14 Gennaio 2010 | Balcani

Pedalando da Trieste a Sarajevo e Mostar

Pedalando da Trieste a Sarajevo e Mostar

Un viaggio per non dimenticare un genocidio che si è consumato sulla porta di casa. Un procedere lento, in bicicletta, che ti permette di conoscere più da vicino i luoghi e le persone di un mondo vicino eppure così diverso. Una esperienza che, con la tranquilla fatica del pedalare per 900 km, timidamente ti avvicina alla fatica di una terra che tra mille difficoltà cerca di trovare un proprio futuro.

Domenica 21 Giugno 2009 PESEK – RIJEKA Km 70

Alle 12.30 salutiamo i nostri amici che entusiasti ci hanno accompagnato fino al confine di Pesek ed iniziamo a pedalare in direzione della Slovenia. C’è un piacevole sole ma le raffiche di bora sono davvero forti e si fatica a mantenere l’equilibrio in bicicletta. A Kozina abbandoniamo la strada principale che conduce a Rijeka per percorrere strade secondarie poco trafficate , a ratti sterrate, che ci offrono un grandioso spettacolo sul carso sloveno di Podgorije. Attraversiamo il confine con la Croazia dove , di fronte alle assonnate guardie di confine, Lorella scendendo dalla bici cade a terra senza danni. Mentre sulla strada la bora ci fa sempre compagnia incontriamo il tradizionale gruppetto di ciclisti triestini che ha sconfinato a caccia di cibo e bevande nelle gostiline croate. Arriviamo a Rijeka dove ci concediamo solamente una breve sosta per il caffè. Lungo il viale pedonale si nota come i nomi veterocomunismi delle vie siano stati puntigliosamente scalpellati per essere evidentemente sostituiti con quelli di eroi e di fatti più vicini alla nuova sensibilità dei croati. Le forze non ci hanno ancora abbandonato per cui decidiamo di affrontare ancora alcuni chilometri. Pernottiamo in una cantina riadattata con uno stile “pittoresco” ad appartamento per turisti. Cena modesta sotto un nido gremito di rondinini.

Lunedì 22 Giugno 2009 RIJEKA – SENJ Km 63

Si parte sotto un cielo plumbeo e forte vento che ci costringe a togliere la mantelline perché rendono la guida troppo pericolosa. La strada è trafficata ma non c’è di meglio. A tratti comunque lo spettacolo sul mare e l’ isola di Krk è garantito. Ci dobbiamo fermare di tanto in tanto per una sosta in qualche bar per poterci riscaldare con qualche bevanda calda (!) .Proseguendo lungo un inesorabile sali-scendi il tempo migliora e raggiungiamo Senj con un tiepidissimo sole. Il sig. Biondic Anzelmo (cognome croatizzato ma di dichiarate origini italiane) ci offre un delizioso appartamento e ci abbuffiamo, dopo mille vicissitudini, in un ristorante turistico. La città di Senj offre tracce mal conservate della presenza veneta ed un castello posticcio. Molti giovani e ragazze si intrattengono al campo di calcio dove si sta disputando il torneo dei bar locali

Martedì 23 Giugno 2009 SENJ – PLITVIƒåKA JEZERA Km 90

Oggi tappa per scalatori. La strada dal mare ci porta dopo 15 Km al passo Vratnik (700 m) con la bora che ci catapulta tra freddo e pioggia in mezzo ad una coltre di nubi. La discesa risulta ancor più difficile della salita (!). Il freddo ci paralizza obbligandoci ad indossare tutti gli indumenti a disposizione di fronte ad un attonito venditore di formaggi appostato, con il suo banchetto, sul ciglio della strada. Scendendo di quota la situazione migliora da un punto di vista meteorologico ma immediatamente dobbiamo fare i conti con i primi segni lasciati dalla guerra degli anni ’90. Paesi troppo grandi per le poche persone che incontriamo, case crivellate di fori e poi i campi minati: ovunque, per chilometri, impenetrabili, con la strada su cui corriamo che rappresenta l’unico corridoio percorribile e mappe dettagliate che segnalano tutte le aree a rischio. Ai bordi delle strade notiamo numerosi monumenti funerari, alcuni molto curati, in memoria degli “eroi” croati caduti durante il conflitto.
Percorriamo ampi altipiani che ci ricordano pascoli alpini d’alta quota. Scegliamo una strada secondaria, interdetta ai veicoli, per raggiungere i laghi di Plitviće: scelta azzeccata. Ci ritroviamo a scorrere dal più alto al più basso tutti i laghi costeggiando acque e faggete incantevoli sempre in compagnia di pioggia e freddo. La pensione in cui dormiamo e la cena sono all’altezza delle nostre fatiche.

Mercoledì 24 Giugno 2009 PLITVIƒåKA JEZERA – BIHAƒå Km 45

In mattinata visita a piedi, in battello e trenino ai laghi: fantastici! La tappa per raggiungere la Bosnia si rivelerà ricca di sorprese, emozioni e pericoli. Dimenticando tutti gli avvertimenti decidiamo di raggiungere Biahć attraverso un confine “secondario” seguendo una via alternativa. La strada presto ci porta ad un luogo inquietante, sede dimessa di una base aerea jugoslava completamente circondata da campi minati. Per alcuni chilometri percorriamo una carrareccia affiancata ossessivamente da cartelli di pericolo mine. Non si torna indietro perché ormai si scorge la sagoma del confine all’orizzonte. Oltrepassiamo quello che doveva essere un confine provvisorio anch’esso corredato dai segnali: “mine”. Si prosegue. Arriviamo al confine ma un cancello lungo un tratto di rete metallica ci impedisce di raggiungerlo. Non ci arrendiamo. Il cancello è socchiuso. Decidiamo di varcare l’ostacolo e , ad un passo dalle guardie di confine, sciogliamo la catena e finalmente siamo in Bosnia.
Subito vallate di case sparse e minareti e Biahć è nostra. In città tutti si offrono per aiutarci e l’accoglienza è davvero calorosa. Pernottiamo dagli alcuni amici di una triestina ormai diventata bosniaca. Sono persone davvero cordiali e disponibili. Ricche sono le storie che si intersecano tra epoche e luoghi inestricabili ( nonni italo-austro-croato-bosniaci). La cena da punto di vista linguistico risulta sicuramente complicata ma ci comunica tante informazioni e sensazioni su una città che ha perso probabilmente per sempre la sua multiculturalità. Se i nostri amici parlano con facilità e con qualche sentimento nostalgico del passato comunista allo stesso tempo avvertiamo l’ imbarazzo e lo scetticismo con cui affrontano temi legati al conflitto.
Indimenticabile il CD di Severina con il suo pezzo di battaglia: gas-gas.

Giovedì 25 Giugno 2009 BIHAƒå – PRJEDOR Km 112

Discesa lungo il fiume Una in una vallata stretta, verdissima, con acque impetuose che lungo la sosta ci tonificano con un bagnetto. Percorrendo un tratto di strada che poi si rivelerà sbagliata scorgiamo nel cortile di una casa una cerimonia funebre islamica con il defunto avvolto in un drappo verde adagiato su una panchina. Poco oltre un uomo, comodamente seduto all’ombra a bere il suo caffè turco e circondato da gran numero di figli e/o nipoti, con ampi gesti ci fa capire che abbiamo smarrito la retta via. Prjedor, nella Repubblica Serba di Bosnia, è quasi irraggiungibile lungo una strada costellata di fabbriche arrugginite tutte abbandonate. La città è davvero povera, caotica con una marea di persone che camminano nel centro dalla città. Grande disoccupazione e povertà si percepiscono immediatamente e contrastano con lo sfavillante splendore dell’ unico hotel dove dormiamo in riva al fiume Sana.

Venerdì 26 Giugno 2009 PRJEDOR – JAGARE Km 75

Lasciamo Prjedor dopo aver fatto l’abituale rifornimento di cibo e ci dirigiamo verso Banja Luka lungo una strada poco traffica che si rivelerà davvero piacevole. Il territorio è leggermente ondulato, fertile, ricco di acqua ma scarsamente coltivato, disseminato di case sparse che rendono complicato l’orientamento. Chiediamo informazioni ad un passante che non perde l’occasione di farci assaggiare la sua mitica rakija che per un ciclista alle 10 di mattina non è che sia proprio una benedizione. Non lontano arriviamo ad Omarska dove incrociamo la famigerata miniera in cui, tra sofferenze inenarrabili, hanno trovato la morte centinaia di persone, soprattutto musulmani. Le autorità locali non concedono il permesso di porre una lapide in ricordo delle vittime.
Arrivati a Banja Luka incontriamo una vera città, ordinata, con ampi viali che evidenzia subito il suo carattere serbo con l’esposizione delle bandiere della repubblica, le scritte in cirillico e la ferita insanata di una splendida moschea che non si può ricostruire a memoria delle altre 15 che sono state cancellate dalle mappe della città. In compenso troneggia sul viale principale la sfavillante basilica ortodossa.
Affamati di chilometri proseguiamo lungo il fiume Vrbas raggiungendo Jagare, uno dei paradisi degli amanti del rafting.

Sabato 27 Giugno 2009 JAGARE – JAICE Km 65

La strada che percorriamo ci fa risalire dolcemente il magnifico fiume Vrbas. La pioggia molto presto ci rovina la festa. Quando ci da tregua ammiriamo una lussureggiante valle di boschi infiniti tra pareti di roccia verticali ed un fiume sinuoso che scorre tra rapide e laghi. Arriviamo a Jaice, una città incantevole per la sua posizione e le tracce di storia che però sono state brutalmente violentate dalla guerra e che non ha risparmiato neppure i luoghi simbolici (della casa in cui Tito tenne a battesimo la Jugoslavia non restano altro che cumuli di anonime macerie ). Si percepisce la forte presenza del nazionalismo croato (notiamo le tantissime bandiere croate per un matrimonio come neppure per una vittoria del campionato mondiale di calcio in Italia si vedrebbero).

Domenica 28 Giugno 2009 JAICE – TRAVNIK Km 70

La nostra solita compagna di viaggio: la pioggia, anche oggi ci ha tenuto compagnia. Sprazzi di sole ci hanno permesso comunque di godere dei verdissimi panorami lungo la strada per Travnik. Sempre fiumi impetuosi, splendide vallate disabitate con il sentore di essere tra gente musulmana (chiese ortodosse abbandonate o semidistrutte, abbondanti minareti monomorfi). Travnik reca sulle proprie case segni inconfondibili delle recenti battaglie. La città è animatissima soprattutto nella zona chiamata “ plava voda” dove famiglie musulmane al gran completo passeggiano e si siedono ai tavoli per gustare ćevapćići o sorseggiare bosanska cafa. Molte sono le donne di ogni età vestite a festa che indossano il velo islamico. I minareti punteggiano il paesaggio e si sente l’invito alla preghiera provenire dalla moschea. La “moschea multicolore” e le turbe dei pascià sono davvero interessanti. Si cena a casa Andrić e si pernotta all’ hotel Lipa in perfetto stile real-socialista comprensivo di buono per la colazione.

Lunedì 29 Giugno 2009 TRAVNIK – SARAJEVO Km 98

Partiamo con un cielo quasi sereno e con una veloce e trafficata discesa arriviamo alla confluenza tra il Vrbas e il fiume Liševa. Percorriamo ancora una volta un’ ampia e verde vallata, anche se abbiamo l’ occasione di pedalare per 20 km in una autostrada in fase di costruzione, finché dopo l’ultimo strappo: eccola! Sarajevo. Non abbiamo la possibilità di immortalare il momento con una foto sotto il cartello stradale che indica l’ingresso in città in quanto non esiste.
Sarajevo ci porge immediatamente il suo biglietto da visita mostrandoci le colline-cimitero di Kosevo vicino allo stadio olimpico. La sensazione immediata è che si tratti di una città vivacissima, in subbuglio, animata da una moltitudine di persone come dalle nostre parti non si vede neppure durante i giorni di grande festa. La pensione in cui ci fermeremo per quattro giorni si trova accanto al rudere della grande biblioteca incendiata durante l’assedio. Incontriamo subito i nostri amici: Davor e Bojan che subito ci buttano in mezzo alla vita sarajevese portandoci a cena e poi a ballare in una balera famosa tra i cittadini.

Martedì 30 Giugno 2009 SARAJEVO

Grande giornata! Da soli visitiamo il grande cimitero Alifacovac, la moschea dell’imperatore (chiusa), la sinagoga del Vecchio Tempio, la chiesa ortodossa e l’esterno di quella cattolica. A pranzo superpite e burek accompagnati da yogurt. Nel pomeriggio, accompagnati dal mitico Bojan che approfitta di noi per conoscere anche lui alcuni luoghi della città, visitiamo il useo del tunnel,, l’ex quartiere serbo di Grbavica, la via dei cecchini, le sorgenti del fiume Bosna ed il parco delle acque termali. Bojan ci fornisce piccoli ma significativi particolari sulla vita degli assediati e sulla mancanza di fiducia dei sarajevesi nel futuro. La guerra si è solo rivelata un grande affare per poche persone che derubano allora come adesso le ricchezze e le speranze di tutta la popolazione. Cena alla Pivara Sarajevska.

Mercoledì 01 Luglio 2009 SARAJEVO Km 20

Visita alla moschea principale della città e successivamente alla “fiamma eterna”, monumento in ricordo della guerra di liberazione partigiana. Arriviamo quindi a Markale: mercatino coloratissimo della frutta e verdura dove domina la piazza un grande monumento costruito sul luogo di una strage avvenuta durante il lungo assedio. L’ incredulo Bojan ci accompagna nella Republika Srpska per farci “visitare” l’ anonima e triste Pale (capitale di Mladic’ e soci). Ci rifacciamo immediatamente con uno splendido pranzo in un ambiete alpino superbo alle sorgenti del fiume che attraversa Sarajevo: il Miljatćka. Ci sgranchiamo le gambe con un po’ di bici ed approfittiamo per arrivare fino alla “fortezza” e al “ponte della capra”. Terminiamo splendidamente la giornata con una cena a base di squisitezze bosniache alla “inat kuća” (casa del dispetto).

Giovedì 02 lugli 2009 SARAJEVO

Ancora chilometri a piedi in città a contatto con una moltitudine di gente che affolla il centro storico e i suoi locali. In qualche angolo mendicano anziani uomini, donne o giovani mutilati. Lungo una strada, tra i palazzi di epoca austroungarica, osserviamo ciò che resta sulla pavimentazione dello scoppio di una granata che ha ucciso inermi sarajevesi in coda per il pane. Piove e c’è molta umidità ma la città comunque risplende dell’ospitalità di Bojan e Davor che non finiscono mai di stupirci per la premura, la disponibilità e la cortesia che riescono a dimostrare. Se molti libri o cose scritte possono aiutare a capire cosa possa essere la Bosnia o la Sarajevo di oggi solo le persone come i nostri due amici possono generare nel tuo cuore un sentimento di profondo rispetto per questa e terra e i suoi sfortunati abitanti.

Venerdì 03 Luglio 2009 SARAJEVO – MOSTAR Km 48 + treno

Trasferimento in treno fino a Jablanica per circa 60 km. L’arrivo più della partenza è davvero stupefacente. Lo sgangherato treno arriva puntuale a Jablanica dove ci accoglie il rudere abbandonato di quello che doveva essere la “stazione”. La discesa dal treno avviene direttamente sui binari, in mezzo ai rovi, visto che del marciapiede non c’è neppure l’ombra. Iniziamo quindi a percorrere in discesa il corso della Neretva con i suoi numerosi laghi artificiali tra le ripide rocce ed il frastuono di moltitudini di cicale. Al sole si arriva nela caotica ed iperturistica Mostar stracolma dei pellegrini provenienti dalla vicina Medugorje. La città vecchia, nella zona musulmana, non delude ed il ponte è magnificamente sospeso sopra il turbinio delle acque blu della Neretva . Grandi sono ancora i segni lasciati dalla guerra in una città che ha ricostruito moltissimo ma che ti fa percepire in modo inequivocabile come le divisioni ed i nazionalismi siano molto forti. Basta camminare lungo il Boulevard e ti sembra che in mezzo ad esso ci sia un muro in plexiglass, stile Berlino, dove da una parte e dall’altra si fronteggiano i simboli delle due comunità. Minareti, moschee, inviti alla preghiera, cibi “ottomani” della comunità musulmana competono con campanili e croci da guinnes dei cattolicissimi croati.

Sabato 04 Luglio 2009 MOSTAR -Čapljna РMAKARSKA Km 77 + treno

Si riprende con un trasferimento in treno in 1ª classe, bici incluse, fino a ƒåapljna. La croaticissima zona che percorriamo in bici ci riserva, salendo verso la zona montuosa di Biokovo, un diluvio biblico per più di 20 km. La discesa verso il mare ci appaga della fatica e di tutte le sofferenze. Semplicemente meravigliosi i panorami sulle isole e sulla costa di Makarska.

Domenica 05, lunedì 06 Luglio 2009 TUƒåEPI Km 10

Riposo e sole sugli scogli di Tućepi

Martedì 07 Luglio 2009

Nottata in corriera da Makarska a Trieste

Gabriele, Lorella, Lorenzo, Ilva