte d’Europa sono tutti declinati al femminile e, tranne la Neretva, si dirigono in direzione contraria al mar Adriatico, verso oriente, in cerca di un altro mare, il Danubio. Anche la Drina non fa eccezione: dalla sua nascita alla confluenza tra Piva e Tara corre a nord-est lungo molti confini, tra Montenegro e Bosnia Erzegovina, poi tra quest’ultima e la Serbia, prima di immettersi nella Sava che a sua volta si perde nelle acque danubiane sotto la fortezza di Kalemegdan, a Belgrado.


 

Due ragazze, una moto, tanta strada lontano da casa, in un paese dove l’aria ha un peso specifico diverso e ancora puzza di guerra. Tumulto è un viaggio fisico, in un paese dove le persone sanno guardare al futuro, progettare, con una fame di vita e sogni che non si è fatta spegnere dalla guerra. Ed è un viaggio mentale, alla ricerca del giusto equilibro tra chi si è stati e chi si sarà domani, portandosi addosso tutto ciò che si è vissuto.

Tumulto

di Silvia Rocchi e Alice Milani

Casa editrice: Eris Edizioni

Anno di pubblicazione: 2016

Pagine: 168 a colori

Prezzo: 17,50 euro

Abdulah Sidran, poeta di Sarajevo bagnatosi nelle acque della Drina durante le sue estati di bambino nella cittadina di Zvornik, ha parlato dei confini come luoghi senza pace, le popolazioni che vi abitano sono continuamente costrette a dover ridefinire la propria identità. La Drina stessa, confine storico tra impero romano d’oriente e d’occidente e in seguito tra quello ottomano e austro-ungarico, non è sfuggita a questo destino: tra il 1992 e il 1993 circa tremilacinquecento tra uomini e donne sono morti lungo le sue rive durante il conflitto in Bosnia Erzegovina – Sidran per anni non è più riuscito a guardare la Drina, e ha elaborato questo trauma attraverso la scrittura di un’intensa opera teatrale, Ho lasciato il mio cuore a Zvornik.

A Belgrado incontriamo le due protagoniste di Tumulto, motocicliste punk perse nel traffico cittadino in sella a una vecchia Virago. Scopriamo quasi subito che la meta finale del loro viaggio è proprio la Drina, dove le attende un appuntamento con il passato e qualche fantasma da esorcizzare. I personaggi in cui si imbattono lungo la strada – quasi tutti con una passione per il r’n’r: la musica ricopre un ruolo fondamentale in questa storia – sono tutti accomunati da solitudini che sommandosi non si annullano, e presi uno a uno ben riflettono tensioni e speranze in cui è immerso il presente di questi paesi: il limbo di una transizione infinita.

C’è chi, specie tra gli uomini, cerca rifugio nel rancore, in un passato (quello jugoslavo) spesso idealizzato, o semplicemente nell’emigrazione e altri che nonostante tutto continuano a coltivare aspirazioni, come il ragazzo che sogna di sviluppare attività di arrampicata sulle pareti di roccia attorno alla Drina poiché, “Sto bene in questo posto. I miei amici si sono trasferiti tutti. A me non va di scappare, io sto bene qui”.

Tra i vecchi abitanti dei villaggi lungo la Drina ricorre un detto, quello della Drina storta: non puoi raddrizzare le curve della Drina. È una metafora utilizzata per descrivere il carattere indomabile del fiume e più in generale dell’essere umano: bisogna accettare una persona per quella che è. Eccolo il Tumulto che dà anche il titolo al libro: nell’animo delle protagoniste, nella lotta contro un demone interiore che si tenta di raddrizzare, alla ricerca di un mondo per fare pace con se stesse.

Gli autori
 
Alice Milani, pisana classe 1986, dopo aver studiato pittura a Torino si è specializzata in incisione e tecniche di stampa a Bruxelles. Dal 2010 realizza fumetti autoprodotti con il colletivo di cui fa parte, La Trama. Il suo primo graphic novel, Wislawa Szymborska, Si dà il caso che io sia qui, è uscito nel 2015 (BeccoGiallo); dedicato alla poetessa vincitrice del Premio Nobel è stato anche tradotto in polacco.

Silvia Rocchi, pisana classe 1986, fa parte del collettivo La Trama, con cui realizza fumetti autoprodotti. È autrice unica delle biografie di Alda Merini, Ci sono notti che non accadono mai. Canto a fumetti per Alda Merini, e di Tiziano Terzani, L’esistenza delle formiche, entrambe edite da BeccoGiallo, uscite rispettivamente nel 2012 e nel 2013. Ha disegnato la storia scritta da F. Riccioni, Il segreto di Majorana nel 2015 per Rizzoli Lizard e nel 2016 I giorni del vino e delle rose scritta da Diego Bertelli per Valigie Rosse. Nel 2015 ha vinto il premio “Nuove Strade” assegnato ai giovani disegnatori dal festival Napoli Comicon.