8 Luglio 2011 | Romania | turismo culturale

Turisti non a caso – terza parte.

Turisti non a caso – terza parte.

di Joy Betti – Il viaggio come ricerca-azione per condividere saperi accademici,collettivi ed individuali. Sviluppando in tal modo forme di cultura dinamica che rafforzino le comunità locali e i loro abitanti. Joy Betti, presidente dell’associazione Turisti non a caso, ci presenta un percorso che ha messo in relazione ricercatori, studenti e cittadini provenienti da Italia e Romania. In questa terza e ultima puntata si parla di integrazione economica alll’interno dell’Unione Europea.

 

 L’obiettivo dell’associazione Turisti non a caso è diffondere la Cultura dinamica. Tale cultura è costituita dalla condivisione dei saperi accademici, collettivi ed individuali evidenziando l’importanza delle percezioni soggettive e riconoscendo il loro contributo come elemento innovativo . Lo scopo di diffondere la cultura dinamica è quello di creare maggiore benessere sociale rafforzando le relazioni tra le comunità. Gli strumenti di ricerca utilizzati sono: il viaggio, il questionario dialogico, interviste dirette e i diari “ emozionali”. Ogni progetto dei “Turisti Non a Caso “ si articola in tre viaggi. Il primo è detto di “impatto”, perché vi si raccolgono impressioni, sensazioni ed interazioni umane che aiutano a disegnare la mappa da seguire nel viaggio successivo. Il secondo viaggio è detto di ricerca. Tornati dal primo viaggio, i ragazzi rielaborano le esperienze vissute compilando un questionario, sottoposto anche ad un campione di Italiani (200 individui) circa la loro percezione del paese oggetto di studio. La terza e ultima fase del progetto prevede il cosiddetto viaggio di “reciprocità”: uno scambio interculturale che serve ad acquisire una reciproca visione delle due comunità oggetto di studio, in questo caso l’Italia e la Romania. Il precedente “Viaggio di reciprocità”, effettuato in Romania, si è articolato in due tappe. Nella prima abbiamo ospitato una decina di ragazzi rumeni che hanno compiuto il viaggio di “impatto” sul modello di quelli già fatti da noi nel loro paese. I ragazzi, oltre ad incontrare sociologi, economisti, storici e politici, sono stati dotati di telecamere e diari, i cosiddetti “diari emozionali”, con cui hanno registrato le loro impressioni e percezioni. Questa tappa si è conclusa in Italia con un convegno in cui i partecipanti allo scambio rumeni e italiani, persone incontrate e intervistate durante i tre viaggi, membri di associazioni e alcuni docenti universitari, hanno discusso delle dinamiche di interazione tra i due popoli. Nella seconda tappa i ragazzi romeni ci hanno accompagnati in Romania, per mostrarci ciò che per loro è la cultura romena. Nello stesso periodo sono stati distribuiti i questionari sulla cultura italiana rivolti alla popolazione rumena. Il progetto si sta concludendo con pubblicazioni video e cartacee. Attualmente siamo impegnati a sviluppare il progetto “ Turisti Non a Caso in Marocco”.

Economia.

L’esito del questionario dialogico.

“ La percezione generale, comunque, è quella di un Paese estremamente povero con un’economia quasi esclusivamente agricola”.

IL DIARIO EMOZIONALE.

Notte a firiteaz.

Risveglio un po’ traumatico. La luce mattutina entra nella nostra tenda selvaggiamente e il caldo ci fa da seconda sveglia verso le otto. La prima sveglia ci è stata gentilmente concessa dal contadino, proprietario del pezzo di terra su cui avevamo deciso di campeggiare, che, con urla da cane incazzato, ci ha esortato a spostare la Tigre Asiatica e ad andarcene il prima possibile. La terza sveglia… Definitiva… Joy (ore 9:00).

Non manca una ripresa di quel primo paesaggio straniero e alle facce ancora assonnate di bimbi traumatizzati dal brusco risveglio. Acqua in faccia, armati di spazzolino, riprendiamo piano piano colore. Via le tende e si riparte verso il tanto atteso confine, senza però mancare l’appuntamento con la colazione in un autogrill di Szeged. Il tavolo della nostra prima colazione da viaggiatori diventa immediatamente un luogo di lavoro dove vengono diligentemente scelti i nostri ruoli all’interno del progetto. Chi si occuperà delle riprese e di tutto ciò riguarda la tecnologia, chi del diario di bordo, chi del montaggio video… Tutto perfettamente assegnato. Si riparte verso la nostra prossima meta.

Arriviamo al confine verso le dodici e l’emozione è tanta. Il paesaggio non mostra ancora niente di nuovo o di particolarmente suggestivo: lunga fila di camion in attesa di attraversare il confine e qualche chioschetto per acquistare le vignette rumene. Un po’ di ansia… si trattiene il respiro e attraversiamo la sottile linea immaginaria che separa una terra da un’altra. Il tempo di uno starnuto e siamo in Romania!

Arriviamo nella nostra prima meta, Arad, affamati. La città vecchia è lontana e tutto ciò che si presenta ai nostri occhi è una normalissima periferia, piena di palazzoni orribili, strade larghe e rotaie del tram. Può sembrare una qualsiasi periferia di Milano o di Roma e forse questo colpisce molto più la nostra attenzione. Le aspettative erano diverse, la nostra immagine viene smentita quasi subito. Ci fermiamo in un locale con i tavoli all’aperto per il nostro primo pranzo rumeno, da bravi italiani: PIZZA, extra- large per andare sul sicuro!

Dopo l’abbuffata si torna al lavoro. Ci armiamo di telecamere per la nostra primissima intervista… a noi stessi. Qualcuno non sembra d’accordo, un po’ per timidezza, un po’ perché ancora poco c’era da dire sulle nostre impressioni. Con voce tremante di alcuni, i filmati vengono registrati.

Un gruppo di amici vicino al nostro tavolo ha voglia di chiacchierare, e noi non perdiamo occasione di rivolger loro qualche domandina personale. Uno di questi aveva vissuto in Italia, ma deluso nelle aspettative su ciò che gli era stato promesso come l’America, era tornato in Romania a fare lo stesso lavoro, il muratore.

Ripartiamo con gran fretta, dopo esserci riforniti del necessario in un supermercato.

La prossima meta è Firiteaz, piccolo villaggio contadino, dove ci attende un nostro amico che già nel precedente viaggio aveva dato ospitalità ad alcuni di noi. Ed è proprio qui che cominciamo a respirare quell’aria di diverso che ci si aspetta in un viaggio. Il paese si presenta completamente fuori dal nostro vissuto. Sembra di rivivere l’Italia di sessant’anni fa, con casette povere, piccoli appezzamenti di terra e latrine maleodoranti fuori dalle abitazioni. Ogni tanto il rumore degli zoccoli di qualche carretto trainato da cavalli rompe il silenzio. L’atmosfera è calma, il caldo insopportabile.

Non appena arrivati salutiamo il nostro amico e ci dirigiamo verso l’unico bar-minimarket del paese a conoscere un po’ di amici di Leontin, il padrone di casa. Mi fermo ad assaporare quell’atmosfera di altri tempi e mi accorgo di stare bene. Il primo impatto con Arad mi aveva un po’ delusa perché credevo che avrei dovuto cominciare ad abituarmi all’idea che forse la Romania fosse tutta così. Mi siedo e comincio a osservare la gente incuriosita. Ho voglia di godermi questo spettacolo di tempi passati e mi esalto all’idea di vivere finalmente qualcosa che so di non poter vivere spesso.

Finito il momento di relax ci dirigiamo verso casa di Leontin per approfittare della luce e montare le nostre tende. La promessa di una doccia per un attimo ci esalta, ma la gioia dura poco. Purtroppo l’acqua scarseggia e siamo costretti a rinunciare.

La famiglia di Leontin è composta da cinque persone: la moglie, di appena vent’anni, alla sua tenera età è in dolce attesa e madre di tre figli vivaci. Daniel, l’ometto di casa, ci mette a nostro agio e sembra entusiasta del nostro arrivo, forse perché poca gente si ricorda di quel piccolo angolo sperduto della Romania.

Montate le tende ci si appresta a banchettare all’aperto, con carne alla griglia accompagnata da ingordi sorsi di tuica, la famosa grappa fatta in casa (letale!!!).

La nottata prosegue con risate e scherzi e la grappa è la regina incontrastata della nostra euforia, alle volte un po’ troppo esagerata.

Tutti a letto verso le due… Con un gran mal di testa!


2.1Intervista a Mario cospito e a Cristian

A Bucarest abbiamo intervistato l’ambasciatore italiano Mario Cospito.  Con lui abbiamo affrontato il tema dell’integrazione della Romania nell’Unione Europea e dell’economia di questo paese.

Mario Cospito: Nel giro di pochi anni, la comunità romena in Italia è passata da poche migliaia a circa 1.200.000 unità: si tratta del più grande fenomeno migratorio di cui si ha notizia negli anni recenti, un paese che vede trasferire in blocco circa il 5% della sua popolazione in Italia. Giornalmente sono 3000  camion e autobus che attraversano le due frontiere. Al 1.200.000 di rumeni che vivono in Italia  fanno da contraltare circa 200.000 italiani che giornalmente sono in Romania per affari , turismo e cultura.

Quando si parla di Romania, inoltre, si guarda alle grandi potenzialità economiche che questo paese ha offerto all’economia e alle imprese italiane. Oggi la produzione italiana in Romania si sta assestando su livelli molto elevati: meccanica, componentistica, elettronica senza dimenticare la presenza delle grandi imprese. La più grande impresa italiana presente è l’Enel, che gestisce la distribuzione di elettricità in metà del paese”. Poi la Pirelli.  Il calo del consenso  che la Romania è nell’Unione europea è dato dal fatto che il cittadino rumeno non ha riscontrato nessun beneficio sulla propria vita data dal fatto che la Romania è nel’ U.E., mentre noi in Italia dopo 50 anni di appartenenza alla U.E l’abbiamo visto i rumeni non l’hanno vista.

In un piccolo villaggio nei pressi di Arad abbiamo incontrato Cristian, un giovane svizzero che ha deciso di immigrare in Romania . Abbiamo raccolto le sue impressione e soprattutto le motivazioni che lo hanno spinto a trasferirsi in Romania tra cui la  difficoltà dei giovani dei paesi sviluppati di potersi costruire un futuro.

Turisti non a caso: La  prima impressione che hai avuto della Romania?

Christian: La prima idea che ho avuto della Romania è stata quella di un paese molto povero, è questa l’immagine che ne ha la svizzera, se poi vieni qui naturalmente ne vedi un sacco di gente povera, nonostante questo  penso che la Romania abbia un grande potenziale. Quello che ho visto è stato un potenziale per quanto riguarda appunto l’agricoltura. In svizzera volevo lavorare come agricoltore ma non è stato possibile perché la mia famiglia non possedeva nessun terreno, e in svizzera se la tua famiglia non possiede un terreno diventa molto difficile lavorare nell’agricoltura.

Tnc: Perchè hai scelto di trasferirti in Romania? 

Christian: la vita qui è molto più semplice, in svizzera come anche in Germania, in Italia, in tutta l’Europa occidentale raggiungiamo dei livelli che ci allontanano dalla realtà..i risultati poi si vedono, pensa alla crisi economico-finanziaria di tutto l’occidente. Quello che abbiamo in Europa occidentale non è costruito su qualcosa di reale, esiste una sorta di virtualizzazione del mondo, e tutto è iniziato col denaro…nel sistema occidentale l’economia deve crescere ogni giorno di più, altrimenti non sta funzionando, bisogna stampare soldi su soldi su soldi…adesso il problema è questo: negli anni 70 avevamo un modello basato sull’oro, c’erano l’oro e il denaro, sapevi che la quantità di denaro che avevi in banca corrispondeva alla stessa quantità di oro deposto allo stesso modo in banca, adesso si stampa il denaro ma non c’è più l’oro, questo è stato l’inizio del crollo che stiamo avvertendo ora e della virtualizzazione di cui parlavamo prima, senza questa virtualizzazione sarebbe stato impossibile per le persone diventare così ricche, mentre altra gente che non ha avuto nessun contatto con questo sistema ha continuato a lavorare la terra e a viverne al di fuori subendone comunque il disagio.

2.2 Il dato

Settori produttivi.

L’industrializzazione forzata del passato è stata per anni un settore trainante dell`economia rumena, in particolare  l`industria pesante, della raffinazione e del petrolchimico, che scontano le conseguenze di gravi ritardi tecnologici.

L’agricoltura è penalizzata da condizioni climatiche spesso avverse e la sua incidenza sulla formazione del PIL della Nazione è in calo.

Il settore dei servizi  e quello delle costruzioni presentano buone possibilità di sviluppo  accrescendo la loro quota di formazione del Pil.

Interscambio.

La Romania rappresenta uno dei più importanti partner commerciali dell’Italia nell’Europa dell’est.

Dal 2007 il saldo in bilancia risulta positivo per l’Italia ma in diminuzione costante. L’andamento delle esportazioni italiane è in forte flessione, passando dai 6.219.599.061 euro del 2008 ai 4.033.242.413 euro del 2009. Nel biennio 2008-2009 le importazioni, invece, sono state pari rispettivamente a 4.379.415.975 euro e 3.695.579.112. Attualmente il primo partner della Romania è la Germania.

I principali prodotti che la Romania importava dall’Italia sono stati: Tessuti, esclusi tessuti a maglia e all’uncinetto e rivestimenti tessili per pavimenti ; Cuoio e pelle conciati e preparati; pellicce tinte e preparate ; Calzature ; Prodotti della preparazione e filatura di fibre tessili  e Altri articoli in materie plastiche. I principali prodotti che la Romania esporta verso l’Italia sono: Abbigliamento esterno  Calzature , Tabacco  e Autoveicoli.

Relazione storico-economica tra rumeni ed italiani.

La prima fase ha inizio diverso tempo prima della grande guerra e si differenzia dalle altre per il suo flusso migratorio a senso unico. Interi gruppi di operai italiani provenienti dalle principali regioni del nord Italia si trasferivano in Romania per contribuire all’ammodernamento dello stato romeno in quegli anni.Numerosi edifici pubblici in Romania costruiti prima della grande guerra, hanno goduto del contributo della forza lavoro degli operai italiani. Tra le opere più importanti ricordiamo: la vecchia sede della Camera dei Deputati, il Palazzo Comunale di Buzau, il Teatro Nazionale di Iasi; così come ponti, linee ferroviarie, strade e tunnel. La loro consistente e costante presenza sul territorio romeno ha contribuito al perfezionamento delle tecnologie autoctone e ha lasciato tracce individuabili ancora oggi. La seconda fase di scambio riguarda l’emigrazione dei romeni in Italia dopo la rivoluzione dell’89 e contemporaneamente quella di alcune importanti realtà economiche ed industriali italiane in Romania Contemporaneamente all’emigrazione dei romeni in Italia. 

Con la caduta del regime, sono state chiuse le fabbriche in cui gli operai romeni lavoravano e molti di coloro che non sono sopravvissuti al passaggio da una economia pianificata e centralizzata a una economia di mercato, si sono trasformati con il tempo in pendolari transnazionali pur di conservare quello “status” economico e sociale relativamente privilegiato. dopo la caduta di Ceausescu, si è aperto ufficialmente il periodo della  delocalizzazione di alcune piccole e medie imprese italiane in Romania attratte dalla manodopera a basso prezzo. In realtà L’Italia è sempre stata uno dei principali investitori in Romania. Sotto il regime di Ceausescu la presenza italiana era soprattutto caratterizzata da grossi gruppi industriali che operavano nel settore della realizzazione di grandi impianti, tra questi alcune Società dell’Eni, ed in particolare il Gruppo Ansaldo che cominciò la sua attività contribuendo alla costruzione della centrale nucleare di Cernavoda, e Italstrade, che ha costruito l’Aeroporto di Bucarest Hanri Coanda..

La terza fase è quella che si registra negli anni 2000 e che riguarda principalmente aspetti di natura economica ed imprenditoriale. Già nel 2000 si poteva dire che il contributo degli immigrati romeni al sistema produttivo italiano andava assumendo sempre più un carattere strutturale. Così molti romeni, per lo più giovani neo-laureati, operai, ma anche studenti, sono arrivati in Italia numerosi. A causa anche della difficile congiuntura economica del paese e perché attratti dalla possibilità di un lavoro e di un guadagno nettamente superiore. Alla fine del 2003 la Romania risultava, secondo il Ministero dell’Interno, il paese maggiormente rappresentato tra gli stranieri titolari di permesso di soggiorno (quasi 240.000 romeni) La quarta ed ultima fase coincide inevitabilmente con l’ingresso della Romania nell’Ue che se da una parte ha fatto registrare una forte crescita di romeni diretti in Italia, dall’altra ha messo in luce un moderno ed interessante flusso di alcuni particolari gruppi dall’Italia in Romania.

2.3La curiosità

In Romania è nato il famoso marchio Geox.

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