Siamo nella capitale magiara, al centro di cultura francese dove sono esposte le foto di Philippe Grass, fotoreporter francese da poco deceduto. Le foto di Grass del 1990 ritraggono una Budapest in bianco e nero dove e’ difficile riconoscere similitudini e differenze con il presente. Ad una prima impressione la citta’ non sembra cosi’ diversa da oggi, salvo per la luce annacquata e retro’, ma osservando con piu’ attenzione lo sguardo, il volto, la postura dei suoi abitanti emergono due realta’ completamente diverse: miti lavoratori tristi ma sorridenti ventidue anni fa, spinti attori protagonisti dei veloci cambiamenti commerciali oggi.

Usciamo, ci inoltriamo in metropolitana alla scoperta dei primi frammenti capitolini, le lunghe scale mobili rosse, le obliteratrici gialle, e le pesanti colonne nere su un soffitto molto basso: la metropolitana di Budapest e’ stata costruita dai russi e mantiene tutti gli elementi caratteristici dell’architettura sovietica, sembra quasi di essere nei sotterranei di un grande bloc.

Infine le lancette del piccolo orologio posto sul soffitto si spostano di un altro minuto ed una folata di vento precede il piccolo convoglio grigio azzurro che ci portera’ al tredicesimo distretto. L’interno metallico e formale non lascia molto spazio alle forme bizzarre o a elementi cromatici ma nel complesso non e’ molto diverso dalla vecchia metropolitana di Parigi.


Foto di Camilla de Maffei

Gli stessi Bloc verdi e rosa che vediamo all’orizzonte quando usciamo dalla metropolitana non ci fanno nesun effetto rilevante: in tutto e per tutto simili a certi palazzoni della periferia di Milano o Roma.

Ritorniamo a far attenzione agli abitanti della capitale e ci imbattiamo per l’ennesima volta in un enorme cartellone dello Sziget Festival, praticamente la Woodstock europea: decine di palchi con concerti delle più quotate bands alternative europee per una affluenza giornaliera di migliaia di persone. Da due giorni la domanda di rito che chiunque ci porge dopo averci stretto la mano e’: “andate allo Sziget?” la citta’ fibrilla esaltata sulle scosse dell’evento piu’ importante dell’anno, migliaia di turisti musicali si avventano sulla capitale per consumare cibo, alcool, alberghi e oliare a fondo l’enorme ruota economica della capitale.

Ma Budapest che per maestosità, vitalità e contraddizioni ricorda Berlino o Belgrado non rappresenta interamente la realtà dell’intera Ungheria, anche se le problematiche sono le stesse: lo capiamo sfogliando una copia del Metropol, la versione locale della stampa gratuita, una stampa leggera, usa e getta per le attese sull’autobus e che si occupa di attualità e cronaca soft ma che ben rispecchia quello a cui la maggior parte dei cittadini da importanza, visto che oramai in qualsiasi città europea al mattino si vedono centinaia di questi giornali gratuiti in mano alla gente e ben di rado si notano copie di giornali a pagamento.

Il Metropol dedica il numero quotidiano, 08 agosto 2012, a due soli grandi eventi che riempiono la quasi totalita’ delle 24 pagine: retroscena e curiosita’ sulle rockstars dell Sziget Festival e la sconfitta della forte nazionale di pallanuoto magiara contro la compagine spagnola ieri sera ai giochi olimpici di Londra.

Quando vogliamo uscire dall’attualita’ frivola per trattare temi piu’ importanti con chi parla inglese, a Budapest come nell’Ungheria meridionale scopriamo che il pensiero non e’ lontano da quello di molti paesi europei: la delusione nei confronti della comunità europea, il disagio per la crisi economica ed il problema delle minoranze e degli immigrati, che in Ungheria sono quasi esclusivamente zingari. Mantenuti lontani con diffidenza dalle persone più miti ed odiati e scacciati dall’estrema destra che qui come in tutta Europa continua pericolosamente anno dopo anno a guadagnare voti e consensi.

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