Sabato 1 maggio, la nostra associazione propone la visita ai siti dei campi di concentramento di Gonàrs e Visco, in Provincia di Udine. Realizzati dall’Italia fascista rispettivamente nel 1942 e 1943, furono destinati in larga parte a civili sloveni e croati deportati dalle nostre autorità durante la Seconda Guerra Mondiale.
Cliccando https://www.viaggiareibalcani.it/proposte/memorie-italiani-brava-gente/ potete leggere il programma di visita e, se lo desiderate, potete contattarci per partecipare all’iniziativa.

Nel frattempo raccogliamo l’appello dell’associazione amica Terre sul Confine, che invita tutti a visitare il sito internet dedicato al campo di Visco il 25 aprile. Qui di seguito il testo, che tratteggia la complessa vicenda storica del luogo e si rammarica per la sua mancata valorizzazione da parte dell’amministrazione comunale.

IL 25 APRILE TROVIAMOCI SUL SITO campoconcentramentovisco.altervista.org

I campi di concentramento fascisti per gli Jugoslavi sono ancora malamente conosciuti in Italia. Realizzati dopo la occupazione italiana della Jugoslavia – iniziata il 6 aprile 1941 -, oggi attirano l’attenzione di un sempre maggior numero di studiosi. È una pagina che la pubblicistica ha indagato in ritardo e spesso in maniera reticente: dell’esistenza dei campi non parla alcun manuale di storia per le scuole.

A Visco, provincia di Udine, si conserva nei suoi tratti essenziali uno di questi luoghi di vergogna e dolore: l’ex caserma “Luigi Sbaiz” di Borgo Piave. Più di 4.000 persone, compresi bambini, vecchi e donne (i morti furono 25), vi furono rinchiusi in tende, baracche e padiglioni in muratura, dal febbraio al settembre 1943. Era circondato da filo spinato, terribile emblema della detenzione che dominava tutti i reparti del campo.

Ingresso del Campo di concentramento, ex Caserma Sbaiz. Foto LB

L’Associazione “Terre sul Confine” di Visco rivolge un appello a chi appoggia l’idea di valorizzare il campo, invitando a visitare il sito internet campoconcentramentovisco.altervista.org nella data significativa del 25 aprile.
La visita in questa data basilare per la storia d’Italia sarà un segno di solidarietà per la salvezza e la valorizzazione del campo.

Il significato del luogo non deriva solo dall’avere quasi intatta l’ossatura del campo; ma anche dal custodire la memoria di essere stato – nel corso della Grande Guerra – l’ospedale attendato più grande d’Italia, con oltre 1.000 posti letto in tenda. Vi morirono più di 500 soldati italiani e austroungarici e una quarantina di civili della Contea di Gorizia e Gradisca. Dal 1917 al 1923 fu campo profughi per gli sfollati dai paesi lungo la linea del Piave. Tra il 1943 e il 1944, fu deposito della Wehrmacht (oggetto di una spettacolare azione partigiana della GAP) e nel 1947 vi furono stanziati i carabinieri e i finanzieri che andarono a riprendere possesso di Gorizia. Poi, fino al 1996, fu caserma che vide prestare il servizio militare di oltre 30.000 giovani di tutta Italia.

La caserma sorge nell’ex terra di nessuno sul confine che per secoli e secoli ha segnato il passaggio tra Venezia e il mondo slavo, tedesco e ungherese; e poi, dal 1866 al 1915, tra il Regno d’Italia e l’Impero austroungarico.

Vista esterna delle strutture dell’ex Caserma Sbaiz. Foto LB

Ora,  vincolato dalla Soprintendenza nel suo cuore logistico per il suo alto e significativo valore storico, è lasciato cadere. Il Comune non ha utilizzato i 20.000 euro stanziati dalla Regione Friuli-Venezia Giulia (sia dalla Giunta di Centrosinistra, che dall’attuale di Centrodestra) per un concorso di idee volto alla sua valorizzazione.

Troviamoci sul sito del campo! Testimonianza per non dire… io non sapevo!

Prof. Ferruccio Tassin
Coordinatore Associazione Internazionale “Terre sul Confine” di Visco (UD)

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