1 Ottobre 2012 | Romania | turismo responsabile

In Transilvania.

In Transilvania.

di Samuel Bregolin. Terza puntata del diario di viaggio da Budapest al Delta del Danubio. Dopo aver attraversato la pianura pannonica, si arriva in territorio romeno attraverso gli affascinanti paesaggi della Transilvania.

La Romania ci accoglie con la pioggia, fine e sottile che poi si lascia andare in improvvise scariche di tempesta. Seguono il cielo che si apre e i raggi solari che riflettono sulle pozzanghere gli argentei tetti delle chiese ortodosse, il profumo di bagnato tra i boschi e la rilassatezza della  campagna che respira.

In Romania ci scontriamo subito  con le difficoltà di convivenza tra romeni e rom, fin da Oradea, la prima citta’ che incontriamo dopo il confine ungherese, sono decine i ragazzini sporchi e tristi che chiedono monete nei bar e a bordo strada. In alcuni semafori l’elemosina è vietata con  grandi cartelli significativi e  la polizia  interviene, seppur in manera blanda, in più occasioni.


Foto © Samuel Bregolin.

Scopriamo così che in ogni villaggio  della Romania agricola i rom abitano in  una zona separata del  villaggio, una sorta di  piccolo ghetto pacifico. Ancor più  a volte esistono diversi  abitati di Rom nello stesso piccolo villaggio: questo perchè esistono differenti tipi di  Rom, questo quello  che ci spiega Joseph, un contabile amministrativo rumeno che lavora in uno studio di Budapest: “Ci sono Rom poverissimi, che elemosinano monete o verdure e che sopravvivono di miseri disoccupazioni e sussidi statali e Rom artigiani che vivono tranquillamente e pacificamente del commercio di piccole attivita’ manifatturiere. Solitamente abitano ai due capi opposti dei villaggi, e non mischiano le loro attività e stili di vita”, conclude: “Hanno forse tra di loro meno rapporti che non con i rumeni”.

Inoltrandoci  verso il nord del paese fino a sfiorare il confine con l’Ucraina vicino alle  città di Satu Mare e Baia Mare saliamo a  scoprire i primi carpazi rumeni: piccoli centri composti da disarticolate abitazioni  in legno  ricoperte da  scrostati e vivaci intonaci azzurri e indaco, dalle finestre bianche  e sbilenche, dalle terrazze in legno in bilico da dove immobili anziani  ascoltano lo scorrere del pomeriggio assolato; sull’orizzonte di verdi colline agricole, campi di mais e fieno  dove scorazzano di tanto in tanto semi  bradi puledri e greggi di  pecore.

Decine  di covoni  di fieno sparsi ovunque ricordano l’attaccamento alle tradizioni agricole di queste miti popolazioni.

Proprio la natura agricola e rurale della  Romania ci fa capire quanto forte sia stata l’imposizione al potre di Ceausescu nell’epoca comunista, per scoprirlo andiamo a Seghetu Marmitiei dove in una ex prigione comunista è stato creato il memoriale alle vittime della dittatura.

L’ingresso è subito forte: un lungo corridoio attorno al quale tre piani di piccole celle a sinistra e  destra, grandi  poco più di qualche metro quadrato e simili alle classiche carceri da film  che spesso vediamo al cinema. In ognuna di queste celle è stata creata una  sala tematica che approfondisce  le dinamiche dell’epoca. In una delle prime  celle è stata ricostruita l’urna in legno delle elezioni  del 1946, quella che i sovietici sabotarono con un  doppio  fondo  per pilotare i risultati,  all’epoca almeno il 70% dei rumeni  era contro l’annessione all’Unione sovietica, poi cifre  sconvolgenti: almeno 600’000 deportati  nei cmpi  di lavoro nei successivi 40 anni, la socializzazione del 96% delle terre nazionali, la rappresaglia contro religiosi, dissidenti e sovversivi, la distruzione sistematica  dei partiti tradizionali rumeni.


Foto © Samuel Bregolin.

Eppure l’epoca di Ceausescu è ricordata come “l’epoca d’oro”, perchè cosi è stata dipinta con colori forti dalla propaganda di regime. Così è ancora ricordata oggi da molti rumeni, nei quali la mancanza di lavoro e reali opportunità della democrazia unita alla crisi dell’unione europea ha instaurato un sentimento di nostalgia e ricordo. Forse i negozi erano pochi ma almeno c’era lavoro per tutti.

Seppur obbligati ad indossare abiti tradizionali e ripetere danze popolari ai balli, seppur lavorando per tutta la giornata per pochi tozzi di pane una minoranza di rumeni rimpiange la stabilità e le sicurezze dell’età dell’oro.

Avanzando verso la più grande  chiesa protestante in legno d’Europa di Barzana scivoliamo sulla dorsale che ci portera’ verso i Carpazi meridionali.