30 Ottobre 2008 | Balcani

Visitando Rijeka

Visitando Rijeka

Crocevia di culture

Francesca Rolandi – Sebbene spesso per i turisti Rijeka rappresenti solo un luogo di transito verso località marittime, vorrei invitare i viaggiatori che si troveranno a passare di qua a prestare un po’ di attenzione alla città, alla sua complessa storia e alle vestigia del passato che essa tuttora ospita. Rijeka, o Fiume secondo la dizione italiana, è ora principalmente una città industriale, sede di una fiorente industria del gas e sito del principale porto della Croazia.

Proprio la sua posizione geografica, all’interno del golfo del Quarnaro, che separa l’Istria dalla costa settentrionale della Croazia, ha fatto sì che la città occupasse da tempo immemorabile una posizione strategica. Il sito dell’odierna città venne conquistato nel 60 a.C. dai romani, che vi fondarono un municipio, chiamato Tarsatica, citato da Plinio il Vecchio nella sua Storia naturale. Tracce della sua storia più antica rimangono nella zona retrostante la chiesa di San Sebastiano, il cui lato posteriore coincide con un lato di quello che era l’antico castrum, accampamento militare, la cui forma può essere indovinata osservando la struttura delle case che sono state costruite nei secoli successivi. Rimane ancora un arco che segnava probabilmente l’entrata del castrum, sebbene a lungo si sia creduto che si trattasse di un arco di trionfo.

Nei secoli successivi la città passò attraverso diverse mani fino ad imporsi come comune autonomo, periodo nel quale guadagnò una notevole prosperità. Ungheresi, austriaci, croati e francesi si alternarono nei secoli come dominatori della città finché nel 1867 il Regno d’Ungheria si impose definitivamente sulla città. Già dichiarata porto franco nel 1723, Rijeka conobbe un periodo di splendore sotto il governo di Budapest, quando si affermò definitivamente come centro di fiorenti traffici commerciali; i cittadini, grazie alla sua natura di città portuale, poterono godere di libertà maggiori che in molti altri luoghi. Dal punto di vista linguistico la città era una specie di “babele”: vi si parlava principalmente italiano, croato, ungherese e tedesco, ma anche sloveno, francese, inglese, svedese e fiammingo. Nel 18¬∫ secolo Rijeka venne collegata con la rete ferroviaria dell’Impero austroungarico e conobbe un deciso incremento di popolazione. A questo periodo risalgono molte delle più fastose costruzioni della città, come il Palazzo del Governatore ideato da Alajos Hauszmann. Quest’ultima costruzione fu anche nel 1920 sede del conflitto tra le truppe irregolari nazionaliste guidate dal poeta italiano Gabriele D’Annunzio – che con un colpo di mano avevano conquistato la città creando un’entità indipendente chiamata Reggenza del Quarnaro – e le truppe italiane. Riconquistata da queste ultime nel dicembre 1920, la città godette di uno statuto di indipendenza fino al 1924, quando venne annessa al Regno d’Italia. E’ interessante notare che, nonostante la conquista di Fiume da parte degli arditi di D’Annunzio abbia rappresentato il primo atto di forza del movimento nazionalista italiano e sia diventata un simbolo per il fascismo italiano, la reggenza italiana di D’Annunzio unì in sé istanze di estrema destra ed estrema sinistra e fu il primo stato a riconoscere ufficialmente la Russia bolscevica di Lenin.

Punto di unione tra differenti influenze e soggetta nel corso dei secoli a numerosi cambi di dominazione, tra il 1913 e il 1991 Rijeka è stata parte di sei diverse entità statali: l’Impero austro-ungarico, lo stato indipendente di Rijeka, il Regno d’Italia, il Terzo Reich, la Federazione jugoslava e infine la Repubblica croata. Annessa alla Jugoslavia di Tito nel 1945, ha visto un sostanziale cambiamento nella composizione della sua popolazione, ora a maggioranza croata; influenze culturali italiane tuttavia sono ancora presenti e riemergono particolarmente nel linguaggio. Così la principale arteria cittadina, porta il nome, di chiara derivazione italiana, “Korzo”. E’ la zona più affollata della città, nota per la sua vita notturna e considerata una delle più vivaci di tutta la Croazia. L’area pedonale del Korzo corre parallela al porto e su di essa si affacciano numerosi edifici storici e alcuni dei più importanti palazzi della città. Tra di essi va ricordata la Torre dell’Orologio, il cui orologio risale al 17¬∫ secolo ed è tuttora funzionante; l’edificio è stato uno tra i pochi a sopravvivere al devastante terremoto che colpì la città nel 1750. Tra le numerose chiese va ricordata quella dedicata al patrono della città, San Vito, i cui lavori furono iniziati dai gesuiti nel 1638 e durarono circa un secolo; si possono osservare alcune somiglianze con la chiesa di santa Maria della Salute a Venezia.

La città è sovrastata dalla fortezza di Trsat, sito strategico fin dal 13¬∫ secolo, il cui attuale edificio risale al 18¬∫ secolo, quando venne ricostruito dagli austriaci in seguito al terremoto. Vi si può arrivare salendo i 538 scalini che portano al complesso, comprendente anche una chiesa e un monastero francescani, magari usando i piedi e non le ginocchia, come usavano fare i pellegrini nei secoli passati!

Ci lasciamo alle spalle la costa, viaggiando in autobus in direzione di Zagabria, in una ventosa giornata d’inverno. Le brulle montagne coperte da una vegetazione tipicamente mediterranea che fanno da sfondo a Rijeka sfumano presto in vallate dal clima montano. A pochi chilometri dalla città, quando ancora possiamo vedere con la coda dell’occhio il mare, siamo accolti dalla neve, che ci accompagna, sempre più intensa, man mano che puntiamo verso l’interno. Questo affascinante contrasto climatico mi sembra il simbolo di una città che porta in sé elementi di un’eredità culturale e storica complessa, ma per questo decisamente affascinante.