28 Novembre 2008 | Balcani

Turismo sostenibile in Macedonia

Turismo sostenibile in Macedonia

La gente sa quello che vuole

Accoglienza rurale, escursioni, valorizzazione del patrimonio L’idea di un turismo di lunga durata si fa strada in Macedonia. Se i fondi ancora mancano e se gli attori rimangono isolati, alcune iniziative vedono la luce. Diversi progetti di cooperazione tentano di creare una dinamica. Resoconto di una tavola rotonda organizzata a Skopje da Courrier de la Macédoine.

di Thomas Claus – (traduzione di Francesca Rolandi)

Un’attività economica che possa creare lavoro, che sia rispettosa dell’ambiente, fondata sul patrimonio naturale o culturale, realizzabile in Macedonia. Questa pietra filosofale ha potuto vedere la luce, sotto la forma del turismo di lunga durata. Accoglienza rurale, scoperta delle ricchezze naturali o culturali: il concetto assume forme diverse. Da Strumica a Tetovo, sono in molti a pensarci. Alcuni ci provano, con più o meno successo. La questione è anche oggetto di un progetto di cooperazione, tra i cui partner vi sono la Bassa Normandia e il dipartimento delle Hautes-Alpes.

Il 2 ottobre, Courrier de la Macédoine ha riunito a Skopje gli attori macedoni e francesi del turismo sostenibile. Obbiettivo: redigere un quadro delle iniziative in corso e varare delle prospettive di sviluppo.

“In Macedonia non c’è il mare. Non si può ricevere un turismo di massa: semplicemente non ci sono i mezzi. Il turismo alternativo è un’opportunità che non possiamo lasciarci sfuggire” sottolinea Zoran Nikolovski, rappresentante del Ministero dell’Economia.

“I macedoni hanno delle buone idee, ma mancano due cose per lo sviluppo di un turismo durevole: i fondi e un lavoro di analisi della costruzione di un’offerta. Bisogna creare maggiori legami tra gli attori locali, le agenzie turistiche e le organizzazioni legate allo sviluppo” spiega Zoran Stojkovski, direttore del CIRa. Nel quadro di un progetto di cooperazione decentralizzata tra il paese e la regione Bassa Normandia, questa ONG sostiene lo sviluppo del turismo sostenibile in Macedonia.

Zoran Nikolovski, il rappresentante del Ministero dell’Economia, condivide questa diagnosi. Ai suoi occhi, la Macedonia non manca di risorse sfruttabili nell’ottica del turismo sostenibile. “Il paese ha il necessario per piacere agli adepti del “turismo attivo”: gli escursionisti, gli amanti del parapendio. E chi si sente meno avventuroso troverà la felicità nelle nostre stazioni termali”. Egli assicura che, grazie all’Unione Europea, la Macedonia avrà accesso dall’anno prossimo a un sostegno finanziario destinato in particolare al turismo locale nel quadro del programma di sviluppo
Rurale IPARD.

Ma riconosce che la creazione di un turismo sostenibile nel paese richiede ancora un grosso lavoro a monte. “Gli attori locali non hanno piena coscienza di ciò che potrebbero realizzare nel campo del turismo sostenibile. E fintanto che mancano dei mezzi, ciò rimane difficile da concretizzare: un agricoltore non può accogliere degli ospiti presso la sua casa se non ha camere da offrire loro. In compenso, si possono sviluppare strutture d’accoglienza all’interno dei monasteri”.

L’idea colpisce nel segno. “L’idea dei monasteri è ricca. Un monastero non è semplicemente una costruzione, ma anche una storia, una cultura”, si entusiasma Eugène-Lo√Øc Ermessent, presidente del parco Normandie-Maine, in visita in Macedonia per testimoniare la sua esperienza. Egli incoraggia gli attori locali a valorizzare questa storia e questa cultura. Per lui è positivo anche che i progetti possano definire la loro linea. “Bisogna definire un prodotto. Bisogna caratterizzarlo per presentarlo come “macedone” o come “locale”, questa è una vostra scelta. Bisogna collegarlo ad altri elementi. Per esempio, accogliere delle persone in campagna, proponendo allo stesso tempo delle escursioni e dei siti culturali”.

“Le gente sa quello che vuole”

√â in questa prospettiva che lavorano il CIRa e i suoi partner francesi, l’associazione Savoir Faire et Découverte. Nell’ottica di una cooperazione decentrata tra la Bassa Normandia e la Macedonia, le due organizzazioni hanno portato in giugno 2008 degli studenti francesi nella regione di Mariovo. Assistiti da due esperti, uno francese e uno macedone, gli studenti hanno realizzato un inventario del patrimonio edilizio di questa regione, celebre per la bellezza dei suoi villaggi.

L’operazione ha fornito l’occasione di riunire gli abitanti delle municipalità delle vicinanze per stabilire un piano d’azione. “Uno dei dibattiti si è tenuto a Staravina. Questo villaggio non conta più di tredici abitanti” racconta Zoran Stojkovski. “Queste persone puntano alla sistemazione delle strutture di accoglienza rurale per salvare il loro villaggio. Sanno quello che vogliono. Quello che manca loro è un sostegno strutturale. Non domandano altro che di entrare in contatto con gli altri attori della catena turistica. Vorrebbero istituire una sorta di ‚Äòcamera del turismo’ che permetterebbe di connettere i loro partner”.

Alla tavola rotonda del Courrier de la Macédoine, numerosi rappresentanti di agenzie turistiche si sono detti interessati all’idea di creare dei legami con le strutture locali. Tutti concordano su un punto comune: la decentralizzazione del potere in Macedonia sembra infine essere la condizione necessaria per facilitare la cooperazione tra le municipalità, gli attori locali e le agenzie turistiche.