13 Febbraio 2013 | Balcani | turismo responsabile

Turismo responsabile nell'Europa di mezzo. Una rinnovata scommessa.

Turismo responsabile nell'Europa di mezzo. Una rinnovata scommessa.

di Michele Nardelli. Un incontro interessante quello che si svolge a Palazzo Adami, nella sede di Osservatorio Balcani Caucaso in piazza San Marco a Rovereto. Intorno al tavolo  Luisa Chiodi e Francesca Vanoni di OBC, Piero Sardo e Michele Rumiz di Slow Food International, il sottoscritto ed Eugenio Berra di Viaggiare i Balcani.

E’ qualche anno che questi soggetti collaborano fra loro attorno al concetto di turismo responsabile nell’Europa di mezzo. Quando avviai questo percorso, coinvolgendo Progetto Prijedor e Tremembè, in molti mi guardavano storto, quasi fosse inimmaginabile che in un dopoguerra ancora così segnato dal dolore e dalla distruzione ci fosse qualcuno interessato a considerare questi luoghi come meta turistica.

E invece, quando mi metto in testa una cosa… Ricordo quando organizzammo il primo incontro sul turismo responsabile in Bosnia Erzegovina, nei pressi di Zenica. Non era semplice affermare un’idea diversa di turismo, tanto che con l’amico Sladjo di Zavidovici discutemmo animatamente se la caccia all’orso avrebbe potuto o meno rientrare in questa modalità diversa di intendere il turismo. Da allora sono passati più di dieci anni e di strada se ne è fatta molta, ma forse la cosa più interessante è che l’idea stessa di un turismo attento alla storia, alla cultura, alle bellezze naturali, ai sapori dei Balcani, insomma all’unicità di quei territori, abbia trovato cittadinanza in tutta la regione, dalla Slovenija alla Bulgaria. E a questo risultato, il contributo dato da Viaggiare i Balcani credo sia stato per certi versi decisivo.

Vista dal B&B di Biljana, lungo la Put Vode.

Cominciammo con i primi viaggi esplorativi, poi con la costruzione di una rete di soggetti locali, le attività formative laddove immaginavamo importante costruire un tessuto di accoglienza… Poi ancora i progetti a Martin Brod con il campo di lavoro estivo insieme ai ragazzi della scuola d’arte; il programma della Put Vode (la strada dell’acqua) nella Valle del fiume Ibar, nei pressi di Kraljevo; il turismo rurale a Prijedor e l’attività formativa per le aziende agricole che fanno parte della rete di Promotur; il cicloturismo da Trieste a Sarajevo con gli Amici della Bicicletta; il programma di turismo responsabile nella Val Rugova, in Kosovo; i viaggi e gli itinerari fra la Transilvania e la Bucovina, in Romania; la collaborazione con la SAT sui sentieri nelle montagne fra il Kosovo e il Montenegro. Ed ancora l’organizzazione dei viaggi del turismo responsabile (attraverso l’accordo con ETLI e altre agenzie), il percorso formativo per accompagnatori di viaggi nella regione, i viaggi formativi per gli insegnanti e per gli studenti delle scuole superiori oppure la realizzazione del sito http://www.viaggiareibalcani.it, un punto di riferimento unico per il turismo responsabile nella regione. Tanto da accogliere il turismo responsabile nei Balcani fra le linee di lavoro del Seenet, un vasto programma di valorizzazione delle risorse locali fra sette regioni italiane ed altrettante aree dell’Europa di mezzo. Da ultimo la realizzazione della guida/libro “Scoprire i Balcani” che viene presentata in questi giorni e che ha già avuto centinaia di richieste.

Ora che scorro questo elenco peraltro largamente incompleto mi rendo conto di quanto lavoro si sia realizzato in questi anni, ma anche di quanta strada sia davanti a noi visto che ancora oggi risulta assai difficile associare i Balcani al turismo. Ci abbiamo sbattuto il muso più volte, tanto nel registrare quanto ancora sia diffusa l’immagine stereotipata dei Balcani, quanto nella fatica di far comprendere che senza i Balcani non c’è Europa e che investire su questa parte d’Europa diventa fondamentale per evitare che l’interdipendenza diventi un problema anziché una prerogativa.

E infatti proprio di Europa parliamo nel nostro incontro. Non l’Europa come qualcosa d’altro da noi e nemmeno l’Europa come insieme di istituzioni cui rivolgersi per veder approvati progetti, ma l’Europa come visione ed insieme come identità sovranazionale che non può prescindere dal suo cuore balcanico. Parliamo dell’Europa e della sua declinazione mediterranea, del suo patrimonio di minoranze culturali ma anche come custode di uno straordinario tesoro di biodiversità.

In questa cornice, emerge il grande valore della terra e del cibo che di un’associazione internazionale come Slow Food sono gli elementi fondanti. Parlare di terra e di cibo implica un approccio multidisciplinare che investe l’agricoltura, lo sviluppo locale, l’ambiente, il turismo, la salute, la formazione e la cultura. Cosa che ho ben compreso nel corso di questa legislatura nell’iter della legge sulle filiere corte ed ora nella predisposizione del programma triennale che proprio in questi giorni arriva (finalmente) in Commissione legislativa per il varo definitivo. Mettere d’accordo quattro o cinque diversi assessorati è un’impresa vera e propria.

Decidiamo di darci un’agenda comune di lavoro ed anche questo è un risultato niente affatto trascurabile. Per una realtà come “Viaggiare i Balcani” che in questi anni si è retta soprattutto grazie all’apporto volontario è una scommessa che richiede un salto di qualità. Sul piano dell’associazione, innanzitutto, ed è questo quel che ci proponiamo nel cercare di mettere insieme le molte centinaia di persone che sin qui hanno partecipato ai viaggi organizzati e chi ancora non ha assaporato il fascino di questa parte della nostra casa comune europea.

Anche a prescindere da questo rinnovato impegno, nell’affermarsi nella regione di numerose esperienze che fanno del turismo sostenibile la loro ragion d’essere, ci conforta il fatto di aver contribuito ad aprire una strada inedita in questa parte d’Europa.