18 Giugno 2013 | Balcani | eventi

Workshop: Saperi da proteggere: la sopravvivenza del patrimonio culturale gastronomico nella aree rurali europee

Workshop: Saperi da proteggere: la sopravvivenza del patrimonio culturale gastronomico nella aree rurali europee

La capacità di elaborare conoscenze, ma soprattutto di condividerle e trasmetterle è la cultura di ogni comunità locale. Così si crea la varietà delle società che sanno rispondere alle differenze ambientali e alle imprevedibilità della storia. Sia l’ambiente che la concezione del mondo di una comunità contribuiscono alla creazione e al mantenimento di caratteri specifici e del suo patrimonio culturale. Fattori che variano continuamente nel tempo e da un luogo all’altro, creando e preservando la diversità culturale.

 

Come nascono ed evolvono le tecniche di vita tradizionale?

Come misurarne efficacia, validità, benefici di contesto e di sostenibilità complessiva?

Come salvaguardare quel bene raro e prezioso che è la diversità culturale?

 


Come ama ricordare Carlo Petrini, la tradizione non è che un’innovazione ben riuscita. Quello che noi riconosciamo come tradizione non è una condizione statica e immutabile, ma un sistema dinamico che si è evoluto attraverso un’integrazione così intima e completa degli aspetti innovativi da renderne, a volte, difficile la lettura. Ogni sapere e tecnica tradizionale è parte integrante di una trama di nessi e di relazioni fortemente integrata ed opera grazie a una struttura culturale socialmente condivisa: è il sistema della scienza e della conoscenza locale storicamente dato. Perciò esse non possono essere ridotte a una lista di soluzioni tecniche e circoscritte, in quanto la loro efficacia dipende da interazioni tra più fattori.

Come garantire futuro alla tradizione mantenendo capacità creativa ed innovativa?

Come far sì che l’innovazione appropriata di oggi sia la tradizione di domani?

Ma questa è anche la definizione di buona pratica:una modalità di risoluzione di un problema, un modello di relazione, una particolare procedura che si è rivelata ottimale. Individuare e diffondere buone pratiche derivate dalla tradizione è un buon modo per consentire alle popolazioni locali di avvantaggiarsi reciprocamente delle proprie esperienze storiche. Soprattutto se queste popolazioni vivono in ambienti e contesti simili, che pongono loro problemi simili.

Oggi la desertificazione, ancor prima che fisica, è soprattutto culturale. Il paradigma modernista ha svalutato i saperi tradizionali ed è fattore primario della loro scomparsa. Eppure le conoscenze locali possono ancora offrire soluzioni che vanno salvaguardate e possono essere riproposte, adattate e rinnovate, anche con il concorso della tecnologia moderna.

Come far sì che cognizioni del passato possono guidare la fondazione di nuovi paradigmi di vita?

Come innescare processi di valorizzazione dei saperi tradizionali senza evitando banalizzazioni e predazioni culturali?

Come evitare di ridurre i saperi tradizionali a un banale insieme di tecniche e coglierne invece le logiche che lo hanno prodotto?

Come re-interpretare aree rurali considerate simbolo di povertà e miseria come spazi geniali e modelli per il futuro?

L’impegno di Slow Food del Trentino Alto Adige, del Friuli Venezia Giulia e dei Balcani, è quello di creare le premesse per lo scambio di buone pratiche cercando di rispondere ad alcune delle domande sopra esposte.

È questo il tema di un seminario, pensato quale premessa a future collaborazioni e scambi più stretti tra le tre realtà regionali. Collaborazioni che andranno naturalmente ad arricchire ed estendere la Rete di Terra Madre che già fa dialogare centinaia di comunità del cibo in tutto il mondo.

Durante il seminario, alcune di queste comunità illustreranno buone pratiche che hanno già dato esiti concreti e positivi e che potranno essere utilmente scambiate tra un contesto e l’altro.