5 Agosto 2011 | Balcani | danubio

Viaggiare i Balcani e Slow Food.

La collaborazione tra l’associazione “Viaggiare i Balcani” e la fondazione Slow Food si è concretizzata nel corso degli anni principalmente attraverso la ricerca di produzioni locali di qualità e la connessione di tali prodotti con il circuito di Slow Food e delle Città Slow.

Il presente progetto muove dall’esigenza di intensificare ulteriormente tale partenariato e le attività connesse, nell’ottica di una messa in comune dei rispettivi know-how ma soprattutto delle reti di conoscenza coltivate nel corso degli anni da entrambi i soggetti. Risulta evidente come un percorso di questo tipo sia percorribile solo attraverso azioni di ricerca sul campo e processi di net-building, che dunque andranno a sviluppare e solidificare il legame che unisce l’azione specifica di Viaggiare i Balcani in questi anni nella regione e la grande esperienza internazionale di Slow Food.     

foto proveniente dall’archivio di Slow Food

Presupposto imprescindibile di qualsiasi agire in partnership è il condividere principi e strategie di fondo. E’ nostra convinzione infatti che i principi di Viaggiare i Balcani – sintetizzabili nei concetti di unicità dei luoghi; amore per il territorio; lo sviluppo locale autosostenibile –  si coniughino e fondino in maniera naturale e virtuosa all’interno della filosofia del “Buono, Pulito e Giusto” emerso da “Terra madre”, e che viene arricchita dall’approccio verso il turismo responsabile che ha segnato il nostro lavoro e che interfaccia i sistemi territoriali, la valorizzazione della natura quanto dell’ambiente, delle tradizioni, della storia e della cultura locali. Turismo responsabile come interfaccia ma anche, nel momento del viaggio e della scoperta, strumento unico per far conoscere realtà e mettere in contatto persone.  

Terra Madre, la rete mondiale delle comunità del cibo di cui la fondazione Slow Food è stata ideatrice e promotrice nel 2003 e di cui oggi fa parte, nasce – come Viaggiare i Balcani – dall’esigenza di ripensare profondamente agli equilibri di governance mondiale, che nel tempo dell’interdipendenza si apre a nuovi attori sia in senso verticale (oltre allo Stato entrano in gioco anche i livelli più bassi come regioni e comuni) sia orizzontale, laddove soggetti privati, del privato-sociale o espressione della società civile giocano oggi un ruolo di pari importanza nelle arene decisionali accanto ai tradizionali attori pubblici-istituzionali.

foto proveniente dall’archivio di Slow Food

Ripensare gli assetti di governance mondiale si traduce in un ribaltamento di prospettiva al fine di meglio comprendere e abitare la complessità del “presente globale” in cui viviamo: ripartire dalle comunità locali, nel loro insieme di istituzioni pubbliche, società civile e realtà private, dotate di un’identità di lungo periodo in grado di ascoltare e capire caratteristiche e limiti del proprio territorio, i processi storici così come le dinamiche culturali, oltre ai meccanismi soggiacenti alle situazioni di crisi o impoverimento. Ad un livello di riflessione più profondo, si potrebbe auspicare un vero e proprio ritorno al valore della terra, dove artigianato, enogastronomia, agricoltura locale, memoria e saperi locali sono in sintonia con l’unicità di ogni territorio.

Una possibile strada per recuperare quella “cultura terranea” di cui ha parlato Giuseppe De Rita può essere intrapresa a partire dal cibo, o meglio dal concetto di sovranità alimentare, perno attorno a cui ruota il lavoro di Slow Food. La sovranità alimentare può essere definita come un “principio fondamentale a livello nazionale, regionale e comunitario. Organismi e comunità locali, nazionali e regionali hanno il fondamentale diritto/dovere di proteggere, sostenere e supportare tutte le condizioni necessarie ad incoraggiare una produzione alimentare sana, accessibile a tutti e tale da conservare la terra, l’acqua e l’integrità dei luoghi in cui viene prodotta, rispettando e sostenendo i mezzi di sussistenza dei produttori” (dal “Manifesto sul futuro del cibo” redatto dalla Commissione Internazionale per il Futuro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura).

La sovranità alimentare si declina in diversi aspetti, da far convergere in ogni azione progettuale legata a politiche di sviluppo locale:

foto proveniente dall’archivio di Slow Food

– sovranità nella produzione: riaffidando alle comunità locali del cibo la piena sovranità nella scelta su cosa e come produrre e distribuire, in base ai propri saperi e tradizioni sperimentate nel tempo;

– sovranità nella sostenibilità: significa che le produzioni alimentari devono rispettare l’integrità ecologica dei luoghi in cui sono praticate, integrità che la comunità avrà a cuore in quanto fonte di sopravvivenza della comunità stessa. Andranno quindi combattuti gli incrementi produttivi con i fertilizzanti chimici o i pesticidi, le estese ed invasive monoculture, la devastazione delle falde acquifere, la privatizzazione delle fonti d’acqua e degli acquedotti, che stravolgono i territori, mettendo in crisi la fertilità dei suoli e la biodiversità locale. Sostenibilità dunque come mantenimento di biodiversità, efficienza dei processi produttivi misurata da ricadute negative sul territorio e garantita da un’economia locale che si doterà di strumenti di controllo con cui la popolazione può denunciare processi non sostenibili.

– la diversità: è il fondamento di Terra Madre, principio guida che permette di renderla un soggetto vitale e creativo, in grado di mobilitarsi dal basso e rispettare le identità di tutti. La natura stessa ci insegna che un sistema con un alto tasso di biodiversità è più ricco di risorse in grado di affrontare le avversità che si possono presentare. Allo stesso modo ciò vale per gli uomini e la loro diversità culturale, prodotta da un adattamento secolare ai propri territori;

– biodiversità e identità: sono intimamente legate. La  biodiversità come garanzia evolutiva che attraverso un principio di adattamento permette alle comunità di trarre beneficio dalle proprie risorse naturali. Attraverso la biodiversità si formano tecniche agricole locali,  così come tempi di raccolta, riti conviviali… in una parola, si formano le identità dei popoli e la loro cultura.