25 Agosto 2010 | Balcani

Zavidovici, la Bosnia centrale

Zavidovici, la Bosnia centrale

di Andrea Rossini

Zavidovici, cittadina della Bosnia Erzegovina sconvolta dalla guerra cerca una sua rinascita, anche e soprattutto tramite le relazioni tra comunità e la cooperazione decentrata. E perchè no, anche il turismo.


di Andrea Rossini

Zavidovici, cittadina della Bosnia Erzegovina sconvolta dalla guerra cerca una sua rinascita, anche e soprattutto tramite le relazioni tra comunità e la cooperazione decentrata. E perchè no, anche il turismo.

Molti bresciani ci sono già andati. Per altri, quest’estate potrebbe essere l’occasione buona Zavidovici, in Bosnia Centrale, non è certo la prima meta in agenda nel cartellone delle agenzie turistiche delle nostre città. Sempre più persone però cominciano ad avvicinarsi al turismo in maniera “responsabile”, svincolandosi cioè dagli itinerari di massa e appoggiandosi, nei vari Paesi del mondo, ad associazioni o ong presenti sul posto con interventi di cooperazione e solidarietà. Riuscendo magari così anche a stringere rapporti più profondi con le popolazioni (ad esempio dormendo nelle case invece che in albergo) e cercando in genere di avere un approccio meno superficiale alla cultura e alle tradizioni del luogo. Per chi è pronto ad affrontare una vacanza alternativa in una natura selvaggia, restando però in Europa, ed approfondendo la storia e la cultura di una Nazione complessa e affascinante quale la Bosnia Erzegovina, la vacanza è già servita! Anche se in modo un po’ particolare, a partire da un gemellaggio che da anni lega tra loro le comunità locali di Brescia e di Zavidovici.
La storia è lunga, naturalmente c’entra la guerra, come in molte storie bosniache, ma anche molto altro All’inizio degli anni ’90 alcuni ragazzi di Zavidovici, venuti a lavorare in Provincia di Brescia, fanno la conoscenza di un gruppo di pacifisti che, quando comincia la guerra in ex Yugoslavia, si impegnano con tutti i mezzi possibili ad aiutare gli amici dall’altra parte dell’Adriatico. Iniziano i convogli umanitari alla città assediata di Zavidovici, mentre a Brescia cominciano ad essere accolte le vedove e i bambini sottratti alla guerra dai pacifisti bresciani e ospitati da centinaia di famiglie in tutto il territorio della Provincia. È la storia del Coordinamento Bresciano Iniziative di Solidarietà, gruppo di volontari che in seguito dà vita alla Ambasciata della Democrazia Locale a Zavidovici.
Questa storia viene bruscamente interrotta nel maggio del ’93 quando uno dei convogli umanitari organizzati da Brescia viene attaccato presso Gornj Vakuf da un gruppo di militari bosniaci. La strage dei pacifisti segna un momento drammatico nel progetto di gemellaggio avviato tra Brescia e Zavidovici. Il gruppo di volontari coinvolto riesce tuttavia a continuare l’impegno umanitario e di sostegno alla popolazione civile bosniaca per tutto il corso della guerra. Quando infine Milosevic, Tudjman e Izetbegovic firmano gli accordi di pace di Dayton, i pacifisti bresciani decidono di continuare il lavoro di cooperazione con la Bosnia riuscendo a coinvolgere anche la Provincia di Brescia e la Associazione dei Comuni Bresciani, istituzioni che avevano già dato il loro apporto nel periodo della guerra aiutando il Coordinamento nella organizzazione della ospitalità alle vedove e ai bambini.
Nell’aprile del 1997 viene inaugurata a Zavidovici la Ambasciata della Democrazia Locale, ufficio sostenuto dal Consiglio d’Europa che ospita una delegazione permanente di Bresciani in territorio Bosniaco. La novità, rispetto alle espressioni della diplomazia tradizionale, è che l’Ambasciata mette in comunicazione tra di loro non Governi ma comunità locali.
Finita la fase della emergenza e degli aiuti umanitari, a Zavidovici si cominciano ad organizzare scambi scolastici (importantissimo il lavoro degli insegnanti e studenti dell’Istituto Moretto), gare sportive (il Vivicittà, sostenuto dall’UISP Bresciano), progetti nei settori della sanità e dell’economia (dove si attiva l’Ente Fiera di Montichiari Mu&Ap).
Quello che però colpisce immediatamente tutti coloro che visitano Zavidovici, è la bellezza del paesaggio che circonda la cittadina. Cresciuta durante il periodo della dominazione Asburgica in Bosnia Erzegovina, tra la fine dell’800 e l’inizio del `900, Zavidovici si trova in una zona completamente avvolta da boschi e foreste. Non a caso gli Austriaci decisero di sviluppare in quest’area una segheria, che col tempo diverrà una delle più importanti fabbriche di lavorazione del legname della ex Yugoslavia: la Krivaja. Oggi, purtroppo, dopo la devastazione della guerra, la Krivaja non riesce a dare lavoro neppure al 40% dei 10.000 impiegati del 1991.
Il ricchissimo scenario naturale contrasta però con la difficile situazione economica: Zavidovici si trova infatti alla confluenza di tre fiumi, la impetuosa Bosna, che nasce a Sarajevo e attraversa tutto il Paese cui dà il nome; il Gostovici, fiume di montagna ricco di trote che prima di gettarsi nella Bosna crea una bellissima sequenza di cascate; la Krivaja, che condivide il nome della fabbrica di legname, teatro di competizioni e gare di kajak in uno scenario che ricorda il Grand Canyon.
Coniugare il problema del dissesto economico con le immense potenzialità che ha il territorio dal punto di vista naturalistico, questa col tempo è divenuta una delle idee guida dell’Ambasciata di Zavidovici. Nel 2000 nasce un intervento nel campo dell’ecologia, insieme ai giovani di tutte le nazionalità presenti nell’area. Per la prima volta dalla fine della guerra vengono organizzate nuovamente escursioni, come alla grotta di Ukrasna, nella zona di Suma (Kamenica), una caverna lunga 36 metri con stalattiti in calcio e carbonio, in cui i giovani di Zavidovici hanno rinvenuto i resti di grandi animali preistorici (Ursus Spelaeus).
Questo primo progetto, complesso, dura diversi mesi: il problema ecologico in Bosnia assume infatti dimensioni totalmente diverse da quelle che ci troviamo a confrontare noi. Mentre è pressoché assente l’inquinamento industriale, esiste purtroppo un inquinamento “bellico” conseguenza diretta dell’ultimo conflitto, che ha seminato il territorio di mine e ordigni di morte.

L’Ambasciata, in collaborazione con la Protezione Civile di Zavidovici, con gli eserciti presenti in zona, con la Croce Rossa e con l’associazione degli alpinisti e speleologi, ha quindi tracciato una mappa di tutti i campi minati esistenti e delle aree di non-sicurezza. Dopo una serie di “giornate dell’ecologia” dedicate all’informazione e alla creazione di infrastrutture per il campeggio, e aver simbolicamente piantato insieme ai giovani di Zavidovici gli “Alberi della Pace” in città, il progetto del turismo può ora iniziare in sicurezza.
Il programma dei sette giorni di vacanza in Bosnia è stato preparato dal Centro Giovani di Zavidovici, insieme alla Comunità Turistica e alla Associazione degli Alpinisti-Speleologi. Prevede escursioni in kajak, gite a Sarajevo e Mostar, esplorazione di grotte naturali, percorsi in montagna oltre naturalmente alle famose grigliate bosniache.
L’ospitalità è offerta a un prezzo oltremodo modico (ma non per questo poco confortevole) da famiglie della zona, mentre tutte le attività sono guidate dai responsabili del Centro Giovani.

Referenti:

Sladan Ilic, Agenzia della Democrazia Locale Omladinska 10, 72220 Zavidovici. Bosnia Erzegovina

Tel/fax: 00387 32 877 008

email: sladjan@bih.net.ba

Tratto da Osservatorio Balcani e Caucaso