30 Ottobre 2008 | Balcani

Bjelašnica e i suoi villaggi

Bjelašnica e i suoi villaggi

Un viaggio tra natura, storia e leggende

Francesca Rolandi – Ci lasciamo alle spalle una Sarajevo che sta godendo un primo assaggio di primavera e iniziamo a inoltrarci lentamente sulle montagne. Appena la strada inizia a salire il grigiore della citta’ lascia immediatamente spazio a prati e boschi, ancora punteggiati di neve dai 1000 metri in su. Seguiamo per il primo tratto le indicazione per la montagna di Bjelašnica, che, insieme a Jahorina, e’ una delle piu’ note localita’ sciistiche della Bosnia Erzegovina, sede delle Olimpiadi invernali del 1984.

Non ci fermiamo in uno dei molti alberghi e ristoranti che punteggiano la cittadina, ma continuiamo per una strada che diventa sempre piu’ stretta e segue con una seria di curve il fianco della montagna. Arriviamo nel rifugio ‚”Bjele Vode“ che era stato di proprieta’ della societa’ ferroviaria e si trova in un punto nodale della valle dal quale partono numerosi sentieri segnalati. Tre ore di cammino portano all’osservatorio sulla cima della montagna. Il rifugio, una costruzione di legno di due piani, e’ piuttosto spartano ma permette al viaggiatore o al camminatore di rifocillarsi con una zuppa calda e una rakija. Per dei gruppi c’e’ anche la possibilita’ di pernottare al piano superiore dove si trovano 25 letti. La natura e’ incredibilmente bella e lasciamo gli occhi riposare su un paesaggio incontaminato, incornicato da pinete, ruscelli e pareti di roccia.

Proseguendo imbocchiamo una ripida strada che si abbarbica sulla montagna e arriviamo al villaggio di Umoljiani. Il paesaggio cambia piuttosto bruscamente e le pinete lasciano spazio a uno scenario naturale piu’ brullo e selvaggio, colorato dal verde dei prati e punteggiato da pietre, incorniciato dalle vette. Ci spiegano che durante la guerra il villaggio e’ stato interamente bruciato, ad eccezione della moschea, e che le case che si vedono, una trentina insieme ad alcune stalle e ricoveri per il bestiame, sono state ricostruite. Rimaniamo ammutoliti a pensare a come la follia della guerra abbia travolto anche luoghi che sembrano essere totalmente estranei al tempo e alla storia. La leggenda vuole che nelle vicinanze di Umoljiani si trovasse un torrente dalle cui acque di tanto in tanto un drago emergeva e che del drago aveva anche la forma. Il mostro avrebbe terrorizzato i pastori del luogo finche’ il locale imam lo avrebbe affrontato e trasformato in pietra con una preghiera. Per questo motivo la forma del drago e’ anche racchiusa in una roccia.

Umoljiani rappresenta inoltre il punto di partenza per una delle escursioni piu’ affascinanti che si possano fare in Bosnia Erzegovina: quella al villaggio medievale di Lukomir, che si trova a 1.500 m. Si tratta di uno dei luoghi piu’ isolati del paese, raggiungibile durante la primavera e l’estate tramite un’escursione di 4 o 5 ore. Si dice che gli abitanti del villaggio siano gli eredi di tribu’ seminomadi provenienti dall’Erzegovina in cerca di un luogo che potesse offrire acqua ai loro greggi. A Lukomir il tempo si e’ fermato; piu’ volte, attraverso i secoli, la storia ha dimenticato questo villaggio per poi riscoprirlo. Le sue case di pietra punteggiano il verde dei prati, raccolte al centro di un avvallamento; hanno una forma rettangolare, con un focolare al centro.

Ridiscendendo la strada che porta a Umoljiani facciamo una sosta al rifugio Planinarski Dom Hojta dove e’ possibile pernottare e assaggiare le ottime specialita’ di produzione casalinga: dalla sirnica (pita al formaggio), al formaggio, alla carne essiccata, alla grappa di produzione propria e al te’ ottenuto dagli estratti di erbe di montagna. A pochi metri dal rifugio si trova una necropoli bogumila. In un’atmosfera calda e accogliente il proprietario ci racconta come durante la guerra anche le tombe bogumile furono sfrattate e vennero ricollocate al loro posto solo alcuni anni dopo. Ci racconta anche come in un villaggio sull’altro lato della montagna Bjelašnica fu conservato durante la seconda guerra mondiale lo Haggadah di Sarajevo. Si tratta di uno dei piu’ importanti testi sacri della tradizione ebraica e l’esemplare in questione rappresenta il piu’ antico testo manoscritto sefardita esistente, portato a Sarajevo nel XVI secolo dagli ebrei di origine spagnola in fuga dalle persecuzioni. Nel 1941 lo Haggadah venne portato in salvo sulle montagne dal bibliotecario del Museo nazionale, un noto intellettuale musulmano, che rischio’ la sua vita pur di sottrarre il testo sacro ai nazisti che volevano impossessarsene.

Dal rifugio in questione si diparte una strada che attraversa lo splendido canyon della Rakitica. Il tempo purtroppo ci e’ ostile e il buio incombe presto. Torniamo a Sarajevo ma lungo la strada non possiamo fare a meno di fermare la macchina per qualche minuto lungo la strada deserta per ammirare un bellissimo cielo stellato.