28 Ottobre 2008 | Balcani

Lubiana e i suoi diversi volti

Lubiana e i suoi diversi volti

Dragoni e non solo

Francesca Rolandi – Si dice che il dragone che incombe sulla citta’ dagli spalti del castello sia il simbolo di Lubiana. La leggenda riporta indietro alla notte dei tempi, quando la nave che trasportava l’eroe greco Giasone e i suoi compagni avrebbe imboccato la foce del Danubio, l’avrebbe risalita, avrebbe attraversato la Sava e quindi la Ljubljanica per arenarsi infine nelle paludi che circondavano il sito dell’odierna Lubiana.

E proprio qui Giasone si sarebbe imbattuto in un orribile mostro, l’avrebbe combattuto e infine ucciso. Si puo’ ritrovare lo stesso dragone in differenti angoli di Lubiana, su molti stemmi e, soprattutto sul notissimo Zmajski Most (Ponte del Dragone, appunto), ‚”protetto“ da tre mostri verdastri. Completato nel 1901 dall’architetto croato Jurij Zaninovich in uno stile liberty, figlio della Secessionsstil, di cui la vicina Vienna era stata palcoscenico, questo ponte e’ forse il piu’ bello dei tre che collegano le due parti della citta’. L’ombra del dragone ritorna anche in un’altra antica leggenda, secondo la quale la fratellanza di Kazamate avrebbe scoperto nei secoli orsono il segreto il segreto della saggezza, capace di garantire alla citta’ e ai suoi abitanti armonia, felicita’ e ricchezza, ma, per proteggerlo da coloro che avrebbero potuto servirsene per scopi egoistici, lo avrebbe successivamente criptato in quello che viene chiamato il Codice del Dragone. E proprio a questo si ispira un percorso organizzato su richiesta dall’ufficio del turismo locale attraverso la magia e i segreti della citta’.

Costruita sulle fondamenta di un antico castrum romano e menzionata per la prima volta come citta’ nel XII secolo, Lubiana passo’ nel 1335 sotto il dominio degli Asburgo sotto il quale rimase fino al disfacimento dell’Impero austroungarico a ridosso della fine della prima guerra mondiale. L’influenza austriaca e’ molto forte e visibile nell’impianto urbanistico e architettonico: la capitale slovena ha un impianto decisamente mitteleuropeo, ma allo stesso tempo rappresenta una finestra sul mondo slavo, al quale culturalmente appartiene. Recante in se’ le tracce del suo passato romano e medievale (si pensi al castello), Lubiana mostra ai visitatori i momenti salienti della sua storia nelle facciate dei palazzi, che sfumano dallo stile rinascimentale, a quello barocco, al liberty; e proprio quest’ultimo periodo lascio’ un’impronta molto marcata grazie al lavoro dell’architetto Jože Plećnik e dei suoi discepoli, che divennero conosciuti e rinomati come artefici della Novelle Vague slovena.

Il mercato lungo il fiume Ljubljanica e’ forse il cuore pulsante della citta’ e assume un aspetto magico specialmente nei mesi invernali quando la citta’ e’ coperta da un manto di neve. Famoso e’ in particolare il mercatino natalizio di San Nicola (Miklavzev sejem) che ha luogo all’inizio di dicembre. La citta’ ospita una vivacissima vita culturale, che si esprime in spettacoli teatrali, gallerie d’arte, eventi musicali e ben 14 festival internazionali. A questi bisogna aggiungere i musei, una rinomata universita’, moderne strutture congressuali….

Ma la capitale slovena non e’ solamente un luogo di interesse storico-artistico nel senso classico del termine. La piccola Lubiana (poco piu’ di 250.000 abitanti, ma molti di questi studenti) ha un’interessante scena culturale underground, che affonda le sue radici negli anni Ottanta. All’epoca alcune band slovene, come i Laibach (nome tedesco di Lubiana) o i Borghesia, si imposero nel panorama europeo per il loro sperimentalismo e diedero un contributo fondamentale ad alcuni generi allora agli albori, come l’industrial. Erano portatori di un linguaggio d’avanguardia decisamente provocatorio e cio’ causo’ loro numerosi problemi con la censura.

La scena odierna vede un coacervo di iniziative che si intrecciano e si accavallano. La locale Radio Student si impegna a dare un contributo alla diffusione delle iniziative locali. Tempio dell’underground sloveno e luogo storico di incontro e’ sicuramente Metelkova. Si tratta di un’ampia area che fu sede di una caserma fino agli anni novanta e che, quando l’esercito jugoslavo si ritiro’ dalla Slovenia, venne occupata da numerose associazioni, gruppi di attivisti e artisti. Ora e’ un luogo dove vengono organizzati concerti (dal jazz al punk-rock alla noise), happenings, dj sets e attivita’creative di vario genere e un soggetto di primo piano nella vita culturale della citta’. Vi sono alcune similarita’ con la danese Christiana, a partire dall’idea di costruire una ‚”citta’ alternativa“ a quella ufficiale. All’interno dell’area i locali di un ex prigione sono stati trasformati in un delizioso ostello, chiamato Celica, riprogettato da architetti e designer, per alloggiare nel quale, pero’, bisogna prenotare con molto anticipo, specie nel periodo estivo. Purtroppo nell’agosto 2006 una parte dei locali sono stati demoliti su ordinanza delle autorita’ come risultato di un lungo contenzioso; nonostante le ruspe, tuttavia, la vita e i progetti di Metelkova sono continuati e continuano con vivacita’.

Arriviamo a Metelkova in una domenica sera d’estate. La domenica e’ giorno della settimana in cui la ‚”citta’“ e’ piu’ silenziosa e’ vuota, ci dicono. Nel giro di pochissimo tuttavia ci ritroviamo ad ascoltare una serie di canzoni che il Majstor Aco, ottimo fisarmonicista rom, ci dedica, spaziando dalle hit italiane del passato (Adriano Celentano, Toto’ Modugno) ai grandi classici della tradizione balcanica. E il concerto improvvisato nello spazio retrostante l’ostello diventa subito un collante per le diverse compagnie di persone che siedono ai tavoli sorseggiando una birra. Non solo dub, noise ed elettronica, dunque, a Metelkova. E non solo dragoni, nella romantica Lubiana.