17 Maggio 2011 | Romania | turismo culturale

Turisti non a caso – seconda parte.

Turisti non a caso – seconda parte.

 di Joy Betti – Il viaggio come ricerca-azione per condividere saperi accademici,collettivi ed individuali. Sviluppando in tal modo forme di cultura dinamica che rafforzino le comunità locali e i loro abitanti. Joy Betti, presidente dell’associazione Turisti non a caso, ci presenta un percorso che ha messo in relazione ricercatori, studenti e cittadini provenienti da Italia e Romania.

di Joy Betti – L’obiettivo dell’associazione Turisti non a caso è diffondere la Cultura dinamica. Tale cultura è costituita dalla condivisione dei saperi accademici, collettivi ed individuali evidenziando l’importanza delle percezioni soggettive e riconoscendo il loro contributo come elemento innovativo . Lo scopo di diffondere la cultura dinamica è quello di creare maggiore benessere sociale rafforzando le relazioni tra le comunità. Gli strumenti di ricerca utilizzati sono: il viaggio, il questionario dialogico, interviste dirette e i diari “ emozionali”. Ogni progetto dei “Turisti Non a Caso “ si articola in tre viaggi. Il primo è detto di “impatto”, perché vi si raccolgono impressioni, sensazioni ed interazioni umane che aiutano a disegnare la mappa da seguire nel viaggio successivo. Il secondo viaggio è detto di ricerca. Tornati dal primo viaggio, i ragazzi rielaborano le esperienze vissute compilando un questionario, sottoposto anche ad un campione di Italiani (200 individui) circa la loro percezione del paese oggetto di studio. La terza e ultima fase del progetto prevede il cosiddetto viaggio di “reciprocità”: uno scambio interculturale che serve ad acquisire una reciproca visione delle due comunità oggetto di studio, in questo caso l’Italia e la Romania. Il precedente “Viaggio di reciprocità”, effettuato in Romania, si è articolato in due tappe. Nella prima abbiamo ospitato una decina di ragazzi rumeni che hanno compiuto il viaggio di “impatto” sul modello di quelli già fatti da noi nel loro paese. I ragazzi, oltre ad incontrare sociologi, economisti, storici e politici, sono stati dotati di telecamere e diari, i cosiddetti “diari emozionali”, con cui hanno registrato le loro impressioni e percezioni. Questa tappa si è conclusa in Italia con un convegno in cui i partecipanti allo scambio rumeni e italiani, persone incontrate e intervistate durante i tre viaggi, membri di associazioni e alcuni docenti universitari, hanno discusso delle dinamiche di interazione tra i due popoli. Nella seconda tappa i ragazzi romeni ci hanno accompagnati in Romania, per mostrarci ciò che per loro è la cultura romena. Nello stesso periodo sono stati distribuiti i questionari sulla cultura italiana rivolti alla popolazione rumena. Il progetto si sta concludendo con pubblicazioni video e cartacee. Attualmente siamo impegnati a sviluppare il progetto “ Turisti Non a Caso in Marocco”.

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Stereotipo: Rom-Delinquenza. L’esito del questionario dialogico.

L’immagine più ricorrente, soprattutto nella fascia tra i 19 e i 33 anni, è quella dei campi rom. Queste visioni stereotipate rimangono pressoché immutate anche tra gli intervistati delle fasce d’età successive che sembrano però avere un’idea più articolata della situazione socio-economica rumena. La percezione generale, comunque, é quella di un Paese estremamente povero con un’economia quasi esclusivamente agricola e con forti problemi di criminalità.

Il diario emozionale

Bucarest, Ceacescu e i suoi abitanti…

Bucarest parla della megalomania di Ceacescu e del conseguente eccessivo sfarzo suo e di sua moglie. Bucarest parla però anche di un popolo che, unito, ha superato paure accumulatesi in 25 anni di dittatura. Questo pomeriggio andremo a vedere il Palazzo del Parlamento, ironicamente chiamato “Casa del Popolo” perchè in realtà rappresenta il più imponente sfoggio delle ricchezze dell’ex leader.

È un edificio di 12 piani, composto da 3100 stanze lussuosamente decorate. Quando sarò lì dentro con lo sguardo su di un lampadario di cristallo di 2,5 tonnellate e il pensiero rivolto a tutti coloro che in quei tempi si sono ritrovati senza un tetto perché costretti a pagare i vizi di Ceacescu, credo che mi saranno di conforto le semplici parole di un taxista di Bucarest che nel raccontare di quello che è stato ha aggiunto: “Questa è storia, è qualcosa che è successo e che bisogna ricordare, così come all’epoca c’era stato un Nerone e noi continuiamo a ricordarlo”. La sua voce era priva di tragicità.

Credo che questa sia una grande testimonianza perché, se da una parte questo atteggiamento potrebbe essere la conseguenza di un immenso trauma a cui è difficile dar voce, dall’altra significa anche, secondo me, che in quest’uomo c’è la saggezza di chi ha avuto la forza di superare il dolore e l’energia di aprire una nuova porta illuminando il capitolo della propria storia e del proprio Paese. Questo, assieme al desiderio di raccontarsi e di condividere battute e sorrisi, è ciò che ho sentito nell’animo rumeno, e non desideri di vendetta, odio e frustrazioni o ben altro che noi italiani conosciamo bene per sentito dire dalle televisioni.

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L’intervista. Intervita a Ciprian Necula, giornalista rom di nazionalità rumena a Bucarest.

Turisti non a caso: Innanzitutto vorremmo sapere qualcosa a proposito del suo ruolo di attivista e non solo di giornalista per i diritti dei rom.

Ciprian Necula: Oltre ad essere giornalista, analista e attivista sociale, ho dato il mio contributo per alcune delle campagne contro i pregiudizi ed i problemi sociali legati alla xenofobia. Ho collaborato alla produzione di un programma televisivo per una rete pubblica di Bucarest, protestato contro le norme di sicurezza che prevedevano la registrazione delle impronte digitali dei cittadini rumeni residenti in Italia.

Sono stato anche con una decina di giornalisti sempre in Italia, travestito da rom, per cogliere le reazioni degli italiani al fenomeno “gypsies” e per comprendere qual è il livello di razzismo che normalmente si colloca all’interno di alcune frasi stereotipate: naturalmente abbiamo scoperto che ci sono un bel po’ di inesattezze. Primo oggetto della mia indagine è stato il sistema d’informazione mediatico italiano che anche agli occhi di un osservatore straniero appare chiaramente controllato da Berlusconi. È impressionante come il potere veicolato attraverso i media abbia obnubilato la mente degli italiani che continuano a sostenere, vedi la sua rielezione, il governo attuale. É impressionante e ricorda tristemente l’America di George W. Bush.

Ovviamente non tutti i media trattano allo stesso modo il caso dei Rom e dei Rumeni; non è nelle mie intenzioni generalizzare ma voglio allo stesso tempo chiarire i miei stereotipi sull’Italia. Gli italiani votano Berlusconi e solo il 18% di loro legge i giornali. Tutto ciò, a mio avviso, è vergognoso! Soggiornando in Italia e parlando con la gente dei Rom o degli Zingari, come a volte vengono chiamati da voi, mi sono accorto di quanto la gente sappia poco, pochissimo oserei dire. Li descrivono semplicemente come accattoni e ladri senza alcuna eccezione. In Italia ci sono Rom chiamati Sinti, i famosi giostrai, che vi risiedono da generazioni. Ci sono Rom giunti dalla Jugoslavia che vivono in Italia da circa 13 anni e la cui presenza è considerata ora piuttosto normale; ci sono adesso nuove ondate di Rom che arrivano dalla Romania, dalla Bulgaria e dalla Moldavia. Tutti questi gruppi eterogenei vengono semplicemente definiti Zingari e considerati da voi Italiani, senza troppi complimenti, dei criminali.

Non è già abbastanza per voi questa generalizzazione sulla Romania? Potrei elencare un sacco di stereotipi sull’Italia. Cos’è l’Italia per un rumeno? Mafia, calcio e pizza precisando che quest’ultima ha raggiunto fama mondiale non certo grazie a voi ma grazie agli Americani.

TNC: Capisco. Il grande problema è quello di generalizzare sulle persone…

C.N.: Direi di etichettarci come gruppi di persone.

TNC: Quando sei stato in Italia hai notato delle differenze nelle reazioni della gente?

C.N.: Innanzitutto eravamo vestiti in modo stereotipato, con dei grossi anelli. In Romania ci avrebbero guardati con sospetto, qualche tassista sicuramente ci avrebbe negato il passaggio. In Italia è stato diverso; eravamo a Napoli… conoscete il posto no?…sporco, immondizia, camorra… un posto singolare! La gente ha reagito molto positivamente, per la serie “Toh! Guarda questi spagnoli flamenchi”.

Quando poi abbiamo chiarito loro le nostre origini, qualcuno ha detto: “ma come, siete zingari e siete educati? Ma va, non è possibile. Voi siete educati, gli zingari invece non lo sono”. In questo caso lo stereotipo era diverso, basato più sul livello culturale che sociale. In Romania sono riconosciuti per il modo di vestire, la musica che ascoltano, l’architettura delle loro case mentre in Italia i gypsies sono etichettati come tali per quello che fanno, fornendo così una generalizzazione su di un’intera popolazione; ho notato anche che in Italia qualcuno confonde i marocchini con i gypsies secondo il solo criterio scuro = mendicante.

Abbiamo analizzato non solo le reazioni della gente comune ma anche quelle delle autorità e posso dire di aver visto un corpo di polizia peggiore di quello rumeno, per quanto qui in Romania le autorità siano poco considerate e il sistema poco efficace ma migliore dal punto di vista organizzativo.

Image and video hosting by TinyPicTNC: Quindi cosa ne pensi della cultura italiana?

C.N.: “Quale cultura? Sarebbe bello se davvero aveste una cultura.” Rispose così un tale a cui chiesero cosa ne pensava della cultura occidentale. Non si può parlare di una cultura tout court. In Italia avete molte influenze, molte nuove culture che si stanno sviluppando, più che in Romania; siete, come dire?… più colorati. C’è un vasto gruppo di persone che ha portato in Italia nuove prospettive… qui ad esempio non si vedono molti africani, di sicuro ce ne sono di più in Italia.

La Romania ha appena iniziato a credere che possa esistere una Romania “nera ” da quando, ad esempio, in alcuni programmi televisivi sono comparsi i primi rumeni di colore. Per quanto riguarda la cultura… di sicuro ci sono italiani famosi nel mondo per ciò che fanno nel campo della musica, dell’arte e della letteratura ma ho anche conosciuto italiani che pur vivendo a Roma non hanno mai visitatato il Colosseo. Com’è possibile? Io sono stato in Italia soprattutto per questo: per visitare i posti che meritano e completare la mia cultura europea.

Voi avete un sacco di potenziale, molti turisti…ma ho paura che gli italiani abbiano perso di vista il meglio dell’Italia. Le loro origini per esempio. Tutto questo influisce sulla storia. Avete avuto Mussolini e adesso ne avete scelto un altro che opera nello stesso modo. Questo è un segnale e mi chiedo se gli italiani abbiano questa consapevolezza. Fanno mai riferimento alla loro storia ed alla loro cultura? Di sicuro tutto dipende da cosa si intende per cultura e per me la cultura non è altro che un modo di vivere.

TNC: Cosa pensano i rumeni dei loro connazionali che vivono in Italia?

C.N.: In Romania tutti pensano che nessuno sia migliore di loro e questo tipo di nazionalismo senza sfumature razziste è uno dei frutti della nostra storia. Pensano che l’Italia sia bella ma non più della Romania. Il vero conflitto culturale nasce quando i rumeni considerano gli italiani fortunati perchè apprezzano quello che hanno. In Spagna ad esempio c’è stato un programma di competizione canora dove si sceglieva il cantante migliore. Il vincitore, un rumeno, è diventato l’orgoglio nazionale ma se questa competizione si fosse svolta in Romania e avesse vinto lo stesso personaggio certamente costui non avrebbe ricevuto lo stesso consenso. Perché questo? Perché non apprezziamo le persone del nostro posto, non crediamo alla gente di qui, crediamo esclusivamente a quello che gli altri dicono di noi; se in Italia mi apprezzano, in Romania sarò un star; se in Italia mi incolpano di qualcosa, qui lo faranno con più convinzione. Ancora più singolare è la considerazione che i rumeni residenti all’estero hanno dei loro connazionali, definendoli pigri e sporchi. Tornando al nazionalismo rumeno quindi, non parliamo di un nazionalismo cieco, non parliamo dell’orgoglio di essere rumeni; parliamo dell’avvilente e demotivante constatazione di non essere mai stati padroni di noi stessi. TNC: Perché pensi che i rumeni credano che chiunque sia migliore di loro?

C.N.: Analizzando la nostra storia non è difficile immaginarne il motivo. La Romania è stata sotto l’impero turco, poi sotto quello Austro-Ungarico. Ha subìto il dominio degli slavi, dei tedeschi e dei comunisti ed ora della Unione Europea. La Romania non ha mai governato la Romania, siamo sempre stati più deboli degli altri. Potrei concludere affermando che esistono due tipi di mentalità politica: quella dei padroni e quella degli schiavi. Bene, noi possediamo quella degli schiavi.

Image and video hosting by TinyPicTNC: Le cause sono legate a questioni economiche?

C.N.: Non credo… ovviamente la Romania non è esclusivamente così, ci sono anche rumeni fieri del fatto di essere rumeni. Benché questo sia un approccio di destra, non è un nazionalismo di estrema destra, non è nemmeno nazionalismo di tipo francese, o quello della lega nord. Il nostro nazionalismo è una specie di mix tra nazionalismo di destra, di sinistra e nazionalismo ereditato forse anche dal comunismo.

Curiosità.

C.N.: Anche noi rumeni abbiamo i nostri eroi: Eimnesku, per esempio, comunista ed antisemita del 19 secolo. Sui libri si leggono di lui solo notizie positive e adesso è un eroe nazionale; non molta gente sa che era un violento nazionalista. Abbiamo anche avuto persone distintesi per buone cause come il dottor Paulesku, scopritore dell’insulina. Costui salvò moltissime persone ma non gli fu attribuito nessun riconoscimento, anzi, ad essere premiati per la stessa invenzione furono due canadesi e Paulesku rivendicando la sua scoperta non fu creduto.”

Il dato.

Nell’ultimo Dossier Caritas Migrantes (ottobre 2010), a proposito di luoghi comuni sfatati, si conferma che non esiste alcun nessun nesso tra aumento degli stranieri e aumento delle denunce: tra il 2007 e il 2009 calano del 13,5% le denunce nei confronti degli immigrati (sia regolari che non): nello stesso periodo i soli stranieri residenti crescono del 25%. Confermato anche il dato che il tasso di criminalità dei regolari è sostanzialmente appaiato a quello degli italiani. Particolare il caso di Roma, dove in tre anni la popolazione straniera regolare è cresciuta del 62%, le denunce contro regolari e irregolari del 6,8%. ?Addirittura, è eclatante il caso romeno: +142% di presenze, -13% di denunce.

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