15 Aprile 2011 | Romania | turismo culturale

Turisti non a caso.

Turisti non a caso.

 Il viaggio come ricerca-azione per condividere saperi accademici,collettivi ed individuali. Sviluppando in tal modo forme di cultura dinamica che rafforzino le comunità locali e i loro abitanti. Joy Betti, presidente dell’associazione Turisti non a caso, ci presenta un percorso che ha messo in relazione ricercatori, studenti e cittadini provenienti da Italia e Romania.

di Joy Betti – L’obiettivo dell’associazione Turisti non a caso è diffondere la Cultura dinamica. Tale cultura è costituita dalla condivisione dei saperi accademici, collettivi ed individuali evidenziando l’importanza delle percezioni soggettive e riconoscendo il loro contributo come elemento innovativo . Lo scopo di diffondere la cultura dinamica è quello di creare maggiore benessere sociale rafforzando le relazioni tra le comunità. Gli strumenti di ricerca utilizzati sono: il viaggio, il questionario dialogico, interviste dirette e i diari “ emozionali”.

Ogni progetto dei “Turisti Non a Caso “ si articola in tre viaggi. Il primo è detto di “impatto”, perché vi si raccolgono impressioni, sensazioni ed interazioni umane che aiutano a disegnare la mappa da seguire nel viaggio successivo. Il secondo viaggio è detto di ricerca. Tornati dal primo viaggio, i ragazzi rielaborano le esperienze vissute compilando un questionario, sottoposto anche ad un campione di Italiani (200 individui) circa la loro percezione del paese oggetto di studio. La terza e ultima fase del progetto prevede il cosiddetto viaggio di “reciprocità”: uno scambio interculturale che serve ad acquisire una reciproca visione delle due comunità oggetto di studio, in questo caso l’Italia e la Romania.

Il precedente “Viaggio di reciprocità”, effettuato in Romania, si è articolato in due tappe. Nella prima abbiamo ospitato una decina di ragazzi rumeni che hanno compiuto il viaggio di “impatto” sul modello di quelli già fatti da noi nel loro paese. I ragazzi, oltre ad incontrare sociologi, economisti, storici e politici, sono stati dotati di telecamere e diari, i cosiddetti “diari emozionali”, con cui hanno registrato le loro impressioni e percezioni. Questa tappa si è conclusa in Italia con un convegno in cui i partecipanti allo scambio rumeni e italiani, persone incontrate e intervistate durante i tre viaggi, membri di associazioni e alcuni docenti universitari, hanno discusso delle dinamiche di interazione tra i due popoli. Nella seconda tappa i ragazzi romeni ci hanno accompagnati in Romania, per mostrarci ciò che per loro è la cultura romena. Nello stesso periodo sono stati distribuiti i questionari sulla cultura italiana rivolti alla popolazione rumena. Il progetto si sta concludendo con pubblicazioni video e cartacee. Attualmente siamo impegnati a sviluppare il progetto “ Turisti Non a Caso in Marocco”.

Cosa ne pensa l’italiano medio quando si parla della Romania e dei rumeni?

A questo quesito l’associazione Turisti Non a Caso ha cercato di rispondere somministrando a 200 italiani dai 10 agli 80 anni un questionario sulla cultura Rumena. Le immagini ricorrenti, soprattutto nella fascia tra i 19 e i 33 anni, sono quelle dei campi rom, della prostituzione e delle attività correlate alla delinquenza oltre che del mito del conte Dracula. Queste visioni stereotipate rimangono pressoché immutate anche tra gli intervistati delle fasce d’età successive che sembrano però avere un’idea più articolata della situazione socio-economica rumena. La percezione generale, comunque, é quella di un Paese estremamente povero con un’economia quasi esclusivamente agricola e con forti problemi di criminalità.

La visione della donna è associata alla figura della prostituta e della badante; quasi nessuna la concepisce come professionista, manager o come figura che gode di una certa indipendenza economica. I personaggi celebri più citati legati alla Romania sono il dittatore comunista Nicolae Ceausescu, la showgirl Ramona Badescu e il calciatore Adrian Mutu. E’ da evidenziare come l’associazione Romania–microcriminalità tenda ad indebolirsi tra coloro che hanno avuto contatti diretti con i cittadini rumeni ovvero il 35% del campione. Inoltre è da rilevare che circa l’80% del campione è interessato a fare un viaggio in Romania per turismo e per una maggiore conoscenza del paese.

E’ chiaro che con un campione di 200 questionari non ci sono pretese di rigore statistico ma nonostante ciò crediamo che la ricerca rispecchi abbastanza la percezione media che in Italia si ha della Romania, ossia confusa e stereotipata; il questionario in questo caso è stato utilizzato più come strumento di dialogo che come sondaggio vero e proprio. Partendo dall’analisi dei questionari dialogici abbiamo scelto così tre tematiche che verranno affrontate in tre articoli successivi: Percezione della donna rumena, Integrazione della Romania nell’Unione Europea ed Il popolo Rom.

PERCEZIONE DELLA DONNA RUMENA. Il diario emozionale.

Timisoara. Timisoara è timida, Timisoara è donna. Non lo si deduce soltanto dal nome, quello è una conseguenza. La si percepisce costeggiando la sera i muretti di periferia, tutta questa garbata timidezza. Tra un blocco di cemento e il successivo, ancora più imponente, permangono evanescenti zone franche, vuoti d’aria e di materia che chiedono al passante di poter essere riempiti: sono i battiti del cuore, ciò che desiderano, per dare ritmo alla notte silenziosa. Un cane abbaia, un semaforo brilla, strizzi gli occhi e la prospettiva muta: i colori e le forme dei palazzi barocchi tracciano il perimetro della grande piazza. Al centro, i lineamenti sottili di una statua a spirale, come volesse arrampicarsi nel blu, mentre in silenzio ti abbandoni al tempo che fu e che non hai avuto modo di sperimentare, parrucca bianca sul capo e fitta cipria sulle gote, secondo l’etichetta.

Passano ragazze con minigonne dai colori sgargianti, abiti adeguati a valorizzarne i corpi: perfetta forma di armonia tra presente e passato, tra classico e pop, con un pizzico di kitch che male non sta. L’etica del bello esalta i contrasti, si manifesta nei sorrisi disegnati sui volti delle ragazze. Sorrisi timidi, rispettosi, silenziosi, che nascondono placidi segreti e tanta, tanta grazia. Benvenuti a Timisoara, che la pace sia con voi. (dai “taccuini emozionali”, pezzo di Federico).

L’INTERVISTA. Intervista a Mariana Petersel, presidente dell’associazione “ Generatie Tanara” che si occupa di vittime della tratta con sede a Timisoara.

Joy Betti: Secondo la tua esperienza, qual’è la correlazione tra immigrazione rumena in Italia e prostituzione?

M.P.: Credo che si stia assistendo alla terza guerra mondiale, quella dell’l’immigrazione in cui degli “Uomini” strappano alle famiglie ragazzine di 13- 14 anni con il solo intento di sfruttarle, ragazzine che potrebbero essere le loro figlie. Noi lavoriamo con il servizio sociale internazionale, così possiamo cooperare con i diversi paesi che ci inviano richieste di indagini sulle ragazze trovate in strada a prostituirsi.

Il traffico di esseri umani comunque non riguarda più solo la prostituzione: c’è lo sfruttamento dei minori a scopo sessuale ed il lavoro nero. La realtà è che i trafficanti non potrebbero operare se non avessero nell’amministrazione statale qualcuno che li faciliti. Sembra quasi che non ci sia la volontà politica di bloccare questo fenomeno perché è un affare molto redditizio, che produce addirittura più soldi del traffico di droga. Pensate solo a questo: se una ragazza fa 500/600 euro a notte, con dieci ragazze uno sfruttatore può diventare un uomo molto ricco.

Joy: E’ vero che ci sono ragazze che scelgono di prostituirsi liberamente?

M.P.: Le ragazze non nascono prostitute. Ma quando non vanno a scuola, quando non hanno una qualifica professionale, quando in famiglia non sono rispettate, l’unica possibilità di fare soldi è il sesso. Loro non capiscono che questa è prostituzione; capiscono solo che attraverso il sesso, se non succede niente di grave, possono guadagnare soldi. Alcune ragazze si sacrificano per mantenere i fratelli più piccoli che non hanno niente da mangiare. Ho avuto molti casi di ragazze che mi dicono “io non voglio niente, voglio solo aiutare le sorelle più piccole perché possano andare a scuola”. So solo che quando hanno la possibilità di scegliere non scelgono certo la prostituzione.

Joy: Discutiamo sulla libertà di prostituirsi…

M.P.: Per i diritti dell’uomo io devo difendere coloro che vogliono prostituirsi. Il mio obbligo è chiarire loro che in Italia la legge punisce questo tipo di attività. Ma in realtà il problema non è l’atto di prostituirsi in sé ma se la ragazza è sfruttata oppure no e se i soldi che guadagna sono suoi oppure sono soldi destinati agli sfruttatori. Poi dobbiamo parlare del mercato che è formato dalla richiesta e dall’offerta e quando c’è richiesta l’offerta si trova.

Joy: … e l’istituzione matrimonio?

M.P.: Dobbiamo riflettere anche sui motivi del fenomeno della prostituzione facendo la radiografia dell’istituzione matrimonio. Il matrimonio è probabilmente l’istituzione che è più contro il diritto dell’uomo.

Joy: In che senso?

M.P.: Nel senso che gli uomini in casa non si confrontano ma vogliono che il partner faccia quello che loro vogliono che faccia. Non lasciano il partner libero di decidere sulla propria vita. Inoltre i bisogni sono diversi; gli uomini hanno fantasie diverse, ci sono vari problemi che ignoriamo volutamente. La chiesa dice che è così che deve essere e noi accettiamo acriticamente. Così il venerdì l’aeroporto si affolla di italiani che vanno a prostitute. Poi domenica mattina gli italiani ritornano a casa mentre le mogli aspettano in chiesa a pregare. Siamo ipocriti.

Joy: Cinque parole per descrivere la Romania.

M.P.: La Romania è bella e piena di risorse, senza una legislazione in grado di sviluppare il paese. Le risorse economiche sono nelle mani di una minoranza che si arricchisce mentre la maggioranza, a cui sono destinate le briciole, non riesce a fare sentire la sua voce e difendere in propri diritti.

Il dato. Le vittime di tratta per scopi sessuali giunte sul territorio italiano tra il 2000 e il 2007 sono stimate in circa 80.000. Oltre 54.000 hanno raggiunto in qualche modo i servizi sociali, legali, sanitari presenti sul territorio. Attualmente (31 dicembre 2007) presenti sul territorio sono stimate circa 25-30.000 donne prostitute secondo alcuni, 20-40.000 secondo altri. Metà di queste è ancora sulla strada, l’altra metà ormai ha scelto come luoghi di incontro la casa, il pub, il giardino, il night, e come strumenti di appuntamento il telefono e internet. Sessantuno sono i paesi di origine delle persone vittime di tratta, nel 99,9% donne, che hanno beneficiato dei permessi di soggiorno per protezione sociale. La stragrande maggioranza delle donne, però, pari all’ 80%, proviene da cinque nazioni: Nigeria 23,3%, Romania 18,7%, Moldavia 15,1%, Albania 12,2% e Ucraina 10,2%. Guardando i dati delle procure, vediamo che le vittime riconosciute, oltre che italiane, sono donne provenienti da 25 Paesi del mondo, con una priorità statistica tra il 2004 e il 2007 di donne provenienti dalla Romania, dall’Albania, dalla Nigeria.

Dal 2005 è apparsa sulla scena delle vittime di tratta al terzo posto donne e minori provenienti dalla Cina. Nel 2006 e 2007 è forte la presenza di vittime dalla Macedonia e dalla Serbia-Montenegro (oggi Serbia). Guardando i 402 rimpatriati tra il 2001 ed il 2007 vediamo che le vittime riguardavano 39 Paesi: 241 sono state rimpatriate in 38 Paesi e 252 nella sola Romania. Donne politica e occupazione. Nel 1980 il numero di donne impegnate nella vita economica del paese era 3 volte maggiore rispetto agli anni 60 e superava di 12% il tasso medio dei paesi “capitalisti”. Attualmente le donne rappresentano il 48% delle forza lavoro: il 32,8% sono casalinghe, il 14% lavoratrici, il 3,7% disoccupate, il restante 1,2% è rappresentato da lavoratrici autonome. Nella vita politica le donne rappresentano l’11.3% al parlamento e il 5.8% al senato. La media negli altri paesi europei è del 24% e il 31% nell’Unione Europea.

Curiosità.

Herta Müller (Nischidorf 17 agosto 1953). Vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2009, è nota per aver scritto alcuni libri sulle condizioni di vita in Romania durante la dittatura di Nicolae Ceausescu.

Sofia Ionescu Ogrezeanu (25 aprile 1920 – 21 marzo 2008). È stata la prima donna neurochirurgo. Ha lavorato 47 anni presso l’Ospedale neurologico di Bucarest. Nel 1944 fa il primo intervento neurochirurgico. Nel 1970 scopre di essere l’unica donna specializzata in neurochirurgia in quanto una delle moglie dello sceicco di Abu Dhabi necessita di un intervento neurochirurgico effettuabile solo da una donna medico. Finisce la sua carriera nel 1990 a causa di problemi alla vista.

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