La Romania ci accoglie con la pioggia, fine e sottile che poi si lascia andare in improvvise scariche di tempesta. Seguono il cielo che si apre e i raggi solari che riflettono sulle pozzanghere gli argentei tetti delle chiese ortodosse, il profumo di bagnato tra i boschi e la rilassatezza della  campagna che respira.

In Romania ci scontriamo subito  con le difficoltà di convivenza tra romeni e rom, fin da Oradea, la prima citta’ che incontriamo dopo il confine ungherese, sono decine i ragazzini sporchi e tristi che chiedono monete nei bar e a bordo strada. In alcuni semafori l’elemosina è vietata con  grandi cartelli significativi e  la polizia  interviene, seppur in manera blanda, in più occasioni.

Foto © Samuel Bregolin.

Scopriamo così che in ogni villaggio  della Romania agricola i rom abitano in  una zona separata del  villaggio, una sorta di  piccolo ghetto pacifico. Ancor più  a volte esistono diversi  abitati di Rom nello stesso piccolo villaggio: questo perchè esistono differenti tipi di  Rom, questo quello  che ci spiega Joseph, un contabile amministrativo rumeno che lavora in uno studio di Budapest: “Ci sono Rom poverissimi, che elemosinano monete o verdure e che sopravvivono di miseri disoccupazioni e sussidi statali e Rom artigiani che vivono tranquillamente e pacificamente del commercio di piccole attivita’ manifatturiere. Solitamente abitano ai due capi opposti dei villaggi, e non mischiano le loro attività e stili di vita”, conclude: “Hanno forse tra di loro meno rapporti che non con i rumeni”.

Inoltrandoci  verso il nord del paese fino a sfiorare il confine con l’Ucraina vicino alle  città di Satu Mare e Baia Mare saliamo a  scoprire i primi carpazi rumeni: piccoli centri composti da disarticolate abitazioni  in legno  ricoperte da  scrostati e vivaci intonaci azzurri e indaco, dalle finestre bianche  e sbilenche, dalle terrazze in legno in bilico da dove immobili anziani  ascoltano lo scorrere del pomeriggio assolato; sull’orizzonte di verdi colline agricole, campi di mais e fieno  dove scorazzano di tanto in tanto semi  bradi puledri e greggi di  pecore.

Decine  di covoni  di fieno sparsi ovunque ricordano l’attaccamento alle tradizioni agricole di queste miti popolazioni.

Proprio la natura agricola e rurale della  Romania ci fa capire quanto forte sia stata l’imposizione al potere di Ceausescu nell’epoca comunista, per scoprirlo andiamo a Seghetu Marmitiei dove in una ex prigione comunista è stato creato il memoriale alle vittime della dittatura.

L’ingresso è subito forte: un lungo corridoio attorno al quale tre piani di piccole celle a sinistra e  destra, grandi  poco più di qualche metro quadrato e simili alle classiche carceri da film  che spesso vediamo al cinema. In ognuna di queste celle è stata creata una  sala tematica che approfondisce  le dinamiche dell’epoca. In una delle prime  celle è stata ricostruita l’urna in legno delle elezioni  del 1946, quella che i sovietici sabotarono con un  doppio  fondo  per pilotare i risultati,  all’epoca almeno il 70% dei rumeni  era contro l’annessione all’Unione sovietica, poi cifre  sconvolgenti: almeno 600’000 deportati  nei campi  di lavoro nei successivi 40 anni, la socializzazione del 96% delle terre nazionali, la rappresaglia contro religiosi, dissidenti e sovversivi, la distruzione sistematica  dei partiti tradizionali rumeni.


Foto © Samuel Bregolin.

Eppure l’epoca di Ceausescu è ricordata come “l’epoca d’oro”, perché cosi è stata dipinta con colori forti dalla propaganda di regime. Così è ancora ricordata oggi da molti rumeni, nei quali la mancanza di lavoro e reali opportunità della democrazia unita alla crisi dell’unione europea ha instaurato un sentimento di nostalgia e ricordo. Forse i negozi erano pochi ma almeno c’era lavoro per tutti.

Seppur obbligati ad indossare abiti tradizionali e ripetere danze popolari ai balli, seppur lavorando per tutta la giornata per pochi tozzi di pane una minoranza di rumeni rimpiange la stabilità e le sicurezze dell’età dell’oro.

Avanzando verso la più grande  chiesa protestante in legno d’Europa di Barzana scivoliamo sulla dorsale che ci portera’ verso i Carpazi meridionali.

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