10 Aprile 2012 | Serbia | danubio

Frammenti danubiani. Il serbo ama i suoi alberi

di Hans Christian Andersen

Un piccolo fiume che sfocia nel Danubio segna il confine tra Bulgaria e Serbia; tutto questo paese sembra essere un’enorme foresta di querce! Qui si trova il grande incontro delle Driadi, con le potenti memorie e i canti profondi di un popolo. L’albero verde è sacro per queste genti, chi taglia un albero è come se rubasse una vita. La quercia sembra essere molto importante per l’uomo, più della propria moglie la quale, servile e umile nella casa, aspetta il marito e i suoi ospiti, con le braccia incrociate in fondo al tavolo in attesa di soddisfare i suoi desideri.

É così nella capanna del contadino, è così nel castello del principe. Come un segno caratteristico della cultura e del popolo della regione si notano qui, al confine, le case di guardia, che stanno così vicine le une alle altre che i soldati si possono quasi chiamare tra loro. Nella pianeggiante Valacchia, con la sua pendenza fangosa verso il Danubio, notai una capanna di fango senza finestre, aveva un tetto e un camino a forma di tubo, alto e spazioso, sembrava essere una torre sul tetto; ragazzi in cappotti di pelle si radunavano qui in gruppo.

Sulla sponda bulgara, dove la natura è simile alla Valacchia, c’era una casa di pietra, simile alla nostre cantine per conservare le patate; un turco grasso vestito in doppiopetto e con l’atteggiamento di un carlino che sta sulle zampe posteriori era la guardia di frontiera.

In Serbia invece colline coperte di boschi, ogni albero era talmente bello da essere la degna abitazione di una Driade. La casa di guardia era un amichevole abitazione bianca con tetto rosso, intorno a noi gente sorridente e vivace; il soldato era mezzo guerriero e mezzo pastore.”Evviva la terra dei Bulgari!” gridiamo mentre scivoliamo sotto le foreste serbe. La prima città, minuscola e con i tetti rossi, ordinata come se fosse nel mezzo della Germania. Nove cicogne facevano la loro passeggiata nel verde; gli spiriti africani del Sole avevano preparato l’estate per loro: c’erano più di trenta gradi.

Di Hans Christian Andersen (1805-1875), conosciamo 
soprattutto la sue fiabe, come il Brutto Anatroccolo o
la Fiammiferaia. Scrittore febbrile e poliedrico,
ha saputo passare dal teatro alla prosa, sino ai
resoconti di viaggio.


Nel 1840 Hans parte per la la Germania, l'Italia,
Malta, la Grecia, Costantinopoli, facendo ritorno,
durante le rivolte balcaniche, lungo il corso del
Danubio, praticamente dal delta fino alla capitale
austroungarica. Da Vienna attraverso la Germania
raggiunge di nuovo la Danimarca. Le impressioni,
di grande interesse culturale, politico e etnografico,
raccolte durante questo soggiorno in paesi stranieri
costituiranno il materiale letterario per Il bazar di un
poeta (En digters bazar), che uscirà in volume nel
1842.

Tante sono le foglie sugli alberi di questi boschi, tante quante le canzoni sulle labbra di questo popolo; e come i rami lussureggianti ricordano ai danesi le loro isole verdi, così queste canzoni ricordano a questo popolo la propria tradizione.

Quando un Serbo canta di Stojan che non riesce a conquistare l’orgogliosa sorella di Ivan, ci sembra di sentire una delle nostre poesie eroiche, pensiamo a Hr. Peder che scriveva in runico. Stojan scrisse quattro lettere d’amore, buttò la prima nel fuoco e disse: “ non tu devi bruciare ma il rifiuto della sorella di Ivan!”. Buttò la seconda nell’acqua gridando: “ Non risciacquare questa lettera, ma il suo rifiuto!”. La terza lettera fu lanciata nel vento: “ Non portare via la lettera sulle tue ali, ma il rifiuto della sorella di Ivan, portali via!”. L’ultima lettera infine venne messa da Stojan la sera sotto la sua testa: “ Non tu devi restare qui, ma la sorella di Ivan!”.

Più tardi la sera qualcuno bussò alla sua porta. Era la ragazza, che gridava in preda allo spasmo: “ Per amor di Dio smettila! Le fiamme mi consumano, le acque mi scorrono addosso! Abbi pietà e alzati! La tempesta mi porterà via!”. Così lui aprì la porta e fece entrare l’orgogliosa sorella di Ivan.

Il Serbo ama i suoi alberi, come lo Svizzero ama le sue montagne, come un Danese ama il mare. Sotto gli alberi si incontrava il principe Milos con i dignitari delle città: gli alberi si trasformavano in un tribunale! Sotto gli alberi danzano gli sposi. L’albero sta in battaglia, come un guerriero lotta contro i nemici della Serbia; profumati e verdi alberi volano sopra i bambini giocanti; un profumato e verde albero è la tomba-monumento del passato. 

Questo paese boscoso è il ramo verde e vivo dell’albero ottomano; però solo un filo debole connette il ramo con l’albero appassito, il ramo si è ribellato contro la radice e vuole crescere da solo, audace; Essendo uno dei più bei alberi europei ha piena ragione per farlo!

Questo ci cantavano le Driadi serbe mentre noi passavamo navigando e mentre ci riposavamo sull’erba sotto l’ombra dei loro capelli profumati e svolazzanti.

Il Badnjak:

Nel passaggio dal paganesimo all’ortodossia, alcuni riti rimasero presenti nei culti degli Slavi del Sud. Tra questi il Badnjak. Le piante, ed in particolare la quercia, nella simbologia pagana erano connessi alla fertilità: erano la dimora delle Driadi, le ninfe delle querce, come riporta Andersen nei suoi diari. Le driadi erano ninfe che vivevano nei boschi e ne incarnavano la forza e il rigoglio vegetativo. 

Ancora oggi, il giorno prima di Natale, il 6 gennaio, i serbi celebrano Badnje Vece. E’ necessario preparare la badnjak (Yule log) in anticipo. La vigilia di Natale ha preso il nome dalla pianta badnjak.
Il 6 gennaio, al mattino, l’abitudine è quella di andare in cerca di badnjak (rami di quercia con foglie). Quando si trova quella giusta, è necessario tagliarla e portarla fino alla porta della casa e lasciarla lì.
Nei villaggi, dove si possono ancora trovare case con focolari vecchio stile, la consuetudine è che il padre vada fuori a prendere il badnjak sulla porta della loro casa. La madre apre la porta. Entrando, si dovrebbe dire alla madre: “Benvenuta a voi Badnje Vece! (“Christmas Eve”)” e prendere la badnjak e metterla sul fuoco del camino per augurare buona fortuna. 
L’usanza è anche quella di mettere paglia intorno al fuoco, per simulare la connessione con la terra. Di solito, i serbi mettere monete, noci, mandorle, fichi secchi sulla paglia, tutti i doni per i bambini.